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"I cinque stelle avrebbero dovuto imporre rigidi controlli sul reddito di cittadinanza"

Caro direttore, Isaia Sales ha scritto un interessante articolo sul reddito di cittadinanza (Nel Sud dimenticato il reddito di cittadinanza allontana le clientele; La Repubblica, 14/11/2022) ma esso non è del tutto condivisibile. Ha sostenuto sostanzialmente Sales che:

1)   In Italia la risposta pubblica ai senza reddito non è stata mai una priorità della politica, pur essendo il Paese interessato da estese fasce di povertà e da una divisione economica e sociale ben consolidata tra Nord e Sud.

2)   Il reddito di cittadinanza, con tutti i suoi limiti, ha coperto una necessità sempre trascurata nel passato dall’insieme della politica italiana, compresa la sinistra.

3)   In passato per le aree non produttive e per i senza reddito si è organizzato un sistema discrezionale, illegale e spesso controllato da criminali ma con risorse pubbliche in gran parte gestite dall’Inps.

4)   In passato la dimensione degli imbrogli per procurarsi un reddito è stata di gran lunga superiore al reddito di cittadinanza. Con la differenza che nel periodo precedente per avere accesso a quelle provvidenze (non spettanti) si ricorreva a faccendieri, a politici clientelari e molto spesso a mafiosi e camorristi. Sul reddito di cittadinanza, invece, non c’è stata intermediazione clientelare o controllo criminale.

La mia opinione è che, pur essendo vere molte delle affermazioni di Sales esse non colgono tutti gli aspetti del problema. Il primo aspetto è che i principali sostenitori del reddito di cittadinanza sono stati, e sono ancora, i Cinque Stelle ed è risaputo che, essendo il loro un movimento populista, molte delle cose che sostengono (come anche, ad esempio, il superbonus 110%) non hanno come principale obiettivo quello di procurare un beneficio economico alla popolazione ma quello di procurare un sostegno elettorale al proprio movimento. Una forza politica seria, nel momento in cui ha proposto una misura generalizzata di sussidi alla popolazione e sapendo che in passato sono state fatte molte truffe all’Inps, in particolare nel Mezzogiorno, proprio per l’utilizzo dei sussidi, avrebbe dovuto preoccuparsi che fossero attivati rigidi controlli da parte dei vari organi dello Stato prima della concessione di tali sussidi. Del resto i Cinque Stelle non sono stati i primi a proporre in Italia una misura universale contro la povertà. Prima del reddito di cittadinanza esisteva il cosiddetto REI (reddito di inclusione), il primo assegno universale contro la povertà introdotto in Italia a partire dal 1 gennaio del 2018, una misura fortemente voluta dai governi Renzi e Gentiloni. Che io sappia il reddito di inclusione non ha procurato tanti comportamenti illegali e tante truffe come ha fatto il reddito di cittadinanza; sarebbe bastato attivare una serie di accorte modifiche al REI per avere un buon risultato in termini di assistenza economica ai cittadini non abbienti e molti meno tentativi di intascare illegalmente il sussidio.

Cordiali saluti

Franco Pelella - Pagani (SA)

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