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Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

   

 

I - Luca 17,11-19 – 1. (a) Gesù va verso Gerusalemme (11 Lungo il cammino verso Gerusalemme), che è il luogo della sua Passione e Morte per la Redenzione del mondo, della sua obbedienza suprema al Padre: mentre viaggia sta obbedendo al Padre, segno della pienezza del suo amore per Lui e per la sua immagine, che è l'uomo. Gesù fa di tutta la sua vita un atto di obbedienza al Padre e quindi un sacrificio continuo per la gloria del Padre e per la santificazione degli uomini (Eb 10,5-10). Anche noi dobbiamo obbedire a Dio tutta la nostra vita, e così faremo anche noi della nostra vita un sacrificio gradito a Dio, sacrificio che uniremo a quello di Gesù al Padre per la santificazione nostra e dei nostri fratelli. (b) Gesù va con i discepoli in un villaggio della zona di confine tra la Galilea, che sta lasciando, e la Samaria, nella quale entra (11 Gesù attraversava la Samaria e la Galilea), e gli vengono incontro dieci lebbrosi, che si fermano a distanza (12 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza) per rispetto alla legge di Mosè; questa impediva le relazioni normali fra i malati di lebbra e le persone sane per evitare sia il contagio della malattia sia la comunicazione di impurità legale. I lebbrosi non erano solo malati fisicamente ma anche impediti di partecipare ai riti religiosi. Questi dieci presentano agli occhi di Gesù la loro sofferenza e alle sue orecchie la loro supplica perché abbia compassione e misericordia per loro (13 e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!»), concedendo loro ciò Egli già sa che abbisognano; Lo chiamano Maestro, perché ne riconoscono l’autorità. Gesù non li guarisce subito ma dà loro l'ordine di presentarsi ai sacerdoti, che dovevano attestare la guarigione (14 Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti»). Essi prestano fede alla Parola onnipotente di Gesù e gli obbediscono: così ricevono la guarigione (14 E mentre essi andavano, furono purificati), ma alle condizioni stabilite da Gesù. Altre volte Gesù guarisce immediatamente, anche dei lebbrosi, con contatto fisico o senza di esso. Gesù obbedisce al Padre e ci salva. Questi uomini credono in Gesù e obbediscono… e ricevono il miracolo. L'obbedienza a Dio e a chi parla a nome di Dio unisce a Dio e mette la persona nelle migliori condizioni per ricevere tutti i doni del Dio. La stessa strada dobbiamo seguire anche noi per ottenere gli stessi risultati. 

2. Uno dei 10 guariti riconosce nel miracolo la presenza e l'azione di Dio per mezzo della persona di Gesù e sente il bisogno di tornare subito da Gesù per lodare Dio per la sua misericordia nei suoi confronti (15 Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce): egli si prostra ai piedi di Gesù in adorazione e lo ringrazia per la guarigione ricevuta (16 e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo); si tratta di un Samaritano (16 Era un Samaritano) e questo fa pensare che, mentre pagani e samaritani riconoscono Gesù come Dio e Salvatore, cioè hanno la vera fede, gli ebrei purtroppo Lo rifiutano. Gesù dà rilievo all'azione di quest'uomo, che, unico su 10 guariti, è tornato da Lui (17 Ma Gesù osservò: Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?) e, unico Samaritano e straniero fra Ebrei, ha avuto la delicatezza d’animo e ha sentito il bisogno di tornare e ringraziare Dio nella persona di Gesù (18 Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?). Gesù constata la fede piena di quest'uomo e dichiara la sua guarigione, anche quella spirituale (19 E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»): la fede e la carità, che appaiono dalle sue parole e dai suoi atteggiamenti, lo hanno reso un uomo nuovo. Anche noi ci uniamo ai sentimenti del Samaritano e riconosciamo in Gesù Dio fatto uomo e nostro salvatore, che guarisce i corpi come segno della guarigione dell'anima. Vogliamo come il Samaritano imparare a riconoscere l'azione di Dio in tutto e lodarlo e ringraziarlo continuamente.

