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Intervista allo scrittore Alessandro Fort

A cura di Manuela Moschin www.librarte.eu

Mi potete seguire anche nel gruppo Facebook Storie di Libri di Pasquale Cavalera:

https://www.facebook.com/groups/storiedilibriCOM

 

 

Benvenuti cari amici,

oggi abbiamo l’onore di avere con noi lo scrittore Alessandro Fort, che ringrazio per aver accolto il mio invito.

Ciao Alessandro, abbiamo imparato un po’ a conoscerti seguendo le interessanti e stimolanti dirette visitabili nel tuo profilo Facebook e grazie ai post che proponi nel gruppo Storie di Libri. Attraverso questa intervista avremo il piacere di conoscerti meglio.

 

Prima di parlare dei tuoi libri, ti chiedo di presentarti, dicendo chi sei, dove sei nato e di cosa ti occupi?

 

Sono nato a Mestre (Venezia) nel 1963 e mi sorprende di essere passato dai dubbi dell’adolescenza al navigare verso i sessant’anni, non riesco a non sospirare un banale “Accidenti quanto passa il tempo”.

Sono laureato in Psicologia, mi sono occupato di formazione professionale e più di recente anche alla docenza delle Scienze Umane. Oltre alla scrittura ho la passione per la montagna dove ritrovo il contatto con la natura e il valore delle cose autentiche come l’acqua di un ruscello o il silenzio dell’alta quota. Un altro mio hobby sono gli alberi da frutto che adoro seguire nelle stagioni, dal fiore alla mela, alla pesca, alla pera e tanti altri.

 

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

 

Mi piace lo struggimento leopardiano, la fantasia di Jules Verne, il crudo realismo di Schopenhauer e il senso dell’infinito di Lao Tsu che ha ispirato i miei due romanzi maggiori dove si riscontra la mia passione per la filosofia e la cultura cinesi, il taoismo in particolare.

 

Hai pubblicato undici libri, che comprendono una serie di storie, manuali, aforismi e alcuni romanzi. Quando e com’è nata la tua passione per la scrittura?

Da ragazzo avevo iniziato a scrivere un romanzo di fantascienza, ma alla fine buttai via tutto perché vi avevo trovato dei personaggi troppo simili alla mia vita. Negli anni seguenti ho continuato a buttar giù frasi, pensieri e riflessioni che sono rimasti nel cassetto per parecchio, fino a quando nel 1990 li ho ripresi in mano, selezionati e ne è nata una raccolta di aforismi dal titolo “Dove vai?”, successivamente sostituita da “Essentia”. Poi c’è stata l’avventura del primo romanzo, poi un manuale, i racconti, le presentazioni, il percepire di avere ancora molto da dire e da scrivere ed eccomi arrivato a undici libri che rappresentano ciascuno una parte di me.

 

Come nascono le storie che narri? Sono tratte da esperienze reali, vissute da persone che ti capita di incontrare, oppure alcune sono autobiografiche, o derivano dalla tua immaginazione?

 

Le mie storie nascono da pensieri, letture, ricordi, sensazioni, ma anche da quello che mi rimane dentro dagli amici, parenti, conoscenti e incontri occasionali in un negozio, in piazza o in fila alle Poste. Nella testa tutto si mescola, si scinde in elementi che si ricombinano in modi imprevedibili alimentati dalla fantasia che sconfina nella follia, non di rado mi sorprendo ad aver concepito certe storie e certi personaggi.

In effetti non mi metto mai a decidere di scrivere o di creare, sono i personaggi e le loro vicende che mi vengono a trovare, appaiono all’improvviso. Poi alla fase ideativa segue quella di revisione e limatura, lavoro faticoso e noioso, ma assolutamente necessario. Voglio essere certo – il più possibile – che il lettore percepisca quello che avevo in testa io al momento della scrittura.

Per quanto riguarda le componenti autobiografiche… è inevitabile che frammenti più o meno rilevanti entrino nelle mie storie, seppure in modo indiretto e senza l’intenzione precisa, non credo che la mia vita includa vicende particolarmente interessanti e comunque evito il più possibile l’egocentrite, la patologia di molti scrittori che non creano nulla, ma si raccontano come se stessero facendo una seduta terapeutica con l’illusione di cambiare, con la fantasia, la propria vita assieme all’altrettanto egocentrica e un tantino adolescenziale convinzione di essere un modello dal quale l’umanità trarrà preziosi insegnamenti.

 

Leggendo il tuo libro intitolato “Il mio vero mondo”, contenente una raccolta di quaranta storie, si rimane attratti dalla tua capacità di esprimere concetti semplici. Storie che narri utilizzando uno stile fluido e rivolgendoti al lettore con naturalezza. Si ha la sensazione di condividere le vicende con i protagonisti del racconto. Nel mio caso, in alcuni passaggi, si è risvegliato qualche ricordo d’infanzia e in generale direi che è stato un ottimo strumento di riflessione.

