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Tempo Ordinario: Domenica 30.ma dell'Anno A (2022-23)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)  

Tempo Ordinario: Domenica 30.ma dell'Anno A (2022-23)

Introduzione. Dio nell’Esodo dà indicazioni su azioni di amore al prossimo; Gesù riporta il comandamento dell’amore a Dio e al prossimo; in Paolo il buon esempio è amore al prossimo.

I - Esodo 22,20-26 – (a) Dio ordina 5 opere dell’amore al prossimo (cfr. Lv 19,18): (A)  non fare del male allo straniero (20); (B) non maltrattare l'orfano e la vedova (21), categorie bisognose e senza protezione; (C) prestare il denaro ai connazionali e ai poveri senza interessi o usura (24); (D) restituire, entro il tramonto del sole, il mantello avuto come pegno (25); (E) tener conto dei bisogni del prossimo nel rivendicare i propri diritti: p. es. non privarlo del mantello, che è la coperta del povero di notte (26). Sono indicazioni precise e valgono anche per noi oggi. (b) Ecco le motivazioni per trattare bene il prossimo: (A) Dio ha compassione del bisognoso (26 perché io sono pietoso) e si sdegna contro chi lo fa patire (23); (B) Egli aiuta il sofferente, che lo invoca (22 Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido; cfr. 26); (C) Dio castiga chi fa soffrire il prossimo: dà a lui la morte (23) e alle mogli la vedovanza e ai figli l’essere orfani (23); (D) gli Ebrei soffrirono in Egitto (20) e lo devono risparmiare agli altri. Questi quattro motivi sono molto validi per evitare di fare il male al prossimo. In sostanza Dio esorta a guardare a Lui misericordioso e a applicare la regola d'oro: fa agli altri ciò che vuoi sia fatto a te e non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. E’ un modo concreto per fare l'esame di coscienza per le persone poco sensibili a motivi più alti come l'amore verso Dio, la gloria di Dio, la sua immagine e somiglianza nel prossimo, la presenza di Gesù nel bisognoso… Perciò, usiamo con gli altri la misericordia, che vogliamo da Dio per noi (Gesù a S. Faustina Kowalska).

II - Matteo 22,34-40 – 1 - I Farisei sono contenti che Gesù abbia difeso il loro insegnamento (34) della risurrezione della carne: essi la sostenevano contro i Sadducei, che invece dicevano che tale verità non era nella Sacra Scrittura. Gesù, all'opposto, aveva dimostrato che essa è fra gli insegnamenti dei primi 5 libri della Bibbia, il Pentateuco, ritenuti Parola di Dio sia dai Farisei che dai Sadducei. Essi si riuniscono intorno a Gesù (34) e un loro dottore della Legge, con l'intenzione di saggiare la preparazione di Gesù, gli chiede (35): «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?» (36). Si discuteva nelle scuole rabbiniche se erano tutti uguali i 613 comandamenti (248 ordini e 365 proibizioni) della legge ebraica o se ce n'era qualcuno più importante degli altri. Lo chiamano Maestro, ma non ne vogliono seguire l'insegnamento. Noi invece vogliamo accostarci a Gesù in preghiera, nella meditazione, nella liturgia, come a Dio fatto Uomo e nostro Maestro e Salvatore; Egli non solo è modello di vita, ma anche colui che ci dà la grazia di mettere in pratica la sua Parola. Lo riconosciamo come maestro, che dice la verità senza subire condizionamenti, ma anche simpatico, dolce, mite, attraente. Gesù deve essere tutto per noi come lo era per Paolo, per gli Apostoli  (Gv 6,68: da chi andremo?), per Giuseppe e Maria. CerchiamoLo ogni giorno nelle varie presenze, specie nell’Eucaristia, e poi nei Sacramenti, nella Parola, nell’assemblea, nel ministro, nei fratelli, nel nostro cuore per la fede e la carità, in attesa di vederlo faccia a faccia in paradiso. 

2. (a) Gesù risponde alla domanda, prendendo le parole da Deuteronomio (6,4-5): Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente (37), e aggiunge: Questo è il grande e primo comandamento (38). Il cuore dell'uomo è fatto per amare e dovrebbe amare ciò che è buono; dovrebbe amare il sommo Bene, Dio, totalmente e con tutte le forze, e i beni parziali, le creature, in modo proporzionato alla loro bontà; purtroppo tende a ricercare ciò che gli piace o gli è utile; perciò invece di amarle secondo la gerarchia, li ricerca spinto da criteri soggettivi e, tante volte, squilibrati. I beni visibili attirano l'attenzione e per la sensibilità umana risultano più attraenti dei beni invisibili; e così, se l'uomo non si controlla e ama la creatura al posto o più del Creatore, manca gravemente di rispetto verso di Lui e procura a se stesso grande danno: assicura a sé l’insoddisfazione in questo mondo e l’infelicità nell'altro. Dio deve stare al primo posto nella nostra mente e nel nostro cuore; le creature vanno amate, ma secondo la gerarchia di valori della fede. Il rispetto dei primi tre comandamenti è il segno che diamo a Dio il giusto posto. (b) Gesù, senza esserne richiesto, aggiunge il secondo comandamento: Amerai il tuo prossimo come te stesso (39), preso dal Levitico (19,18) e precisa: Il secondo poi è simile a quello (39): simile, non identico. L’uomo è stato creato per la maggior gloria di Dio e va amato per amor di Dio; per cui bisogna amare Dio per se stesso e il prossimo per amor di Dio, Dio nella sua realtà, in se stesso, e l'uomo come Sua immagine - lo è in modo speciale (cfr. Gn 1,26ss) rispetto alle altre creature -, Dio come Bene assoluto e l'uomo come bene relativo. L'uomo va amato perché come ogni creatura di Dio reca in sé il riflesso della potenza, sapienza e bontà infinita; ma mai una creatura e neanche l'uomo può essere amato come Dio o al posto di Dio, perché diventerebbe un idolo. Tutta la legge dell'AT e l'insegnamento dei Profeti si condensano in questi due comandamenti (40). Esaminiamoci per vedere come pratichiamo i 7 comandamenti, che riguardano l’amore al prossimo, e correggiamoci, perché sull'amore a Dio e al prossimo saremo giudicati alla fine della vita e del mondo (Mt 25,31-46).