II - 2Re 5,14-17 - Il profeta Eliseo aveva mandato a dire a Naaman, generale siro, che sarebbe guarito dalla lebbra, se si bagnava 7 volte nel Giordano. Egli dapprima si rifiutò; poi ci ripensò,  su sollecitazione degli accompagnatori, e sì bagnò nel fiume, obbedendo alla Parola di Dio per mezzo del Profeta, e fu guarito (14 Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato). Tornò dal profeta, alla cui presenza proclamò la sua fede in Dio, e avrebbe voluto fargli preziosissimi regali (15 Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo»), che furono decisamente rifiutati, nonostante la ripetuta insistenza del generale (16 Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò). Naaman chiese allora di prendere con sé la terra trasportabile con due muli, perché voleva in futuro offrire sacrifici solo all’unico vero Dio, quello d’Israele (17Allora Naamàn disse: Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore). La fede in Dio ottiene i miracoli da Dio, che li moltiplica, quando si trova di fronte alla fiducia in lui: tutti gli uomini, anche i pagani, possono arrivare alla vera fede e alla salvezza, perché Dio vuole a ogni uomo si aprano le porte della vita eterna, nel rispetto della libertà personale; possiamo collaborare anche noi all’opera redentrice di Gesù e corredentrice di Maria con la preghiera e i sacrifici e l’apostolato. La fede si diffonde per attrazione: se sono e mi mostro cristiano convinto, esercito un influsso molto forte su chi mi sta intorno per diffondere la fede.

III - 2Timoteo  2,8-13 – (a) Paolo esorta Timoteo a mettere al centro della sua attenzione e della sua vita Gesù, Dio e salvatore, che è discendente di Davide ed è morto ed è risorto per la salvezza di tutti gli uomini: questo Paolo predica col suo Vangelo (8 Ricòrdati di Gesù Cristo,/ risorto dai morti,/ discendente di Davide,/ come io annuncio nel mio Vangelo) e porta le conseguenze di questa predicazione, che sono il carcere come se fosse un malfattore (9 per il quale soffro/ fino a portare le catene come un malfattore), ma se lui è incatenato, libera è sempre la Parola di Dio, che viene predicata (9 Ma la parola di Dio non è incatenata!). Il carcere e qualsiasi altra sofferenza Paolo sopporta per aiutare gli eletti e i chiamati da Dio, in modo che possano raggiungere la salvezza eterna e anche la gloria eterna, che si ottiene per mezzo di Gesù (10 Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna). Anche noi dobbiamo mettere Gesù al centro della nostra vita come Paolo, che, come scrive tante volte il nome di Gesù nelle Lettere, così lo richiamava continuamente, facendo riferimento alla sua persona e alla sua vita, al suo insegnamento e alla sua opera redentrice. Si possono incatenare gli apostoli, ma non la Parola di Dio: anzi le sofferenze degli apostoli e dei semplici fedeli cristiani sono offerti a Dio in sacrificio per la salvezza dei persecutori e di tutti gli uomini. (b) S. Paolo poi riassume la vita del cristiano nel condividere la vita di Cristo: se moriamo con Cristo nel battesimo e negli altri sacramenti e poi nella vita quotidiana al peccato e alle tendenze cattive, come al mondo, avremo la sua vita divina (11 Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo). Se resistiamo costanti nella fede e nella carità, nello stato di grazia di Dio, condivideremo il suo regno (12 se perseveriamo, con lui anche regneremo); se invece rifiuteremo di essere uniti a Gesù sempre, anche lui ci rifiuterà (12 se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà); infine se siamo infedeli a lui, Egli resta sempre fedele a se stesso e alla sua Parola, perché non può rinnegare se stesso (13 se siamo infedeli, lui rimane fedele,/ perché non può rinnegare se stesso). San Paolo così ci ricorda che non basta iniziare la vita cristiana, ma è necessario perseverare nel seguire Gesù e praticare il suo insegnamento, convinti che quanto Dio ha promesso di fare con la sua grazia lo porterà a termine per la sua misericordia: è sempre e solo lui che ci salva.

EUCARESTIA. Dio ci fa tante grazie sul piano naturale e su quello soprannaturale, che non potremo mai contarle tutte e neanche ne possiamo aver conoscenza e coscienza. La gratitudine a Dio, che dobbiamo mostrare continuamente e per tutto, ci attira ulteriori grazie. Nell’Eucarestia noi offriamo il sacrificio di Gesù al Padre per adorarlo, per espiare i peccati, ma anche per ringraziarlo e così preparare il terreno per ottenere ulteriori grazie. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di crescere nella fede speranza e carità, che sono indispensabili per l’unione perfetta con Dio. (Mons. Francesco Spaduzzi)

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