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Nuove Generazioni a confronto

La capacità comunicativa dei bambini mi sorprende!

 

Provate ad osservare un piccolo ometto o una piccola donnetta di tre o quattro anni. Non ci crederete! Benché in tenera età, parla e comunica con il mondo in una maniera sbalorditiva, con un linguaggio italiano, spiccatamente forbito, atteggiandosi in movenze da adulti ed espressioni che ai miei tempi assumevano solo le star televisive, i famosi V.I.P. Cosa è successo? Chi li ha formati?

Mi sento di dare una risposta... I social, tic toc, Instagram e le masse di influencer che a loro volta ne formano altre come una catena di Sant'Antonio.  E ora? Come la mettiamo con la idiosincrasia di tutto un sistema formativo ormai fallace!

Immaginate cosa corre nella mente di un bambino seduto tra i banchi di scuola, privato del suo ultimo tratto di appendice, l'indispensabile e sempre più intimo, come le mutandine, lo smart phone!

Una doppia vita:

Di mattina costretto ad ascoltare un'insegnante che parla, parla e che non riesce a trasmettere quelle informazioni che per noi erano i mattoncini del nostro essere e nel pomeriggio trasformarsi in un essere navigante in contenuti a noi sconosciuti!

E tra i post di Facebook, leggo questa citazione, "I ragazzi non sanno scrivere perché non leggono, vivono i social, che per comunicare non prevedono scrittura, ma immagini. Cominciamo da qui, a stimolarli alla lettura con testi che abbiano la capacità di parlargli, mettiamoci d’impegno, con un programma serio nelle scuole. Scrivere su un foglio bianco t’insegna a sviscerare ciò che hai dentro, a liberarti dei fardelli, aiuta a mettere in fila i pensieri, le idee e i sentimenti, a formare un pensiero libero. S’impara col tema a raffigurarsi una propria identità, con la quale poi si sta al mondo, ci si fa conoscere, e amare. La lettura e la scrittura aiutano a comprendere ciò che ci abita, e ciò che abitiamo.[...] Perché mettere su un ragionamento che sia comprensibile è un’arte. E senza saper manipolare quest’arte, senza esser capaci di farsi capire, si vive da isolati, si vive a metà." Cit.

Tutto vero, ha valore ed è proprio così, la lettura e la scrittura hanno queste funzioni, ma solo per chi le pratica. È come farle praticare ai bambini che hanno ormai altre esigenze, per noi di vecchia generazione, incomprensibili. Credo sia una missione ardua, fisicamente un bambino non ci sta' all'impegno mentale di un testo da leggere. Provateci con i vostri piccoli. Manifesteranno la loro irrequietezza, incostanza e necessità di avere un messaggio comunicativo veloce, cooptante trascinante, che ahimè un libro non dà. Dobbiamo noi piuttosto essere più svegli, capire che dobbiamo entrare nel loro mondo comunicativo, per lanciare messaggi educativi e formativi. Ovviamente non tutti possiamo farlo, ma i soggetti attivi nella formazione si.. Ma chi li forma gli educatori?

Non siamo noi adulti, spesso troppo critici e distaccati dal loro mondo, troppo presi a criticarli proprio come facevano i genitori degli anni 70 rispetto ad una classe di beat generation che comunicava con capelli lunghi e minigonne. Ed anche i giovani, quei giovani son diventati adulti!

Tra generazioni c'è sempre un gap che nessuno mai si è sforzato di accorciare!

E noi adulti di questo tempo, come quelli di ogni tempo, siamo sell out!

                                                                                                                                                       Michela Della Ragione

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