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Tempo Ordinario: Domenica 26.ma dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

mons. Francesco Spaduzzi

 francescospaduzzi@gmail.com

Tempo Ordinario: Domenica 26.ma dell'Anno C

I - Luca 16,19-31 - 1 (a) Sono due situazioni che si ripetono nei secoli. Ci sono i ricchi che sfoggiano vestiti elegantissimi e mangiano cibi speciali, in abbondanza e costosi (19 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti), e poveri, come questo Lazzaro, che sono quasi nudi o coperti di stracci e piaghe, provenienti dalla denutrizione e mancanza di cure a causa della miseria e carenza di igiene (20 Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe); questi non hanno possibilità di nutrirsi per l'insensibilità e l’egoismo dei ricchi (21 bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco); non possono difendersi neanche dagli animali (2 ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe) o dagli insetti, come vediamo in certi servizi televisivi sui bambini, specie  dell'Africa. Ma queste situazioni non sono eterne perché la morte livella tutti gli uomini. Muore il povero (22 Un giorno il povero morì), forse fuori del villaggio, in un boschetto, dove resta insepolto; ma vengono gli Angeli per prenderlo e portarlo in paradiso, dove Abramo lo aspettava (22 e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo); anche il ricco muore ed è sepolto (22 Morì anche il ricco e fu sepolto), ma va all'inferno tra i tormenti (23 Stando negli inferi fra i tormenti); qui soffre terribilmente fra le fiamme (24 perché soffro terribilmente in questa fiamma; 25 tu invece sei in mezzo ai tormenti), e desidererebbe provare sollievo anche con l’umidità, che può lasciare l'acqua sul dito di Lazzaro (24 Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua). A questi tormenti “fisici”, che per miracolo colpiscono l'anima, in quanto il corpo è sepolto sotto terra, si aggiungono le sofferenze morali, che vengono da dover incolpare solo se stesso per la propria dannazione: poteva salvarsi per grazia di Dio con pochi sacrifici e ora deve soffrire tantissimo e per l'eternità (cfr. 26). Preghiamo per noi e per tutti di evitare l’inferno e mettiamocela tutta per vivere bene la nostra vita di cristiani. (b) Alla richiesta del ricco dannato, Abramo risponde che sulla terra lui ha avuto vita di piaceri e ora soffre, mentre Lazzaro ha tanto patito e ora sta nella gioia (25 Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato); inoltre Dio ha stabilito una separazione assoluta e impossibilità di passaggi fra inferno e paradiso (26 Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi). Questa separazione vale nell'Aldilà, ma in questo mondo noi dobbiamo compatire chi soffre, anche se fosse per colpa sua, e dobbiamo cercare di alleviargli la sofferenza e dargli il soccorso possibile. Lazzaro è andato in paradiso non perché ha patito, ma perché ha sofferto con pazienza; sostenuto dalla fede e dalla speranza; nella sua situazione di povertà estrema, ha continuato ad affidarsi a Dio, ha accettato con umiltà la sua condizione così bassa alla porta del ricco, da cui aspettava le briciole, facendo concorrenza ai cani. Egli sta accanto ad Abramo, perché di questi ha condiviso fede e amore a Dio, che lo consola (25). Rinnoviamo la nostra fiducia nella bontà di Dio, che per sua misericordia vorrà accoglierci in paradiso, donandoci ora la pazienza, per sopportare le sofferenze, e le altre virtù, necessarie per una vita cristiana.

 2.  (a) Il dannato sembra rivelare interesse per la salvezza eterna dei suoi cinque fratelli: egli chiede ad Abramo di mandare Lazzaro a informarli sulla sua situazione per evitare di seguirlo (27-28 E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”); in realtà i dannati non s’interessano per la perdita degli altri; la preoccupazione è nella parabola solo per dare un insegnamento importante, che vediamo. Il motivo della sua dannazione è la mancanza di carità verso il prossimo bisognoso, che gli veniva dalla mancanza di fede nella Parola di Dio (29.31), Sulla terra egli non ebbe carità verso Dio e verso gli uomini e tantomeno ce l’ha nell'inferno; perciò vorrebbe la dannazione di tutti o almeno del più grande numero possibile. All'inferno ci si va proprio per non aver praticato le virtù teologali, indispensabili per la salvezza. Riflettiamo spesso sui novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso; queste meditazioni sono preziosissime per aiutarci a regolare la nostra vita secondo la volontà e la legge di Dio. (b)  Abramo risponde che i fratelli hanno a disposizione la Parola di Dio come guida (29 Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”). Il dannato insiste che si convertiranno se vedranno il miracolo di un morto risorto (30 E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno  andrà da loro, si convertiranno”); ma il padre dei credenti giustamente fa notare che, se non hanno creduto alla Parola di Dio, non saranno convinti neanche con un miracolo (31 Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”); effettivamente i nemici di Gesù rifiutarono la Sua Parola e quella dei discepoli, nonostante i miracoli che operava. Per ottenere la conversione dei peccatori, la Vergine a Lourdes e a Fatima raccomandò preghiera e sacrifici; questo invito resta attuale per noi oggi. Valorizziamo anche la testimonianza per mezzo della nostra vita e l’annunzio della Parola di Dio: esse sono sempre accompagnate da una grazia di illuminazione e di attrazione verso Gesù.

