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Tempo Ordinario: Domenica XIII dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni


mons. Francesco Spaduzzi

 francescospaduzzi@virgilio.it   

 

 

 I - Matteo 10,37-42 – Gesù, alla presenza della folla, nella quale erano molti, che lo seguivano per curiosità o per i miracoli o per le loro aspettative messianiche sbagliate, dichiara senza mezzi termini che, per essere i suoi veri discepoli, occorre dare la precedenza a lui in ogni circostanza della nostra vita e in tutte le scelte che facciamo. In sostanza, quando c'è conflitto - come sempre capita - tra la sua Parola e le nostre tendenze e desideri cattivi o la mentalità mondana o i suggerimenti del diavolo, noi dobbiamo decidere di seguire sempre Gesù. Questo potrebbe anche comportare di doversi distaccare da genitori e figli e persone care se la conservazione dei rapporti con loro dovesse ostacolare la nostra unione con Cristo (37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me); pensiamo ai tanti consacrati e ai tanti che ricevono una missione da Gesù, che li allontana dalla famiglia; essi amano i familiari ma Gesù merita la precedenza. Questa preferenza per Gesù può obbligare ad affrontare sofferenze più o meno pesanti per essere fedeli a lui, cosa che egli esprime con le parole portar la croce (38 chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me): a volte bisogna fare molti sacrifici per restare fedeli in un mondo che va in direzione opposta alle indicazioni di Gesù e in alcune zone potrebbe essere necessario anche rinunciare alla propria vita fisica (33 e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà) come nel caso dei tanti Martiri del passato, soprattutto dei primi tre secoli della Chiesa e nel secolo scorso, ma anche di oggi. Coloro che perdono la vita per Cristo in realtà la salvano (33) perché per la loro fedeltà entrano nella vita eterna del Paradiso, che è il modo migliore per conservare la vita per l'eternità, a differenza di quelli che credono di salvare la vita fisica e la perdono, perché non la vivono secondo la Parola di Gesù (39 Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà). Riflettiamo ed esaminiamoci per vedere che cosa ci impedisce di vivere in pieno la nostra fedeltà a Cristo: fondamentalmente le tre insidie da esaminare sono sempre le tendenze cattive che ci portiamo dentro, la mentalità mondana, dalla quale ci mette in guardia Gesù e della quale tante volte il Papa sottolinea la negatività e il pericolo, e infine Satana, che le inventa tutte per farci allontanare dal Salvatore ed è furbissimo nello sfruttare i nostri punti deboli.

2. Gesù sta parlando agli Apostoli e ricorda loro che considera fatto a sé il trattamento, che sarà riservato loro dagli uomini (40 Chi accoglie voi accoglie me): in effetti egli ha affidato loro la missione, che aveva ricevuta dal Padre (Gv 20,21-22) e pertanto la buona accoglienza, riservata loro, diventa anche buona accoglienza del Padre stesso (40 e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato) e ottiene naturalmente la ricompensa da parte sua. Gesù precisa che chi accoglie bene un profeta perché tale e ne accetta il messaggio riceverà la ricompensa riservata al profeta (41 Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta); e chi accoglie bene un osservante della legge di Dio ne condividerà la ricompensa (41 e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto). Anzi in questo campo nulla va perduto, nulla resta senza premio, neanche la più piccola opera buona, fatta per amore di Gesù a un suo discepolo: persino un bicchiere di acqua fresca (42 Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa). Di questo troviamo già esempi nell'Antico Testamento: erano ricompensati con grande generosità da Dio coloro che accoglievano i Suoi inviati, come avvenne alla vedova di Sarepta, che accolse Eliseo (1Re 17,9-16). Ricordiamoci anche che il bene che facciamo o rifiutiamo ai fratelli bisognosi è fatto o rifiutato a Cristo stesso (Mt 25,31-46). Trattiamo bene il prossimo e  specie i consacrati al servizio del Signore ed Egli stesso sarà generoso con noi.