Ti chiedo com’è nata l’idea di scrivere, per esempio, la storia “Pensare troppo”, che inizia con questa frase:

«Se scrivessi tutti i pensieri che mi girano in testa, redigerei un libro al giorno»,

oppure “Pioggia notturna” o “Vagabondo”, nelle quali il lettore ritrova il senso della vita e il valore delle piccole cose?

 

Mi fa piacere aver trasmesso questa sensazione di confidenza, rispecchia il mio modo di fare con le persone, anche quando le conosco da pochi secondi. E se i miei scritti stimolano a pensare o ricordare ne sono ancora più lieto.

Sullo stile di scrittura parto dal presupposto che il testo debba essere chiaro e semplice in modo che il lettore capisca quello che intendevo dirgli. Evito pertanto sintassi inutilmente arzigogolate, non devo dimostrare nulla, voglio che chi legge capisca e senta quel che intendevo dire e quello che sentivo, assieme all’obiettivo di stimolare i suoi ricordi ma più ancora riflessioni su se stesso, in modo che alla fine della lettura gli rimanga dentro qualcosa di nuovo e spero di importante.

E comunque a me piacciono le cose semplici, sono convinto che rendere le cose complicate è facile, il problema è renderle agevoli e questo vale non solo nella scrittura, ma in tutti i campi dello scibile umano. Riuscire a rendere facile un qualcosa elimina il superfluo e alla fine dimostra che quel qualcosa ha una sua sostanza e non è solo fumo. Purtroppo domina la convinzione che il semplice sia di scarso valore, io invece penso che il complesso sia solo un pretesto per celare appunto il fumo senza sostanza.

Il racconto “Pensare troppo” nasce dal continuo brusio di pensieri che ho in testa, anche solo vedere una formica che insiste a spingere una briciola mi conduce ad avere immagini e da queste nuove storie e nuovi personaggi. Credo sia per questo che scrivere mi fa bene, mi aiuta a ridurre quel brusio, anche se appena traduco in parole scritte un pensiero ecco che ne esce un altro.

“Pioggia notturna” si ispira alle mie passeggiate tardo serali che facevo nel periodo universitario, mi servivano per tranquillizzarmi dopo le giornate di studio. In quelle passeggiate ricordo i tanti dettagli che osservavo attorno a me e camminare in particolare sotto la pioggia mi dava la sensazione di maggiore intimità, era bello scorgere i dettagli in quel mondo bagnato dall’acqua che cadeva su tutto.

“Vagabondo” è un omaggio alla figura dei girovaghi e alle mille ragioni per le quali sono diventati tali, magari abbandonando la loro vita scegliendo di non accettarne una scontata e regolare. Il tema della fuga mi affascina quanto quello del viaggio: fuggire da se stessi, dalle regole, dalle banalità e da scelte che non ci appartengono più o peggio ancora che forse non sono state mai davvero nostre. È il tema del mio primo romanzo, “Sul bufalo d’acqua” nel quale il protagonista dopo essersi perso volontariamente e dopo una prolungata serie di traversie, alla fine incontra un tale che gli intima di regalargli una parte della saggezza costruita nel suo lungo cammino e lui risponde che “La più grande libertà è sorprendere il proprio destino”. Chi conosce la storia del taoismo riconoscerà quanto si racconta di Lao Tsu. Il tema della fuga è presente anche nel romanzo “Il mio sentiero” nel quale il protagonista, nel corso di un’escursione in montagna, decide di non fare ritorno e in “Yuan e Xin Li” la storia di un bambino all’epoca della nascita dell’impero cinese.

 

Come si può definire la tua scrittura?

Ho l’ardire di definire il mio scrivere una “scrittura esistenziale” perché i miei personaggi e le loro vicende girano sempre attorno a problemi dell'esistenza: il senso della vita, la ricerca delle cose davvero importanti, le riflessioni sulle banalità, le aspettative esagerate e via dicendo. Ho bisogno di respirare attraverso le storie, quindi tempo e spazio voglio che non abbiano confini, non mi piacciono le piccole vicende di piccole persone alle prese con piccolezze. Quando scrivo mi sento su una collina a guardare il mondo in modo da vedere al di là delle pareti domestiche, dei confini delle città e di quelli degli stati, visto che di fronte all’avanzare del tempo e rispetto all’età delle stelle sono davvero piccole cose, per non dire insignificanti.

 

Oltre ai libri scrivi anche racconti e articoli su riviste.

I racconti derivano da partecipazioni a concorsi letterari cui prendo parte per mettermi alla prova con temi non del tutto miei, ma ideati da altri, un utile esercizio che considero una sorta di palestra. Una buona parte dei racconti non vince nulla, una parte viene apprezzata e inserita in antologie di autori vari, qualcuno vince, ma ripeto la cosa fondamentale è fare esercizio e confrontarsi con altri autori.

