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Tempo Ordinario: Domenica V anno A

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

I - Matteo 5,13-16 – 1.  Gesù ha proposto le Beatitudini ai discepoli e ha ricordato loro che la persecuzione è qualcosa che li accompagnerà sempre: bisogna accettare di essere poveri e anche di essere perseguitati per la propria fedeltà a Dio; poi paragona i discepoli alla luce e al sale. Dice loro che essi sono la luce del mondo: Voi siete la luce del mondo (14). In realtà anzitutto è Dio la luce (Sal 26,1; 4,7; 19,29; 35,10; 42,3) e prima sorgente della luce; anche Gesù dice di sé che è la luce (Gv 8,12; 1,4.5.7.8.9; 9,5); i discepoli, per la fede e il battesimo e la carità, sono uniti a Cristo, ricevono la luce da lui e a loro volta diventano luce per gli altri. La luce è sempre ben visibile, proprio come una città che si trova su un monte (14 non può restare nascosta una città che sta sopra un monte): forse Gesù indicava la città di Safar a 700 m. di altezza, come i paesi della Lucania; anche in una casa la lampada non si mette sotto il secchio ma in alto perché faccia luce a tutti quelli che stanno in casa (15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro; e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa); alla stessa maniera la luce dei discepoli deve risplendere davanti agli uomini di modo che questi vedano le loro azioni buone e ringrazino Dio loro Padre, che è nei cieli (16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli). La luce dei discepoli è certamente nella trasmissione fedele, inalterata e coraggiosa, della Parola di Dio, che parte da Dio e attraverso Gesù arriva agli Apostoli e a noi; ma sta soprattutto nelle opere buone, cioè nel mettere in pratica la Parola di Dio con la sua grazia, come facevano Maria e Giuseppe, la migliore e il migliore dei Discepoli di Gesù, ognuno di essi madre e fratelli e sorelle di Gesù (Mt 12,50). I Discepoli fanno le opere buone, ma i non credenti e i poco credenti le vedono e ne ricavano il buon esempio e hanno l’occasione di ringraziare Dio per tali buone opere; così incominciano a sentirsi attratti da questa luce di Dio e di Cristo, che arriva a loro attraverso il discepolo, e desiderano a loro volta di diventare anche loro discepoli. Il cristianesimo si diffonde  non tanto o non solo grazie alla parola umana, quanto e molto più per attrazione.  

2. Come il Discepolo è luce del mondo, così ne è il sale: Voi siete il sale della terra (13). Esso  serve come purificante e conservante e per dare sapore ai cibi; così i Discepoli con la loro testimonianza per il Vangelo, quella della parola e della vita, hanno il compito di preservare il mondo dalla corruzione e di donare alla convivenza umana la dignità e responsabilità, che si addicono ai figli di Dio. Se i Discepoli non lo fanno, diventeranno inutili (13 A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente) e toglieranno al mondo la luce della fede e il calore della carità; inoltre non preserveranno il mondo dalla corruzione del male e non gli daranno il gusto della vita, che solo loro possono dare, perché sono i portatori di un mondo nuovo; d’altronde se il sale - per assurdo – perde il suo sapore, nulla potrà ridarglielo (13 ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?). Con questo avviso Gesù raccomanda la fedeltà e la perseveranza, giacché chi non vive secondo le beatitudini perde la qualità di discepolo. E noi? Viviamo con impegno le beatitudini e diamo il buon esempio per mostrare il nostro amore a Cristo e per aiutare altri a sentire il desiderio di appartenergli? Gandi diceva che ammirava il cristianesimo ma non i cristiani e perciò non si diventava cristiano. Certamente esagerava, ma è vero che la nostra testimonianza scadente allontana tanti dall’avvicinarsi a Cristo.

