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Tra slogan, proverbi e ingiurie: quale politica di servizio?

Con queste premesse, sbandierate in una campagna elettorale che non avrà mai fine, succulenta ( pranzi e cene a spese di chi?) e prodiga di polemiche che ne scatenano altre e ritornano alle prime per cominciare daccapo, la  giostra politica, anche questa volta, il servizio ce lo fa.  Perché sono sempre gli stessi che conducono il gioco (!!!); e perché noi da  decenni abbiamo constatato la loro incapacità, eppur li votiamo;  e, soprattutto, perché termini solidi come dignità, pudore, legalità, sono stati espropriati, o, per usare un termine in voga, sbancati. Pur tuttavia, come naufraghi attaccati ad una rudimentale zattera sbattuta dai marosi, rincorsi da mandati di arresto, di perquisizione e mandati…al diavolo,  nostri politici  e lor parenti, pigliati nella rete, ostentano serenità. E già, il gruzzolo lo tengono al sicuro in qualche paradiso fiscale  e se tutto va male per se stessi, la famiglia rimane straricca ed una carcerazione domiciliare non è la fine del mondo, se e quando sarà. E poi, se sono sereni, è pur sempre una vittoria della scienza, considerando che si sono consumati vagoni del più  noto antidepressivo  per quel risultato, non sempre raggiunto. Ma, per carità, non ci turbiamo il sonno per questo o quel personaggio che di  politico ha ben poco: soltanto una carta d’appoggio per chi riteniamo migliore tra i peggiori (la ricerca è ancora infruttuosa), ma basta e avanza, non meriterebbero nemmeno quei pochi istanti che impieghiamo per segnare una croce; lo facciamo  giusto per dovere civico. Prendiamola a mò di telenovela col piglio colorito, in agrodolce; come al solito, insomma, tanto sappiamo come va a finire: con un nulla di fatto. Il futuro sarà più di lotta che di governo, dicono gli esperti. E, proprio perché circondati da tante facce della stessa ipocrisia, ci sforziamo di immettere un po’ di aria salubre che possa ossigenare mente e cuore.

Quante volte  capita di avere poco feeling con una persona, solo perché abbiamo idee discordi, o  perchè  ci  appare in penombra, o più semplicemente perché riscontriamo qualche anomalia nella comunicazione. Siamo strani, noi uomini, e vorremmo che tutto procedesse come la pensiamo  in quel momento. Poi, un bel giorno t’accorgi che un Bersani, di cui non sei simpatizzante,  si presenta come un accanito tifoso della tua squadra del cuore, come un acceso fan del tuo cantante preferito, come un padre di famiglia quale pensi di essere tu, con un titolo di studio uguale al tuo, con un’aspirazione giovanile che la politica gli ha negato, ma tu, che non ti sei interessato di politica, hai coltivato. Eppure, non lo digerivi per capriccio, o perché era subentrato a Franceschini, gonfio d’ardimento e traboccante di grazia giovanile, che nell’immaginario lo raffiguravi  ad  Edmond Dantès, conte di Montecristo. E ancora oggi, non ti garba perché saluta la folla alla maniera del redivivo Prodi, di cui  ha lo stesso faccione che, unito a quello eternamente rubicondo della Bindi,  ricordano tanto ”I tre  porcellini”, fiaba che non ti è simpatica, da quando il  nipotino Giovanni ti ha fatto scoprire le avventure di Mister Bean  a cartoni animati e non.

