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Tempo Ordinario: Domenica III dell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)           

Tempo Ordinario: Domenica III dell'Anno B

I - Marco 1,14-20 – 1. Giovanni viene arrestato e Gesù si trasferisce in Galilea (14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio), dove è Nazaret e ci sono i suoi parenti e conoscenti; continua ad andare in giro, riprendendo e approfondendo la predicazione di Giovanni Battista, che esortava: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino (Mt 3,2). Gesù aggiunge (15 e diceva) 2 elementi importanti: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (15). Anzitutto non perdiamo di vista chi è Gesù, quale è apparso nel tempo di Natale e nelle prime due Domeniche del Tempo Ordinario: è il Figlio di Dio e anche figlio di Maria, è il Rabbi - Maestro, è l'Agnello di Dio, il Messia - Cristo, il Re d'Israele e il suo Conforto e Redentore, il Salvatore, la Luce delle Genti, la Parola ultima del Padre, ecc. Riflettiamo, inoltre, anche su che cosa dice: Il tempo è compiuto (15), cioè è finita l'attesa del Salvatore, durata millenni dalla creazione dell'uomo; è venuto chi è il nemico totale del Serpente (Satana) e ne schiaccia la testa. Il regno di Dio è vicino (15), cioè Gesù viene a invitare gli uomini a condividere l'inimicizia di Dio verso il suo avversario Satana, che è anche il loro peggior nemico - ed essi neanche se ne rendono conto. Si estende il Regno di Dio man mano che gli uomini ci avvicinano a Dio e lo accettano come Signore e soprattutto come Padre, rispettandone i comandamenti dell'amore. Convertitevi (15) cioè è necessario lasciarci trasformare da Dio per diventare ed essere veri discepoli Gesù; dobbiamo cambiare il nostro attuale modo di pensare e amare e agire. Credete al vangelo (15), cioè occorre riconoscere che Dio ama ogni uomo e vuole salvarlo; poiché non ci possiamo salvare da noi stessi, con le nostre forze, ma solo Dio lo può fare, di sua iniziativa e per mezzo di Gesù, Dio e Uomo, Maestro e Salvatore, Modello di vita: dobbiamo credere in Gesù per quello che è e accettare il suo insegnamento su quello che dobbiamo credere e fare e attingere da lui la forza per metterlo in pratica. La nostra salvezza dipende dal nostro rapporto con Gesù: Lui dobbiamo mettere al centro della nostra vita. Leggiamo il Vangelo, meditiamolo, contempliamo Gesù come facevano Maria e Giuseppe, gli Apostoli e i discepoli di tutti i secoli. E diventeremo uomini nuovi: cambierà il nostro modo di pensare, amare, agire.

2. Gesù sta compiendo con fedeltà la sua missione, che durerà solo poco più un paio d'anni e mezzo, e, pensando al futuro di essa, incomincia a cercare quelli che la continueranno nel tempo. Così, mentre cammina lungo la riva del Lago, vede i due fratelli Simone e Andrea, impegnati nel loro lavoro di pescatori (16 Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini») e li invita a seguirlo, perché li farà pescatori di uomini (17 Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori). Essi lasciano il lavoro e si mettono appresso a lui, stabilmente, in vita comune. Poco dopo la scena si ripete con i due figli di Zebedeo, Giovanni e Giacomo, che stanno rassettando le reti (19 Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti). Anche loro lo seguono all’istante, lasciando il padre e i suoi garzoni nella barca (20 E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui). (a)  Gesù chiama ed essi, che forse già da tempo conoscevano Gesù, che predicava da alcuni mesi nello stesso periodo di Giovanni Battista (4), obbediscono subito alla chiamata. Certo alla chiamata esteriore Gesù aggiunse anche un'altra azione, forte e interiore, per aiutarli a rispondere generosamente e prontamente e a superare tutti gli ostacoli, che si potevano frapporre: Pietro era sposato e Giovanni e Giacomo erano figli di famiglia; necessità di lavorare, ecc. Sono un esempio per noi di come dobbiamo essere generosi con Dio che ci chiama, convinti che egli ci dà tutte le grazie interiori ed esteriori necessarie per seguire la vocazione e perseverare in essa. (b) Dio ci chiama nella situazione concreta, dove ci trova sia quanto allo spazio e al tempo, sia quanto alla nostra situazione fisica e psichica e spirituale. Solo lui ci può dare la capacità di operare rettamente per la missione con la pienezza dei doni e dei carismi, che lo Spirito Santo effonde su di noi. Mosè oppose la balbuzie, Geremia la giovane età… ma Dio aiutò ciascuno a superare con la sua grazia tutti gli impedimenti. E’ indispensabile però mantenere l’unione con Dio. (c) Gli Apostoli hanno bisogno di stare con Gesù, perché non si tratta di imparare una lezione, ma di assumere uno stile di vita, che è quello di Gesù, e di essere pastori secondo il suo Cuore, in modo da pascolare le pecorelle, che restano sue, come farebbe lui.

