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L'uomo della strada non è peggiore ma neanche migliore della persona bene introdotta

Caro direttore, commentando la risposta che un noto virologo ha dato ad un suo collega che lo ha insultato pesantemente (“Certe cose me le aspetto dall’uomo della strada”) Michele Serra ha sostenuto di non credere che, quanto all’uso violento dei social, l’uomo della strada sia per principio peggiore della persona bene introdotta (L’uomo della strada non c’entra; La Repubblica, 28/6/2020). Questo è sicuramente vero. Ma poi ha aggiunto “Quando sente l’odore del sangue, accorre anche l’uomo della strada: ma non è lui il mandante”. Su questa affermazione non sono d’accordo. Secondo me essa è la spia di una vecchia concezione dei marxisti secondo la quale gli ultimi (gli operai, i contadini, i braccianti, i poveri, ecc. ecc.) non sono colpevoli per le loro cattive azioni perché essi sono influenzati negativamente da coloro (i borghesi, i capitalisti, ecc. ecc.) che li precedono nella scala sociale. Questo non è vero. Sono convinto che ogni uomo ha la capacità di discernere il bene dal male e quindi è nelle condizioni di poter decidere autonomamente sui propri comportamenti. Spesso i delinquenti sono persone agiate e istruite ma nella maggior parte dei casi non è così; i più importanti capi mafiosi sono di umili origini. Non bisogna, perciò, compatire più di tanto l’uomo della strada; quando sbaglia va criticato e sanzionato allo stesso modo di tutti gli altri uomini.
 
Cordiali saluti
 
Franco Pelella - Pagani 

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