II - 2Re 4,8-11.14-16a - Eliseo, uno dei grandi profeti dell'AT, passò per Sunem ed ebbe cortese ospitalità da parte di una donna  (8 Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare); in seguito, quando passava di lì, era ospite della donna (8 In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei). Essa espresse al marito la sua convinzione che Eliseo era un santo uomo, tutto di Dio (9 Ella disse al marito: Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi) e gli propose di costruire una stanza al piano superiore con un minimo di arredamento, in modo da consentirgli di riposare (10 Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare). Ed Eliseo continuò a utilizzare la stanza (11 Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò), ma voleva anche mostrare la sua gratitudine alla donna e perciò chiese notizie su di lei al proprio servitore (14 Eliseo replicò: «Che cosa si può fare per lei?»); questi gli fece notare che la coppia non aveva figli e per giunta il marito era vecchio (14 Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio»). Eliseo la fece chiamare e a lei, ferma sulla porta per rispetto (15 Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta), profetizzò che fra un anno avrebbe già avuto tra le braccia un figlio (16 Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia»). Certo bisogna fare del bene a tutti quelli che stanno nel bisogno, buoni e cattivi, ma è giusto che si presti attenzione particolare alle persone che si dedicano al servizio di Dio, specie se a tempo pieno, cosa che impedisce loro di lavorare per mantenersi. L'AT aveva norme precise sulla materia; Dio mostrava di gradire molto chi le rispettava e faceva del bene a loro. Ricordiamo i benefici di Dio a quelli che aiutarono Geremia e i castighi a quelli che trascuravano il culto e i suoi servitori (cfr Aggeo e Zaccaria). Anche noi dobbiamo sostenere il culto e le persone che si dedicano al culto, e Dio non mancherà di farci sentire la sua benedizione.

III - Romani 6,3-4.8-11 – (a) Cristo Gesù (11) è morì veramente (10 Infatti egli morì) e questo avvenne per i peccati degli uomini, per espiarli una volta per sempre (10 e morì per il peccato una volta per tutte). Fu sepolto (cfr. 4), risorse e non può più morire perché la morte non ha più potere su di lui (9 sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui); egli ormai vive per sempre e vive per la vita divina che il Padre gli comunica (10 ora invece vive, e vive per Dio; cfr Gv 6,57). Rinnoviamo la nostra fede nella morte e resurrezione di Gesù, che egli ha vissute per espiare i nostri peccati e per comunicarci la vita divina. Egli si è sottomesso alla morte fisica per sottrarci alla morte spirituale del peccato e così poterci comunicare la sua vita, che riceve dal Padre. Come si realizza in noi la morte al peccato e la resurrezione a vita nuova? Anzitutto ci uniamo a Gesù per la fede: crediamo nella sua persona e nel suo insegnamento – così moriamo al nostro modo di pensare e assumiamo il suo - e così già realizziamo un'iniziale unione con lui (Gv 6,29.35.40.47); poi obbediamo al suo ordine di farci battezzare (Mt 28,19; Mc 16,16), che porta all’unione piena con Lui. (b) Ogni sacramento è un modo di presenza di Gesù per incontrarci e darci la morte al peccato e la resurrezione a vita nuova; il primo dei sacramenti è il battesimo, che raffigura e ripresenta la morte di Cristo con l'entrata della persona nell'acqua e la resurrezione di Cristo con la sua uscita dall'acqua. Cristo agisce nel battezzato - perché così lui ha stabilito di fare nel sacramento e lo ha istituito per questo - e realizza il fine proprio del sacramento: appunto la morte del credente al peccato e la sua resurrezione a vita nuova. In effetti quanti siamo stati battezzati in Cristo, lo siamo stati nella sua morte (3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?) e resurrezione (4 affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova); nel battesimo quindi noi siamo morti e siamo stati sepolti con Cristo; e in esso siamo anche risorti con lui e viviamo della sua vita divina (8 Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui). Perciò dobbiamo considerarci in Cristo morti ormai al peccato e viventi per mezzo di Dio, morti e viventi perché inseriti in Cristo Gesù (11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù), membra del Corpo mistico di Cristo. Chi oggi vuole incontrare Gesù perché crede in lui e vuole morire al peccato per condividere la sua vita divina, lo può fare ricevendo i sacramenti: in essi Gesù si rende presente, unisce la persona a sé e le comunica la sua vita divina; ogni sacramento dà la grazia santificante o la rafforza e la grazia sacramentale propria di ogni singolo sacramento. Il battesimo ci fa membra del Corpo di Cristo, dimora dello Spirito Santo, figli di Dio bambini; diventiamo adulti nella cresima. Tutti i sacramenti contribuiscono alla crescita della vita spirituale del fedele e a farlo diventare sempre più maturo. Crediamo, decidiamo di approfondire meglio la dottrina dei sacramenti e alimentiamo in noi le disposizioni necessarie per renderli fruttuosi.

EUCARESTIA. In essa riceviamo Gesù nella Parola e nel Pane e Vino consacrati e riceviamo la grazia di rafforzare la nostra morte al peccato e intensificare la vita divina e anche di accogliere bene i suoi rappresentanti e tutti gli uomini, segni della sua presenza. Chiediamo queste grazie alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni.  

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