II - Giona 3,1-5.10 - Dio si rivolge una prima volta Giona e gli ordina di andare a Ninive, la capitale dell’Assiria, nemica di Israele, per predicare agli abitanti e invitarli alla conversione, onde evitare la distruzione della loro città. Ma Giona si ribella a Dio e va in direzione opposta; sta per morire e invoca Dio, che con un miracolo lo salva e gli rinnova l'ordine (1 Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore) di andare a predicare a Ninive (2 Alzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico). Giona stavolta obbedisce (3 Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore) e si reca in questa città molto estesa (3 Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino). Giona annuncia la necessità della conversione immediata; in caso contrario Ninive sarà distrutta entro 40 giorni (4 Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta»). I Niniviti credono alla Parola di questo Dio, che non conoscono, per giunta comunicata da un profeta straniero; digiunano e fanno penitenza fisica (5 I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli), per significare l'abbandono del peccato, che è proprio ciò che vuole Dio (10 Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia): così Egli rinuncia a mandare il castigo (10 e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece). (a) Il Dio degli Ebrei si mostra Dio di tutti gli uomini, perché è l'Unico, e si preoccupa della salvezza di tutti. Perciò rivolge la sua attenzione anche a un popolo che non lo conosce e gli manda il suo profeta per annunciare la via della salvezza. Così fa ora Dio attraverso Gesù e gli apostoli di tutti i tempi. La salvezza è possibile solo per mezzo della fede in Dio e nella sua Parola, che va messa in pratica, abbandonando idee e azioni cattive. (b) I Niniviti si convertono, ma Giona non lo è completamente - come si vede dal seguito della storia -, perché non riesce ad accettare che Dio abbia misericordia per loro. Dio, nella sua misericordia per lui e nella sua sapienza infinita, realizza anche la conversione completa del suo profeta, mettendogli sotto gli occhi proprio la Sua misericordia.

III - 1Corinzi 7,29-31 – S. Paolo ci esorta a tener conto che è breve il tempo tra la prima e la seconda venuta di Cristo (29 Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve); in occasione della sua seconda venuta ci sarà il giudizio “universale” per tutti gli uomini; ma già alla fine della nostra vita, ce ne sarà uno “particolare” per ciascuno di noi. Dobbiamo arrivarci preparati in modo da essere ritenuti degni, per la misericordia di Dio, di essere ammessi a stare col Signore per sempre. Perché questo si realizzi, è necessario che noi viviamo con uno stile di vita, che corrisponda alla nostra chiamata a essere veri discepoli del Signore Gesù: figli di Dio Padre, fratelli di Gesù Cristo, dimora e amici dello Spirito Santo, che praticano l’amore verso Dio e verso il prossimo. Dio deve essere al centro della nostra vita e noi dobbiamo avere il cuore distaccato da tutto: dai beni di questo mondo (30 quelli che comprano, come se non possedessero), tenendo sotto controllo l'uso che ne facciamo (31 quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente), dai godimenti della vita (30 quelli che gioiscono, come se non gioissero), e anche dalle sofferenze che ci colpiscono (30 quelli che piangono, come se non piangessero), e persino dalla vita familiare (29 d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero). Il motivo per non attaccarsi alle realtà terrene sta nel fatto che tutte queste cose restano in questo mondo e non ci seguono nell'eternità (31 passa infatti la figura di questo mondo!); dobbiamo lasciarle tutte. Quello che portiamo con noi nell’eternità è solo l'amore a Dio e al prossimo, e le opere che l’esprimono, perché animati dalla fede in Lui e nel suo amore e dalla speranza, che ci hanno fatto affidare a Lui. Teniamo gli occhi bene aperti perché il tempo a disposizione è poco e dobbiamo usarlo bene: da come ce ne serviamo dipende la nostra sorte eterna, felice o infelice. Dio ci ha creati per la felicità eterna e, per realizzarla, ha mandato suo Figlio.

EUCARESTIA. La partecipazione alla Messa è un continuo invito alla conversione, a incominciare già dall’atto penitenziale; l’invito è riproposto dalla Parola di Dio, che ci propone il mondo di pensare e di agire di Dio, che è tanto diverso dal nostro e al quale noi dobbiamo adeguarci. Gesù, presente sotto il segno del pane e del vino consacrati, è la sorgente di forza per realizzare la nostra conversione. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia della conversione autentica. 

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