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Tempo Ordinario: Domenica 29 dell'Anno A

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

mons. Francesco Spaduzzi

francescospaduzzi@virgilio.it


I - Matteo 22,15-21 – 1. (a) I Farisei sono pieni di odio per Gesù, perché egli smaschera la loro falsa religiosità: non osservano le legge di Dio per onorarLo, ma per attirare l'attenzione su di sé; perciò si riuniscono per decidere come tendergli qualche trappola, farlo parlare e accusarlo presso le autorità religiose o civili (15 Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi). Chiediamoci: quali intenzioni abbiamo quando facciamo le nostre buone azioni: la gloria di Dio o la nostra? Se cerchiamo la nostra, non possiamo sperare ricompensa da Dio, giacché non abbiamo fatto per Lui il bene. (b) Si presentano a Gesù i discepoli dei Farisei, nemici dei Romani che occupavano la Palestina, e quelli del partito di Erode, collaboratori stretti dei Romani (16 Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani) e Gli fanno una grande lode: lo chiamano col titolo di Maestro (16 a dirgli: Maestro) e dichiarano di sapere che Egli dice la verità e insegna la via, che conduce a Dio secondo quello che è la volontà di Dio (16 sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità); inoltre affermano che Egli non si lascia condizionare da nessuno nel suo insegnamento e nel suo modo di agire, perché non fa distinzione tra potenti ricchi o poveri, nobili e popolari, governanti o sudditi (16 Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno). Gesù effettivamente dice sempre la verità senza paura di nessuno, ma coloro che fanno queste giuste affermazioni sono persone false (18 Ipocriti): non credono a quello che dicono; essi non Gli prestano né ascolto né fede e non mettono in pratica la sua Parola. Riconosciamo noi invece, perché perfettamente convinti, che Gesù dice la verità ed è la Verità e sforziamoci di metterla in pratica col suo aiuto.

2. Dopo aver elogiato Gesù, gli rivolgono la domande insidiosa se è giusto pagare il tributo all'imperatore di Roma (17 Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?). Gesù conosce bene la loro malvagità e gliela rinfaccia senza mezzi termini, definendoli ipocriti e falsi e domandando loro perché questa domanda insidiosa (18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?). La domanda è imbarazzante e la risposta pericolosa: se Gesù dice che è giusto pagare il tributo, si rende antipatico agli Ebrei devoti ed ai discepoli, che lo giudicano immorale, perché -  secondo loro - è in contrasto con i diritti di Dio in quanto solo Lui è il re del Popolo ebreo; se dice che non è giusto, Lo denunzieranno gli interlocutori come ribelle e sobillatore alle autorità romane. Situazione difficile per chiunque, ma non certo per Lui, che è Sapienza infinita. Gesù si fa mostrare la moneta del tributo (19 Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro): c’era impressa l'immagine dell'imperatore (20-21 Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21 Gli risposero: «Di Cesare») ed era moneta corrente in Israele. Gesù fa notare loro che, se essi la usano nella loro vita quotidiana, già stanno riconoscendo il dominio di Roma e quindi è giusto che diano a Roma ciò che viene da Roma, così come bisogna dare a Dio ciò che Gli è dovuto, secondo la Sua Legge: Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (21); si tratta di due autorità diverse, ma non contrapposte: finché lo Stato non ordina qualcosa di immorale, bisogna ubbidire. Ammiriamo la Sapienza infinita di Gesù (Mt 22,22) e aderiamo al suo insegnamento così importante nella vita quotidiana: noi siamo membra del Corpo di Cristo e quindi costituiamo la Chiesa, ma siamo anche cittadini della Terra e di uno Stato particolare. Abbiamo doveri verso Dio e lo Stato e perciò dobbiamo essere buoni figli di Dio e buoni sudditi dello Stato.