III - 1Tessalonicesi 1,5c-10 – (a) (A) Paolo ha dato il buon esempio ai Tessalonicesi e loro sanno che ha agito sempre per il loro bene (5) e la maggior gloria di Dio: questo deve essere il fine della nostra vita e delle nostre azioni, per essere graditi a Dio e ricevere il suo premio. (B) Paolo sottolinea: E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore (6); e ai Corinzi scriverà: Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo (1Cor 11,1). Essi hanno accolto la Parola di Dio in mezzo alle persecuzioni (6), sostenuti dalla gioia, che viene dallo Spirito (con la gioia dello Spirito Santo; cfr. Gal 5,22); così sono diventati modello per tutti i credenti (7) della Grecia. Anche noi guardiamo all'esempio di Cristo, che è stato fedele al Padre nelle sofferenze della vita e specie della Passione e Morte, e a quello di Paolo, che ne ha seguito le orme, e dei tanti cristiani, fedeli fino al martitrio. Le nostre sofferenze sono ben piccole e facili da sopportare e ci dà sostegno e gioia lo Spirito Santo. (b). (A) Grazie ai Tessalonicesi la Parola di Dio è arrivata in altre zone della Grecia (8); la loro fede in Dio è ben conosciuta (8), senza bisogno che ne parli Paolo (8), al quale raccontano come i fedeli hanno accolto la sua predicazione (9). Se noi aderiamo alla fede con generosità, se ne parla, perché ormai tanti vivono come se Dio non esistesse, e l’accettazione della fede appare sorprendente, quasi contraria al “progresso”. E diventa un buon esempio. (B) L'adesione alla Parola di Dio con la fede trasforma la vita dei Tessalonicesi: abbandonano gli dei e il peccato e riconoscono l’unico vero Dio, lo servono (9) e persevereranno in questo stile di vita in attesa della seconda venuta di Cristo (10)quel Gesù, Figlio di Dio, che egli ha risuscitato dai morti (10): egli ci libera dall'ira di Dio, che meritiamo per i nostri peccati (10), e ce ne ottiene il perdono. La conversione consiste nel cambiare vita, cioè lasciare il peccato grave, lottare per essere fedeli, vivere nell’amicizia col Signore.

EUCARESTIA. Dio è Amore; l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e quindi deve diventare amore anche lui! Niente meglio dell’Eucarestia, che unisce a Gesù Maestro e Santificatore per realizzare questa trasformazione. Ci raccomandiamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai santi Patroni, perché ce ne ottengano la grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)

Altri Temi: 1. I maschi ebrei dovevano sapere leggere nella Sinagoga. Scrivere però era un problema per la difficoltà della scrittura e di reperire il materiale per scriverci, anche se molti sapevano firmare. La Chiesa ha sempre favorito la conservazione della cultura antica e la diffusione della cultura; per secoli è stata l’unica “agenzia” culturale nei paesi cristiani e da cristianizzare.

2. L’amore verso Dio e il prossimo non giova solo alla salvezza eterna, ma anche alla maturazione dei singoli e alla convivenza fra gli uomini. I tempi migliori per l’umanità sono stati quelli in cui si è preso più sul serio la Parola di Dio e la si è messa in pratica. Se non si pratica l’amore verso il prossimo, l’egoismo tende a dominare col risultato della mancanza di pace fra i singoli e le comunità particolari e nazionali.

3. Il comandamento dell’amore verso il prossimo è simile a quello dell’amore verso Dio, perché l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio.

4. La nostra felicità in questo mondo dipende dalla nostra capacità di amare il prossimo e di provocare l’amore del prossimo per noi. E’ ovvio che si tratta del vero amore, quello che cerca di rendere felici gli altri, come fa Dio-Amore con noi.

5. Dio è Amore; il Figlio è l’immagine del Padre ed è anche lui tutto Amore; lo Spirito procede da Padre e Figlio ed è tutto Amore; Gesù è la rivelazione dell’Amore trinitario e di esso il Cuore di Cristo è il simbolo vivente e vivificante. Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio e dobbiamo diventare anche noi Amore. (mons. Francesco Spaduzzi)

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