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La figura chiave di quest'epoca non è quella del consumatore ma quella del navigatore

Caro direttore, rispondendo ad un lettore a proposito della maleducazione diffusa Michele Serra ha scritto: «Io penso che tutto sia cambiato nel profondo, per la destra come per la sinistra, perché la società dei consumi di massa non sopporta discipline e/o progetti che possano in qualche maniera offuscare la sola figura sociale “lecita”, che è quella del consumatore. Il cui solo scopo profondo è appagare i propri bisogni e i propri desideri senza incontrare ostacoli, etici o sociali. E la cui condanna è l’insoddisfazione perenne, perché per ogni nuovo bisogno soddisfatto altri dieci se ne creano. Il risultato (con molte e notevoli eccezioni, ovviamente) è un’umanità sostanzialmente infantile, viziata e bambinizzata, capricciosa e anarchica (nel senso nefasto del termine), fragile e lagnosa, che si infuria di fronte a ogni richiamo al dovere, alla responsabilità e al senso del limite. Il rispetto delle regole, e dell’autorevolezza di chi ne sa più di noi, si regge sulla coscienza dei propri limiti: quelli individuali (non sono Dio) e quelli sociali (esistono anche gli altri)» (L’egemonia del Narciso frustrato; Il Venerdì di Repubblica, 6/9/2019). Non sono d’accordo. Secondo me (ma anche secondo molti altri) la figura chiave di quest’epoca, quella che, affermandosi, ha cambiato nel profondo i comportamenti sociali e politici non è quella del consumatore ma quella del navigatore di Internet e dei social network. L’utilizzo di massa del computer e l’accesso ai milioni di dati e di notizie cui esso conduce ha illuso centinaia di milioni di persone in tutto il mondo che essi potessero avere accesso diretto alla conoscenza senza passare attraverso l’approfondimento necessario dei vari argomenti. Una delle conseguenze negative è stata la convinzione che problemi molto complessi (come, ad esempio, quello dell’immigrazione) si possano risolvere semplicemente e che anche gli ignoranti (come Trump e Salvini) possano governare utilizzando le loro soluzioni semplicistiche. Un’altra conseguenza è stata la convinzione di avere acquisito, grazie a Internet, una cultura paragonabile a quella dei politici e di varie figure professionali (come, ad esempio, l’insegnante o il medico). Da qui la mancanza di educazione nei confronti di queste persone e la convinzione diffusa di poter mettere in discussione le loro conoscenze e i loro comportamenti.  

Cordiali saluti

Franco Pelella – Pagani

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