II - Isaia 45,1.4-6 - (a) Il Dio degli Ebrei parla e si presenta come l'unico vero Dio: Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio (5);  Io sono il Signore, non ce n’è altri (6), e afferma che tutto esiste per lui: non c’è nulla fuori di me (6). E’ la professione di fede degli Ebrei e di tutti gli uomini che ragionano: esiste un solo Dio e non molti dei; questi sono stati inventati per una religiosità deformata dagli uomini a volte per il desiderio di trovare Dio dappertutto e altre volte per giustificare i propri vizi, come nel caso di dei, protettori e collaboratori dei malvagi. Noi crediamo nel Dio unico, onnipotente, sapienza infinita, bontà infinita. (b) Egli è il Dio che guida la storia personalmente, come fa quando sceglie le persone che lo conoscono, come Mosè, Giosuè, i Giudici, Davide, i Profeti, e anche quelli che non lo conoscono, come Abramo, Nabucodonosor, Ciro (4 sebbene tu non mi conosca; 5 anche se tu non mi conosci). Dio sceglie Ciro (1 Dice il Signore del suo eletto, di Ciro); lo chiama col suo nome (4 io ti ho chiamato per nome;  cfr. Is 45,3); lo prende per mano (1 Io l’ho preso per la destra); gli dà il titolo (4 ti ho dato un titolo) di re; lo rende capace di cose grandi (5 ti renderò pronto all’azione); gli affida il compito di fare la grande storia e la svolta nella storia: conquistare molte nazioni per farne un impero (1 per abbattere davanti a lui le nazioni), spodestare re (1 per sciogliere le cinture ai fianchi dei re), sottomettere città imprendibili (1 per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso). Tutto questo Dio lo fa per la Sua gloria, perché sia conosciuto e amato e servito da tutti i popoli (6 perché sappiano dall’oriente all’occidente che non c’è nulla fuori di me) e per mostrare il suo amore verso il suo popolo  (4 Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto), al quale vuole ridare libertà e dignità dopo il castigo. Dio è infinitamente potente: intervenne nella storia del mondo di allora e guida la storia del mondo odierno, la prevede e la guida verso il bene, anche quando gli uomini si ribellano: comunque egli scrive dritto sulle righe storte degli uomini e realizza gli avvenimenti che vuole. Dio guidò gli avvenimenti della prima guerra mondiale verso la pace, come aveva promesso per mezzo della Madonna ai tre ragazzi di Fatima il 13 luglio 1917, e fece preannunciare la seconda, se gli uomini non pregavano e non facevano sacrifici; poi fece cadere il comunismo in Russia nel 1989-91, secondo la medesima parola della Madonna. Egli guida anche la nostra piccola storia personale come fece con Ciro, con Abramo, Mosè, Davide, Maria. Se ci lasciamo guidare da Lui, andrà tutto per il nostro bene e la Sua maggior gloria. Se invece vogliamo fare noi e decidere noi quel che Dio deve fare, peggio per noi! Provocheremo sofferenze a noi e degli altri e soprattutto a Dio, che si dispiace molto quando ci facciamo male.

III - 1Tessalonicesi 1,1-5b – (a) San Paolo scrive ai Tessalonicesi per completare il suo insegnamento e chiarire alcuni punti: infatti a causa della persecuzione era dovuto scappare prima  di portare a termine la sua predicazione; perciò i Cristiani non avevano avuto il tempo di approfondire e rafforzare la loro fede. Paolo augura alla comunità la benevolenza di Dio, che desideravano i Greci, e la pace, considerata dagli Ebrei la somma di tutti i beni spirituali e materiali; il saluto è diretto alla comunità, che è nel Padre e in Cristo Gesù, cioè che è unita a Dio sotto l'influsso di Cristo, è conformata al suo spirito, ed è partecipe della sua vita divina (1 Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace). Paolo rivolge anche a noi questo saluto e augurio. (b) All'inizio della Lettera, secondo lo stile del tempo, egli eleva una benedizione o ringraziamento a Dio per i fedeli, che raccomanda nelle sue preghiere (2 Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere) e di cui ricorda continuamente alla presenza di Dio, nostro Padre celeste, la fede attiva, la carità impegnata e la speranza solida in Cristo (3 e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro). Sono le virtù teologali, che rivelano che questa comunità cristiana è veramente fiorente e che ogni Cristiano deve praticare per essere veramente tale. Esaminiamoci come pratichiamo queste virtù. (c) S. Paolo ricorda ai Tessalonicesi la comune fratellanza e soprattutto che Dio li ama e li ha chiamati alla salvezza (4 Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui). In effetti il Vangelo è stato loro proposto non con una predicazione qualsiasi, ma appoggiata con miracoli dello Spirito, che li ha portati a una convinzione profonda (5 Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione). Tutti dobbiamo considerarci amati da Dio e suoi eletti a causa della nostra adesione al Vangelo, la quale è sempre dono di Dio. Tutto il cammino alla fede prima e dopo il battesimo è dono invisibile dello Spirito Santo, che ci vuole formare cristiani convinti e operosi e fratelli fra noi.

EUCARISTIA. Nella Parola di Dio ci vengono proposte le verità fondamentali, che sono i due misteri principali della fede; Gesù lo contempliamo e ascoltiamo, ma dobbiamo anche imitarlo, particolarmente nel servizio di Dio e dei fratelli. La Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, ci ottengano la grazia di seguire il loro esempio nella fedeltà alla Parola di Dio, per la forza che ci viene dall’incontro con Gesù nei sacramenti. 


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