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Settimana Santa: Domenica delle Palme dell’Anno B (2023-24)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)  

Settimana Santa: Domenica delle Palme dell’Anno B (2023-24)

Introduzione. Isaia ci presenta il Messia come Servo docile e obbediente di Yahweh; Marco  ci racconta la Passione e Morte di Gesù per la nostra salvezza; Paolo ci dice che Gesù ci ha salvati per mezzo della sua obbedienza fedele al Padre.

I -  Isaia 50,4-7 - Nei quattro Canti del Servo di Yahweh, Isaia, circa 500 prima degli eventi, descrive il trattamento riservato a Gesù nella sua vita, passione e morte e glorificazione. In questo terzo carme il Servo si presenta come un discepolo, docile ad ascoltare Dio, che gli parla Ogni mattina, sempree a obbedirgli prontamente (5). Al discepolo Il Signore Dio fa il dono di ben parlare, perché Lui sappia indirizzare una parola agli altri, specie allo sfiduciato e ai sofferenti (4). La fedeltà del discepolo a Dio è totale e perciò non si sottrae a sofferenze fisiche terribili: Ho presentato il mio dorso ai flagellatori (6), e sofferenze morali umilianti: le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi (6). Comunque Egli ripone la sua fiducia totale in Dio: sa che Il Signore Dio lo assiste, per cui certamente non resterà confuso e svergognato e farà la sua faccia dura come pietra (7). Gesù è stato obbediente discepolo del Padre ed è nostro Maestro perfetto con la parola e con l’esempio, anche nelle sofferenze più atroci e umiliazioni più profonde; e Dio Padre lo ha assistito e glorificato con la resurrezione e ascensione. Se seguiamo l’esempio e l’insegnamento di Gesù, Dio Padre glorificherà anche con noi.

II - Marco 14,13-15,47 - 1.  (a) Gesù soffre terribilmente nel suo corpo e nella sua anima, che sono entrambi sensibilissimi. Pensiamo al dolore per le proteste di Giuda per lo “spreco” di profumo, versato sulla testa e i piedi del Maestro da Maria, sorella di Lazzaro, spiegando: Ha compiuto un’azione buona verso di me (6), Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura  (8), e annunciando: per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto (9); al tradimento di Giuda (10), programmato per danaro, uno dei Dodici e commensale (18-20), e all'abbandono di tutti (27-31), specie al rinnegamento di Pietro. Notiamo il grande amore, incorrisposto, che Gesù mostra istituendo l'Eucaristia (22-24), e l'angoscia, paura (33) e tristezza (34) nel Getsemani, che Egli supera con l'adesione piena alla volontà del Padre (36); l'abbandono di Gesù da parte dei discepoli nel Getsemani prima col sonno (37.40) e poi con la fuga (50); l’ingiusto processo davanti ai capi religiosi (55-62), e la sua ingiusta condanna a morte come bestemmiatore (63-64); gli insulti e schiaffi e percosse (65) e il doloroso rinnegamento di Pietro (66-72); il secondo ingiusto processo davanti a Pilato, con la flagellazione (15) e la coronazione di spine (16-20), con le beffe e i colpi sulla testa; la preferenza del popolo per Barabba (17). E infine ricordiamo la crocifissione (24), gli insulti dei passanti (29), dei capi (31-32) e dei due crocifissi con lui (32), poi la morte dolorosissima (37) in croce. (b) Sembra la fine di tutto ciò che Gesù ha realizzato… E invece Pietro si pente in pianto (72); un ladro è salvato (Lc 23,39-43); alcune o molte donne, che non l'hanno mai abbandonato (40-41.47), con Maria sua Madre e Giovanni (Gv 19,25-27), confortano Gesù con la loro presenza. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, proclama la sua fede: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!» (39). Rinnoviamo la nostra fede in Gesù Dio e Uomo, che ci salva col suo amore obbediente al Padre tra sofferenze atroci, che egli sopporta per ottenerci la remissione dei peccati (24); impegniamoci a non rendere inutili le sofferenze di Gesù e di Maria per noi.

 2. (a) Gesù sa che va incontro alla Passione e Morte; l’aveva preannunciata e nella cena di Betania collega l’unzione del suo corpo con la sepoltura (8). Anche noi, con amore  e pazienza, dobbiamo affrontare le sofferenze e la morte. Non sappiamo su quale croce saremo crocifissi, ma certamente avremo da patire nel corpo e nell’anima. Dobbiamo unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo per la salvezza nostra e degli altri. (b). Il peccato dei progenitori fu disobbedienza per mancanza di fede, speranza e carità, ed Gesù lo ripara con la sua obbedienza alla volontà del Padre: con l'abbandono proprio della fede, l'affidamento della speranza e l'ardore della carità. Imitiamo Gesù, praticando fede e speranza e carità. (c) Durante la Passione Gesù continua a occuparsi della salvezza degli uomini, esortando i discepoli alla vigilanza e preghiera, per superare le tentazioni, o illuminando i sinedriti e Pilato sulla propria persona e missione o pregando per i crocifissori, ecc.; Egli, anche sulla croce, quando appare fallito e tra i più atroci dolori fisici e morali, si occupa nella salvezza del ladro, che si pente, e del centurione, che fa l’inattesa professione di fede nella Sua divinità; raccoglie intorno a sé Maria, sua madre, con le pie donne e con Giovanni, Nicodemo e Giuseppe di Arimatea. Anche noi, nelle sofferenze, ricordiamoci di aiutare il nostro prossimo. (d) Gesù si è offerto per nostro amore alla Passione, accettando i patimenti in tutte le parti del suo corpo e nella sua anima per espiare tutti i nostri peccati; Egli istituisce l’Eucaristia sia come memoria, ricordo, della sua Passione e Morte, sia come memoriale, presenza di se stesso e del suo sacrificio, perché ciascun uomo di ogni tempo possa entrare in contatto con lui e averne i frutti di salvezza: perciò fa del proprio corpo e sangue cibo e bevanda per ogni uomo. Grazie all'Eucarestia e ai sacramenti, noi, oggi, possiamo incontrare Gesù, riavere Maria come Madre, rinnovare l'alleanza col Padre nel Sangue del Figlio, avere il perdono dei peccati e essere salvati. Il suo amore e la sua sapienza inventa gli strumenti per la nostra salvezza e la sua potenza li realizza.