II - Amos 6,1a.4-7 - Amos a nome di Dio minaccia gli abitanti di Gerusalemme e di Samaria, che si sentono sicuri senza preoccupazioni per il futuro nelle loro città, che stanno sui monti (1 Guai agli spensierati di Sion/ e a quelli che si considerano sicuri/ sulla montagna di Samaria!). Rivelano il loro lusso riposando su letti di prezioso e costoso avorio e distendendosi su divani (4); il loro cibo sono gli agnelli migliori dei loro greggi e vitelli delle loro stalle (4);  canticchiano accompagnandosi al suono dell'arpa e scimmiottano Davide con gli strumenti musicali (5); bevono il vino in larghe coppe e si ungono con unguenti preziosi (6): trasformano i loro banchetti in vere orge (7) e si comportano da dissoluti (7). Urta ancora, e molto, il profeta il fatto che questi banchetti sembrano imitare sacrilegamente l’offerta dei sacrifici: i migliori agnelli e vitelli e le coppe larghe venivano usate nel culto. Ovviamente col lusso aumenta anche la corruzione morale, ma il castigo è imminente: la rovina cadrà sul loro regno del Nord (6) fra una ventina di anni e saranno proprio i pochi ricchi, che sopravvivranno, che andranno in esilio in testa ai deportati (7) in Assiria. I ricchi sfruttano i poveri e trascurano i loro doveri verso Dio: ce n'è abbastanza per provocare l’ira di Dio e il suo castigo, giacché non ascoltano neanche l'invito dei Profeti alla conversione. Noi europei ci siamo arricchiti, sfruttando per secoli l'Africa e l'America, l'Asia e l'Oceania e abbiamo rese povere quelle popolazioni; Dio non è d'accordo e perciò vengono i tempi, in cui le situazioni si ribaltano.

III – 1Timoteo 6,11-16 - (a) Paolo esorta Timoteo, che appartiene totalmente a Dio (11 uomo di Dio), a evitare i peccati e gli errori (11 Ma tu… evita queste cose), di cui ha parlato prima (6,1-10), e quindi a morire a loro e a praticare le virtù fondamentali per i credenti, che sono le virtù teologali della fede, speranza e carità, la pietà, che regola il rapporto con Dio, alcune virtù che riguardano il rapporto col prossimo: la giustizia che fa dare a ognuno il suo, la pazienza e la mitezza (11 tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza). In tal modo egli combatte la buona battaglia per conservare la fede (12 Combatti la buona battaglia della fede) e la manifesta nelle sue opere, e si impegna a pervenire alla vita eterna, alla quale Dio lo ha chiamato (11 cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato) e  per la quale fece una solenne professione di fede davanti a molti testimoni (11 e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni), in occasione del battesimo o dell'ordinazione sacerdotale o episcopale. L'esortazione è rivolta a Timoteo pastore, ma vale anche per noi, perché pure noi siamo stati chiamati alla fede e al battesimo e a vivere la vita cristiana con la pratica di queste virtù. (b) Paolo sta per fare una raccomandazione molto importante e perciò fa appello alla presenza di Dio Padre, che crea e conserva tutte le cose, e di Gesù Cristo, che diede la testimonianza della sua divinità e regalità alla presenza di Pilato (13 Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato) e ordina a Timoteo di condurre una vita ineccepibile e senza peccato, fino alla seconda venuta di Cristo (14 ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo). Gesù si manifesterà nella data che sa solo Dio, il qual è l'unico Sovrano universale (15 che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,/ il beato e unico Sovrano,/ il Re dei re e Signore dei signori), l'unico che possiede l'immortalità e abita una luce impenetrabile, che lo rende invisibile a tutti (16 il solo che possiede l’immortalità/ e abita una luce inaccessibile); in effetti nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo (16); a lui solo sono possiamo attribuire potenza e onore nei secoli (16 A lui onore e potenza per sempre. Amen). Paolo evoca la seconda venuta di Cristo e il giudizio universale - senza escludere quello particolare della fine della vita -; allora dovremo rendere conto a Gesù di come ci siamo comportati, se abbiamo evitato il peccato e praticato le virtù proprie dei discepoli, in particolare come abbiamo professato la nostra fede e come l'abbiamo comunicata agli altri sia come fedeli sia come pastori. Esaminiamoci ora e correggiamoci senza aspettare la fine della vita.

EUCARISTIA. Dio vuole salvarci e per questo ha dato il Figlio al mondo e rende presente il suo sacrificio in ogni Messa per la nostra salvezza. Raccomandiamoci all’intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, perché ci ottengano di poter andare a cantare la gloria di Dio insieme con loro, dopo averne celebrate le lodi con le parole e la vita in questo mondo (mons. Francesco Spaduzzi)

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