Bersani, dicevo, per il quale avrei voluto cimentarmi a scrivere un libellus con incastri di parole e brevi periodi che spaziano tra detti popolari e motti arguti. Lui  certamente l’avrebbe gradito per la ricaduta positiva  sull’ ultima settimana di interviste, così senza pensieri, visto e considerato che tra “ polvere sotto i tappeti -  sbraniamo questo, codesto e quello - guardiamoci negli occhi, e non lassù - voi suonate le vostre trombe, noi suoniamo le nostre  campane  -  i montiani somigliano ad un autobus - con Monti si, ma senza se e senza ma -   favole mie e favole tue”, stava alquanto in sofferenza di  proverbi, aforismi e metafore, proprio ora che serviva  tacitare l’operazione “fatti più in là”, richiesta a più riprese per le  vicende bancarie a noi note, a lui arcinote. Ma, constatata tanta unità d’intenti,  io non mi sarei fatto pregare a spedirgliene uno, di libretto, con dedica e  posta prioritaria. Certo che l’aspirante premier del PD rischia di rimanere tale per le quotazioni al ribasso e l’inevitabile sorpasso del Cavaliere, che ha scalciato qualche vecchio ronzino e monta un purosangue allenato. Se si fosse  sbarazzato anche, e soprattutto, della  diva ( ma chi ?) di Viale Trastevere, gli avrei cantato, sulle note di “ Anche per te” di Lucio Battisti, un sonetto in endecasillabi, al modo della solennità di un testamento. Egregio Presidente Berlusconi, in una tua impresa edile avresti mai nominato progettista un aiutante fornaio e non un architetto? In seguito a quella   sciagurata idea, ti rendi conto oggi che cosa avvolge la nostra scuola, svuotata, contestata e rigettata?  Montezemolo, per esempio, non avrebbe mai ingaggiato per collaudatore della Ferrari, chi non era riuscito a superare l’esame di guida. Temendo una ricaduta, difficilmente, caro Cav., ti concederanno l’esame di riparazione e tanta parte della Scuola non ti accoglierà tra i banchi, “ ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse”! Comunque ,  visto che non ci arrivano e mai hanno capito, questi benedetti ( da chi?) protagonisti della politica nostrana di fede antiberlusconiana, per equità è nostro dovere suggerire che ogni tanto il Cav. volutamente le spara a raffica per distrarre l’avversario, fargli perdere la concentrazione e mettere  addosso  ansia, ed i polli  (pardon,  ma è più efficace) ci cascano.  Bersani lo sa benissimo, ma ci casca lo stesso, come  i più euforici che, pur di apparire in primo piano, ripetono meccanicamente le bordate e così pensano di aver assolto il compito, e mai s’accorgono del gioco ad eliminazione abilmente condotto dal Berlusca. Lo ricordate il portavoce di Di Pietro? Io pure ! Lo tenevano, quel Donadi, solo a puntualizzare e polemizzare sul fuoco che divampava negli schieramenti avversi all’ex PM ( se ci sei batti un colpo!), invece di correre coi secchi d’acqua in casa propria, dove le fiamme erano più alte. Quanto languore tra  tutti quelli che si son trovati a girare attorno ai vecchi volponi e poi , amaramente,  si sono accorti di essere stati ripudiati anche dalle trasmissioni satiriche! Il Cavaliere, da consumato maestro, riesce a dirigere  l’orchestra italiana di quella parte politica  che non lo ama e farle  intonare la stessa musica dall’Alpi alla punta estrema della Calabria, isole comprese. Un solo coro fa eco tra cime innevate , valli e pianure : per il bene del Paese, imbucate la scheda elettorale segnando il simbolo della trasparenza, della legalità, della moralità, della fuga…… per la libertà. E mai riflettono, i suoi avversari, su questi  termini che da tempo immemorabile non appartengono  al loro vocabolario che  s’è sempre più arricchito di nomi cognomi e soprannomi, riesumati o presi addirittura a prestito da altre lingue e culture, e…….. “ Dio v’insegni come” ammettere che per anni avete dato  lezioni di onestà, rivelatesi, poi, aberranti o almeno ambigue. Aspettiamo il confronto a tre che concluderà la campagna elettorale, e meno male che il prof. parlerà per primo, quando saremo in attesa della Piedigrotta del Cav. che ci farà rinascere dal torpore e potremo, poi, gustare Bersani  (speriamo di capirci qualcosa), che, giustamente, deve immettere nel circuito un po’ di battute, ma solo quelle. Fortuna che non è un quadrangolare, perché la sola presenza di Grillo avrebbe avuto effetti da Parkinson per i politici di razza, con l’immancabile standing ovation a favore del comico, che da quando è sceso in politica ha fatto capire da che parte sta la comicità vera e commovente. Ma Grillo non sarà della partita ( per sua volontà). Si dubita, però, fortemente che piazzisti nostrani e franco-tedeschi benediranno la “disfida” televisiva .

Chi poteva far fuoco e fiamme in questa deprimente campagna politica, era Oscar Giannino, ma non ha usato del tutto la sua arguzia. Doveva piazzare nel suo schieramento due grossi  calibri, del tipo di Giurato e Mughini. Altro che i tre compari suonatori. Con l’immancabile  folclore avrebbero sbaragliato il campo ed attirato dalla loro parte almeno gli indecisi (che sono tanti); tutti gli astensionisti (che sono di più) avrebbero fatto la fila,come succede ai bagarini quando gioca il Napoli  conla Juve.

 Vinca il migliore? No! Vinca chi ha ancora un velo di coscienza italica.Vinca chi non considera “l’altrui voglia una legge per il suo popolo; il destino della sua gente, un segreto d’altrui; vinca chi non porterà la sua terra a servire e tacere”.

                                                                                                 

                                                                                             Michele B.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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