III - Filippesi 2,6-11 – (a) Gesù, per amore al Padre, in tutta la sua vita fu sempre obbediente al Padre fino alla morte (8): per questa obbedienza diventò la causa della salvezza degli uomini, che gli obbediscono (Eb 5,8-9). Obbediamo a Gesù per essere salvati. (b) Gesù fu anche umile al sommo: stava nella condizione di Dio (6) e divenne uomo; nascondeva la sua divinità (6) e la sua grandezza e, simile agli uomini, mostrava una condizione di servo (7). Dall’aspetto riconosciuto come uomo (7), umiliò se stesso ancora di più, facendosi obbediente fino alla morte/ e a una morte di croce (8), la più infamante e dolorosa. In risposta, Dio lo esaltò e glorificò con la resurrezione e ascensione; così il Padre mostrò che Gesù è Dio (9) e anche come uomo lo esaltò al di sopra di tutte le creature: gli donò il nome/ che è al di sopra di ogni nome (9),/ perché nel nome di Gesù/ ogni ginocchio si pieghi/ nei cieli, sulla terra e sotto terra (10). Il Padre vuole che tutti glorifichino Gesù, riconoscendolo Dio per la gloria della Trinità: e ogni lingua proclami:/ «Gesù Cristo è Signore!»,/ a gloria di Dio Padre (11). Anche noi dobbiamo seguire la via dell'obbedienza e dell'umiltà (Fil 2,5: Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù), se vogliamo seguirlo nella via della salvezza. Impegniamoci, con la grazia di Dio, a fare memoria e memoriale del Signore, specie della Sua Passione, per diventarne memoria vivente.

EUCARESTIA. La Messa è il memoriale della Passione del Signore, cioè rende presente Gesù e il suo sacrificio di venti secoli fa per la salvezza di noi oggi, se ci accostiamo a Lui con la fede e la carità di Maria e del Ladro e del Centurione convertiti. Così Gesù si fa nostro contemporaneo per salvarci. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi, soprattutto quelli più devoti della Passione di Cristo, di ottenerci la fede e la carità, che ci portano alla perfetta unione con Cristo. (mons. Francesco Spaduzzi)

Altri Temi: 1. Gesù inizia la sua Passione nel Getsemani con la preghiera al Padre: in essa Gesù si adegua alla Sua volontà e così trova di nuovo la serenità, che gli avevano sottratto il pensiero delle sofferenze imminenti e della loro inutilità per tanti che si sarebbero dannati e dei peccati dell’umanità, di cui si caricava. Nella preghiera occorre dire anzitutto: sia fatta la tua volontà.

2. A Gesù, come a ogni essere umano, la sofferenza non poteva piacere. Ma dopo il peccato originale essa fa parte della vita di tutti; sopportarla con pazienza ci aiuta a diminuire il tempo della nostra permanenza in Purgatorio e a collaborare con Gesù alla salvezza dei fratelli. Tutti siamo chiamati a completare in noi ciò che, dei patimenti di Cristo, manca a favore della Chiesa (Col 1,24).

3. S. Marco conclude il racconto della Passione con la professione di fede del centurione che Gesù è il Figlio di Dio. Vedere Gesù in quello stato non impedisce a quest’uomo -, ben  forte fisicamente e di sentimenti duri e forse anche rozzo, per il tipo di vita che era costretto a condurre come militare e ufficiale -, di fare un atto di fede  che gli Ebrei non riuscivano a emettere.

4. Gesù è anzitutto il docile servo di Yahweh; sarà buon Maestro e Profeta di Dio, perché è buon discepolo di Dio e mostra la sua fedeltà anche in mezzo alle sofferenze più dolorose e umilianti, che deve affrontare per compiere la sua missione: sa che la porterà a compimento, perché non gli mancherà mai l’assistenza e il sostegno di Dio. E’ nostro modello anche in questo.

5. Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,26). E’ la convinzione comune che penetra tutto il racconto della Passione e Morte di Gesù, che si trova in ciascuno dei 4 Evangelisti, anche se ognuno lo scrive evidenziando particolari, che rivelano i punti di vista personali di ciascuno. (mons. Francesco Spaduzzi)

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