La collaborazione con alcune riviste mi piace perché mi permette di scrivere anche di temi professionali, ma – non lo voglio certo negare – per guadagnare un po’ di visibilità e comunque mi piace sfogliare una rivista e ritrovarmi, sperando di essere letto anche da non mi conosce.

 

Stai scrivendo un nuovo libro? Ci puoi anticipare qualcosa?

Sto lavorando alla mia dodicesima creatura – i miei libri li percepisco come figli – da quasi due anni. Contavo di pubblicarlo già nell’estate scorsa, ma la pandemia mi ha rallentato e a differenza di altri autori che dicono di aver trovato tempo e ispirazione, io non vedevo l’ora di tornare a respirare fuori dal lockdown. Sono comunque nelle fasi finali e conto di consegnarlo alle stampe entro la primavera.

Posso anticipare che il libro insiste sul tema del viaggio, un viaggio molto intimo, fatto di osservazioni e di soliloqui, più che di spostamento spaziale, anzi “Soliloquio” era il titolo che all’inizio avevo deciso di dargli. Quello definitivo lo saprete a breve! Non ho ancora capito come lo potrò classificare in quanto non è un diario, né tantomeno un romanzo, vabbè, la questione delle categorie non è così importante!

 

Oltre al libro, quali progetti letterari hai per il futuro?

Nel corso del Lockdown il Comune di Treviso aveva ideato l’iniziativa denominata “Treviso adotta i suoi artisti” a favore degli artisti locali in modo da stimolare e conservare la cultura e l’arte in tutte le sue forme. Assieme alla collega Patrizia Ferraro, lettrice interpretativa e presentatrice, ho proposto il tema esistenziale del viaggio nelle sue varianti a partire da quattro miei romanzi: “Sul bufalo d’acqua”, “Yuan e Xin Li”, “I silenzi di Fumegai” e “Il mio sentiero”. L’evento è stato già selezionato e finanziato, siamo in attesa di essere chiamati per la sua realizzazione. Sarà sicuramente un’occasione per incrementare la mia visibilità, ma più che altro rappresenta per me un riconoscimento di non poco conto.

Nel mio futuro letterario c’è un progetto editoriale fra lo storico e il biografico sul quale sto lavorando da un po’ di tempo assieme a una persona, ma per ora è Top Secret! E non escludo di iniziare un nuovo romanzo, ma su questo sono ancora “in alto mare”.

 

Chi fosse interessato a vedere la tua attività letteraria o mettersi in contatto con te come può farlo?

Mi si può contattare nel mio profilo Facebook, su Instragram (alessandro.fort.7) e sul blog fortalessandropensiero.blogspot.com

Ringrazio Manuela Moschin che mi onora con l’invito a questa intervista e tutti i miei lettori vecchi e nuovi che vorranno seguire i miei lavori e i miei eventi.

 

Ti ringrazio Alessandro, leggerti è stato veramente piacevole e interessante. Non vedo l'ora di scoprire il tuo dodicesimo libro.

 

ALESSANDRO FORT

Sono nato a Mestre nel 1963, mio padre era un disegnatore edile. Quando uscite dalla stazione di Mestre e vedete all’inizio della via Piave l’Hotel Plaza, ecco lui realizzò parte dei disegni del progetto originale. E se qualcuno va a Gardaland, ebbene le sue penne a china hanno vergato i lucidi dei disegni progettuali della Nave dei Pirati. Mia madre venne inserita in un collegio e successivamente fece l’assistente sanitaria presso una casa di cura. Le loro vicende si ritrovano in alcune mie storie.

Mi sono laureato in Psicologia e mi sono occupato di formazione nell’Area Comunicazione Interpersonale e Gestione delle Risorse Umane, e poi progettazione e coordinamento su progetti per il Fondo Sociale Europeo e Regione Veneto, ultimamente anche di docenza di Scienze Umane.

Ho collaborato con varie riviste quali “Treviso, Città e Storie” sulla quale scrivo tuttora, “La salamandra Baby” (rivista per genitori e allievi della scuola primaria), “La salamandra” (rivista interscolastica e universitaria), “MarcaAperta”, “Sport & Beauty”.

Ho pubblicato i seguenti libri: “Scuola, istruzioni per l’uso” (manuale) - “Lavoro, istruzioni per l’uso” (manuale) - “Come si impara un mestiere” (biografia di un barbiere) - “Il mio vero mondo” (racconti) - “Sul bufalo d’acqua” – (romanzo) - “Essentia” (raccolta di aforismi) - “Il cacciatore di ladri” (romanzo noir) - “Yuan e Xin Li” (Romanzo) - “I silenzi di Fumegai” (romanzo) – “Il mio sentiero” (romanzo) - “Lettere prima della guerra” (racconto). Ho scritto e continuo a comporre racconti per la partecipazione a concorsi letterari.

 

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