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Tempo di Quaresima: Domenica II dell'Anno B (2023-24)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)  

Tempo di Quaresima: Domenica II dell'Anno B (2023-24)

Introduzione. Genesi ci mostra Abramo che, pur di essere fedele a Dio, è disposto a sacrificare suo figlio Isacco, atteso per tanti anni e a cui sono legate le promesse di una discendenza numerosa; Gesù è il Figlio di Dio, come viene confermato ai tre Apostoli nel Vangelo, e Paolo ci ricorda che il Padre non ha risparmiato suo Figlio per la nostra salvezza.   

I -  Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 – Dio chiamò Abramo (1) e gli ordinò di ammazzare il figlio Isacco e bruciarlo in sacrificio: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto» (2). Subito il Patriarca obbedì: Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio (9-10); impossibile immaginare l’atroce sofferenza per questo figlio, avuto per miracolo nella vecchiaia e a cui erano legate le promesse di Dio. Ma Abramo “temeva” Dio (12), cioè riconosceva l’infinita grandezza di Dio e la propria dipendenza totale da Lui e riconosceva in lui l’origine di tutto quello che era e aveva; non se la sentiva di rifiutare niente a Dio (12 e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito16 non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito) e, anche se col cuore a pezzi, era pronto a sacrificare tutto per Lui (18). Dio lo fermò all'ultimo momento (11) e salvò Isacco (12); Abramo offrì in olocausto invece del figlio un ariete, indicatogli da Dio stesso (13), che gli rinnovò con giuramento (15) le Sue promesse: io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemiciSi diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra (17-18). Dio ha creato l'uomo e l’universo e vuole l'obbedienza dell'uomo alla Sua volontà, per dargli la felicità temporale ed eterna. Il sacrificio, che Egli si aspetta dall'uomo, non è l'offerta delle cose materiali – sono già Sue -, ma il compimento della sua volontà con l'obbedienza ai comandamenti. Sommo esempio di obbedienza totale alla Sua volontà lo troviamo in Maria e Giuseppe e specie in Gesù, obbediente fino alla morte di croce. Chiediamo la fede e la carità, che si manifesta nell’obbedienza.

II - Marco 9,2-10 – 1.  (a) Sei giorni dopo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli (2) a pregare (Lc 9,28). Gesù si trasformò mentre pregava; nella preghiera comunichiamo con Dio e Lui con noi: ci trasforma, alimentando la nostra fede e carità e la sua vita divina in noi. Se Gesù prega tanto e ci invita a farlo, non possiamo certo farne a meno. (b) Sul monte Gesù Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche (2-3) e il suo volto emanava luce (Mt 17,2). E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù (4) della sua prossima Passione e Morte a Gerusalemme (Lc 9,31). Gesù si mostra ai discepoli ben diverso dal solito: è circondato dalla luce, che accompagna Dio, dalla nube, segno della presenza di Dio, dalla Parola del Padre, che lo rivela come suo Unigenito, e da Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge e la Profezia; di solito appariva come uomo comune, pur suscitando ammirazione per il suo insegnamento e timore per i suoi miracoli. I 3 discepoli videro Gesù trasformato (2) e ai due personaggi (4-5) e intuirono la Sua grandezza e la loro piccolezza, si sentirono confusi e spaventati e Pietro Non sapeva infatti che cosa dire, (5-6): sentono crescere timore il che si prova di fronte a Dio (7). Ma Gesù, pur nascondendo la divinità, che sarebbe apparsa evidente dopo la resurrezione, è vero uomo e vero Dio; dobbiamo crederlo tale, sperare nei suoi meriti infiniti e amarlo come centro della nostra vita.

 2. (a) All’improvviso Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce, quella del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» (7). Ogni profeta va ascoltato, ma Gesù è anche Dio e quindi la Sua è Parola di Dio stesso. In lui le profezie si compiono, le leggi rituali sono abrogate e i comandamenti diventano la legge dell'amore a Dio e al prossimo. Rinnoviamo la nostra fede in Gesù e mettiamo in pratica la sua Parola. La Quaresima ci disponga a dare più tempo all'ascolto della Parola di Dio e alla preghiera come risposta ad essa. (b) La nube scomparve e Gesù restò solo, come prima, coi discepoli (8); Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo, Gesù, fosse risorto dai morti (9). Gesù, sei giorni prima, aveva preannunziato ai discepoli la sua Passione e Morte e con Mosè ed Elia tornò a parlarne alla presenza dei tre, già turbati al pensiero delle sofferenze del Maestro e per la croce, che sarebbe caduta su di loro, cosa sgradevole e incomprensibile, perché contraria alle loro aspettative circa il Maestro e la sua missione (10). Se Gesù, che è senza peccato, affronta tanta sofferenza fisica e morale, anche noi peccatori dobbiamo accettare con pazienza la sofferenza, che è nostro pane quotidiano, indispensabile per aiutarci ad ammazzare in noi l’uomo vecchio e a far crescere l’uomo nuovo.