II - Isaia 58,7-10 - Dio avverte il suo popolo che Egli vuole che non si opprimano gli altri e di non si disprezzino e non si chiacchieri contro di loro (9 Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio); richiede che si divida il cibo con chi ha fame e si sazi il povero (10 se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore), e anche che si ospitino i poveri senza tetto e si dia un vestito a chi non l'ha, e infine che non si abbandonino i propri simili, parenti compresi (7 nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?): anzi in questo consiste il vero digiuno secondo la volontà di Dio (7 Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato). A coloro che faranno questo tipo di digiuno, Dio promette che risponderà loro quando Lo chiameranno in aiuto e dirà loro: “Eccomi” quando Gli chiederanno assistenza (9 Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!»); di conseguenza  i suoi mali scompariranno rapidamente (8 la tua ferita si rimarginerà presto). In sostanza se il popolo di Dio si comporterà in modo giusto, Dio lo proteggerà con la sua presenza (8 Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà) e per esso ci sarà l'alba di un nuovo giorno (8 Allora la tua luce sorgerà come l’aurora), la luce scaccerà l'oscurità, in cui vive (10 allora brillerà fra le tenebre la tua luce), e sarà circondato dalla luce piena del giorno (10 la tua tenebra sarà come il meriggio). Dio vuole l'osservanza dei comandamenti, che rappresenta la pratica dell'amore verso Dio e verso il prossimo, e in particolare le opere di carità verso il bisognoso. Questo per Dio è il vero digiuno, che deve perciò consistere nel rinunciare al peccato e nel fare il bene. A noi, se noi faremo questo, Dio promette la sua presenza e protezione, l'esaudimento delle preghiere, di farci diventare faro che riceve la luce da Dio e la trasmette agli altri. Le nostre opere buone, che sono dono di Dio a noi, diventano da se stesse per gli altri luce, che attira verso Dio. Impegniamoci a fare le opere buone per la gloria di Dio e la salvezza del nostro prossimo.

III - 1Corinzi 2,1-5 - Paolo ricorda ai cristiani di Corinto che egli fece conoscere loro il messaggio di Dio con semplicità di linguaggio, senza sfoggio di parole piene di sapienza umana (1 Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza); aveva deciso di insegnare loro solo Cristo Crocifisso (2 Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso); perciò si presentò loro debole e pieno di timori e preoccupazioni (3 Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione). Egli predicò loro senza abili discorsi di sapienza umana, perché era la forza dello Spirito che doveva persuaderli e farli aderire a Cristo (4 La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza). Perciò la loro fede era fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (5 perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio). La nostra fede è sintentizzata nel Credo, che professiamo nella Messa: il più lungo è il cosiddetto Niceno-costantinopolitano, perché fu composto nel concilio di Nicea del 325 e in quello di Costantinopoli del 381; l’altro è il cosiddetto Simbolo Apostolico, antichissima professione di fede, anteriore al precedente e attribuito agli stessi Apostoli; entrambi espongono i 2 misteri principali della fede: unità e Trinità di Dio e incarnazione, passione e morte, resurrezione e ascensione di Gesù Cristo, con un accenno alla Chiesa terrestre e celeste, alla remissione dei peccati, al battesimo, e alla nostra resurrezione finale. C’è una terza professione di fede, brevissima: il segno della croce, che i cristiani dovrebbero fare con attenzione e devozione nei momenti principali della giornata. Queste verità fondamentali le aveva predicate Pietro con linguaggio semplicissimo, Paolo con linguaggio semplice, Apollo con linguaggio elegante, ma sono sempre le stesse verità: è sempre lo Spirito che parla attraverso gli Apostoli e i loro successori e collaboratori e inoltre apre il cuore dell’uomo all'accoglienza della Parola. Saremmo stolti ad attaccarci ai maestri eleganti e rifiutare quelli semplici: rischiamo di rimanere senza la Parola di Dio e senza nutrimento spirituale. Impariamo a gustare la Parola di Dio sia direttamente dalla Sacra Scrittura sia dai predicatori più o meno dotti, concentrando la nostra attenzione sul cibo, che è la Parola di Dio, ed evitando di dare importanza al piatto, che ce la presenta. Cerchiamo di leggere la Bibbia intera almeno una volta in vita, in modo da avere anche uno sguardo d’insieme, in cui inserire le singole letture, che ascoltiamo nelle celebrazioni liturgiche o leggiamo per conto nostro. Basterebbe leggere ogni giorno 35 versetti dell’AT e 11 del Nuovo Testamento e in due anni leggeremmo tutta la Bibbia, eccetto i Salmi, che vanno letti a parte, perché preghiere.

EUCARESTIA. Dio vuole da noi l’amore a Lui e al prossimo, fatto a sua immagine; poiché siamo deboli, ogni domenica, e anche ogni giorno, mette a nostra disposizione la duplice mensa della Parola e del Corpo e Sangue di Cristo, in modo che diventiamo capaci di vivere, facendo la volontà di Dio. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di partecipare con fede e amore all’Eucarestia domenicale, e meglio ancora più frequentemente. 





mons. Francesco Spaduzzi

francescospaduzzi@virgilio.it

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