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Come i capponi di manzoniana memoria!

E' proprio e soltanto un consolidato malcostume a spingere i nostri “politici” locali a comportarsi come i famosi capponi di Renzo che,  pur trovandosi uniti nella sventura, pensavano a beccarsi ed ognuno si ingegnava per avere la supremazia sull'altro.

Nulla è meglio dei rimandi alla letteratura classica per riappropriarsi del senso delle cose che ci circondano: Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all'in giù, nella mano d'un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l'alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

Ma erano pur sempre quattro pennuti che servivano ad acquietare l'ingordigia  di qualche signorotto del luogo. I “politici” nostrani, sempre a guisa dei capponi, quale “manovratore esterno” devono compiacere con queste lotte intestine che non hanno mai fine?

Questi conflitti, in verità, sono straordinariamente comuni nella nostra società, che ha perso riferimenti e punti cardinali in molti ambiti, e vanno anche oltre la stantìa espressione della "guerra tra poveri". Abbiamo, però, il dovere di  riflettere su questo strano comportamento, che ci vede,  così spesso, più pronti a cogliere gli elementi di differenza e di discordanza, piuttosto che ad intercettare e valorizzare quelli che uniscono.
Chissà perché, prevale sempre la tendenza ai vari "distinguo", spesso assolutamente pretestuosi.  Forse perché amiamo farci del male; forse perché è più facile distruggere che costruire; forse perché si ascoltano cattivi maestri, che in realtà perseguono un diverso disegno politico. Forse perchè tutto fa brodo per delegittimare e logorare l'esistente. Forse perché per qualcuno oggi fare politica non significa realizzare qualcosa, ma fare in modo che gli altri non realizzino niente!

 E così, quasi ogni settimana, Solofraoggi “ospita” pensieri “capziosi” o filastrocche “al veleno” di vari personaggi locali che pensano, in questo modo, di fare politica. Con i metodi di sempre: tentando di mettere in cattiva luce quello che si è scelto come “nemico” politico e non come avversario. Ed allora è tutto un florilegio di invettive, accuse, diffamazioni velate, denunce di presunti errori o mancate realizzazioni. Un lungo elenco di cose non fatte, di promesse non mantenute, di decisioni avventate, di comportamenti clientelari e così via. Mai un’analisi pacata, un tentativo di confronto, un cenno di distensione. Sempre col fucile spianato, aspettando l’errore dell’altro per ergersi a censore e criticarlo ferocemente. Per dimostrarne l’incapacità! Senza però  prospettare alcuna valida soluzione ai problemi. Solo critiche distruttive! E’ questo quello che chiamano “fare politica” da queste parti: critiche a pioggia da un lato, muro di gomma dall’altro! Ognuno si sente depositario della verità. A nessuno sorge il pur minimo dubbio sulla validità o meno delle sue idee e del suo operato. TUTTI INFALLIBILI!   Il bello è che i “contendenti” si conoscono da una vita: nei piccoli centri si cresce insieme, ci si incontra tutti i giorni. All’improvviso poi, forse per spirito di protagonismo, si diventa così nemici da non riuscire a parlarsi più. A scambiare un’opinione. A confrontare un’idea, un pensiero. A sperimentare un accenno di collaborazione, nonostante le diverse “appartenenze politiche”. GIAMMAI! Si decide di essere NEMICI e basta! La voglia di distinguersi, di puntualizzare, di prevaricare furbescamente, di contendere, di aggredire, di usare prepotenza, sembra superiore a qualsiasi altra.

 Sembra che anche il nostro tempo sia intenzionato a condurre la gente a seguire proprio il comportamento dei  quattro capponi di Renzo… ed a condividerne la sorte.

Così, mentre il paese langue, i capponi, che non si rendono conto di essere nelle mani di malumori molto più grandi di loro, finiscono per prendersela con gli altri compagni di sventura e non riescono a capire che se la nave affonda, non è che ci si salva solo per essere rimasti ad ascoltare l'orchestrina che ha continuato a suonare o perché si è preso il biglietto di prima classe. Sarebbe auspicabile, perciò, che i “duellanti” deponessero le armi e si parlassero a viva voce, non dai giornali o dai palchi. Si sedessero da “bravi concittadini”, l’uno di fronte all’altro, e dialogassero. Senza la presunzione di essere l’uno migliore dell’altro. Non è indispensabile essere in guerra con qualcuno o fissare una gerarchia di potere. Bisogna mettere da parte le vecchie logiche dei cattivi maestri sul modo di amministrare Solofra: c’è necessità di uno spirito NUOVO! Veramente NUOVO!        Non ci vuole coraggio per trovarlo, ma solo INTELLIGENZA!

 

P.S.: Sia ben chiaro che chi scrive non prende le parti di NESSUNO! Esprime SOLTANTO delle personalissime opinioni, condivisibili oppure no, in piena LIBERTA’!

                                                                                                                  Captain  Hook

 

 

 

 

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