 III - Romani 8,31b-34 – 1. (a) Dio è bontà infinita e in quanto tale è tutto Amore (1Gv 4,8.16); così si esprime all'interno della Trinità e anche ad extra. Il Padre-Amore genera il Figlio-Amore, che è immagine perfetta del Padre, e dal Padre e dal Figlio procede lo Spirito Santo, che è l'Amore reciproco del Padre e del Figlio. L'amore del Padre verso gli uomini raggiunge la massima espressione nel fatto che, mentre sottrae alla morte il figlio “unico” di Abramo, non ha risparmiato il proprio Figlio unigenito, ma lo ha consegnato per tutti noi (32) per la salvezza di tutti (Gv 3,16); il Figlio condivide l'amore del Padre per l'uomo e si dona per amore per la Chiesa (Ef 5,25), per noi tutti (Ef 5,1-2) e per ciascuno di noi (Gal 2,20). Il Padre e Gesù ci donano lo Spirito Santo (Gv 14,16.25-26; 15,26; 16,7). In Gesù il Padre ci ha dato il massimo, e quindi non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?(32). Poiché Dio è schierato per noi, a nostro favore, chi sarà contro di noi? (31). La Trinità è bontà infinita, amore, misericordia, compassione, volontà e attività di salvezza nei nostri confronti: che altro possiamo desiderare? (b) Ci sarà il giudizio. Chi farà da accusatore di fronte a Dio contro coloro che Dio stesso ha scelto e difende di sua iniziativa e per amore? (33). Tanto più che è Dio che giustifica - rende giusti -, comunicando la sua vita divina (33). Cristo Gesù è il giudice e dovrebbe essere lui a condannarci (34), ma Egli si è fatto uomo per noi, è vissuto per noi, è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio Padre e intercede per noi! (34); e anche lo Spirito Santo, intercede per noi (Rm 8,26). E in Cristo c'è tutto il Corpo Mistico nelle sue tre Chiese che intercede: la Chiesa trionfante, quella purgante e quella militante. Dobbiamo nutrire e alimentare in noi una fiducia e confidenza totale nel Padre che ci giustifica, nel Figlio che ci ha redenti, e nello Spirito Santo che ci santifica: siamo in ottime mani, in quelle di Dio; siamo anzi nel Suo ottimo cuore.

EUCARESTIA. E’ stata sempre presentata come il segno dell’amore di Gesù per noi. In essa  noi incontriamo Gesù, che è il Maestro, rende presente il suo sacrificio al Padre per la nostra salvezza e si fa cibo per noi. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di ottenerci di capire questo dono della Trinità a noi e di saperlo valorizzare. (mons. Francesco Spaduzzi)

Altri Temi: 1. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni; sono i tre, dai quali si farà accompagnare in occasione della resurrezione della figlia di Giairo e nel Getsemani; essi assistono alla manifestazione della grandezza di Gesù e alla sua prostrazione: dovranno pensare che quello stesso che appare annientato nella Passione resta sempre Dio, che è onnipotente nei miracoli.

2. Anche nel momento di massima gloria, la trasfigurazione, Gesù non perde di vista la sua  vicina umiliazione della Passione e Morte: la preannuncia varie volte, ne parla con Mosè ed Elia, vi accenna  parlando coi tre discepoli dopo la trasfigurazione. Essa è il vertice della sua vita, quando manifesta il suo amore al Padre e ai suoi fino alla fine  (Gv 13,1).

3. La presenza di Mosè ed Elia sta a indicare che tutto l’AT converge  verso di Lui. Dio salva il popolo dell’AT per mezzo di Mosè; adesso è Dio stesso che viene a salvare il suo popolo e si mette alla sua guida. La cosa era inimmaginabile nell’AT: veramente Dio sorprende col suo amore e la sua misericordia infinita: non per mezzo di un grand’uomo o di un angelo, ma Lui stesso interviene.

4. La fede di Abramo non ha limiti e sulla sua fede Dio costruisce il Suo popolo nell’AT, come sulla fede di Pietro Gesù edifica la Chiesa, il popolo di Dio del NT; sulla loro fede, non sulla loro carità, perché sia Abramo che Pietro hanno le loro fragilità e hanno bisogno della misericordia di Dio. Se noi nutriamo veramente fede e fiducia, possiamo anche vacillare ma non cadiamo e comunque Dio ci risolleva, perché continua ad amarci.

5. Dovremmo mandare a memoria e ruminare in continuazione il cap. 8 della Lettera ai Romani, il cap. 4 della prima di Giovanni e il cap. 3 del Vangelo di Giovanni perché sono sorgenti di crescita nella fede e nell’amore a Dio e al prossimo. Dio si accontenta della nostra fede e per essa fa miracoli e ci dona la carità, che è la felicità in questo mondo. (mons. Francesco Spaduzzi)

 

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