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Un accordo per le Regionali

Trasferire l’accordo fra il M5S ed il Pd su base regionale è la vera scommessa dei prossimi mesi, visto che nella primavera del 2020 moltissime regioni italiane andranno al voto e si sa bene come l’elezione dei Governatori costituisca un banco di prova importante per le maggioranze politiche.
Sono ovvie, anche, le difficoltà e la complessità del quadro regionale: ci sono regioni dove appare più facile ipotizzare che i due partiti vadano insieme e regioni, come la Campania, dove sembra più impervio un percorso verso un simile scenario, visto che da anni M5S e PD si fronteggiano in modo duro.
Ma, si sa bene che in politica le condizioni cambiano molto rapidamente: chi poteva ipotizzare, solo agli inizi di agosto, che Salvini avrebbe fatto cadere il Governo e che, poi, nel giro di due settimane, si sarebbe formato un nuovo Governo, evitando così il ricorso alle urne?
Peraltro, prima delle Regionali, la nuova maggioranza sarà chiamata ad almeno due banchi di prova importanti: il voto definitivo per l’eliminazione di un buon numero di parlamentari e, soprattutto, l’approvazione della Legge Finanziaria, che non potrà non mettere le mani nelle tasche degli Italiani, se si vuole evitare il dramma dell’aumento dell’Iva.
Siamo, però, fiduciosi che queste due prove saranno superate in modo brillante, per cui la formazione delle alleanze a livello regionale dipenderà, unicamente, da fattori della politica locale.
Certo è che l’elezione diretta dei Presidenti delle Regioni impone che M5S e PD vadano insieme, a meno che non intendano regalare la vittoria al Centro-Destra, che sicuramente sarà coeso, visto che per Salvini in particolare il voto regionale del 2020 costituisce la rivincita rispetto alla caduta del Governo, di cui peraltro è stato artefice lui stesso.
E la Campania sarà la cartina di tornasole delle prossime elezioni regionali, visto che moltissimi sono i leader nazionali campani dei due partiti, a partire da Di Maio, che – come si sa bene – è eletto in provincia di Napoli.
Peraltro, a nessuno sfugge la geopolitica dell’attuale Governo: da Roma a scendere giù, tutti (o quasi) i collegi maggioritari vennero vinti dal M5S alle scorse elezioni del 2018 e l’insediamento elettorale dello stesso PD è, per lo più, al di sotto del Volturno, ad eccezione di ciò che gli rimane - ancora - nelle storiche regioni rosse del Centro Italia.
Quindi, nel Sud la nuova maggioranza parlamentare deve vincere: Campania, Puglia, Calabria devono rimanere fortini di un rinnovato Centro-Sinistra, al cui interno si annovera ora la presenza dei 5S.
Ma, sarà così facile mettere insieme gruppi dirigenti, che sono stati sovente nemici e non solo avversari?
E gli elettori capiranno o avranno una reazione di rigetto per una simile operazione?
Sono questi dubbi rilevanti, ma si sa bene che, se non si prova, non si potrà mai verificare l’efficacia concreta di un ragionamento politico.


Rosario Pesce

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