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Una presa in giro… d’Italia.

Secondo il sapere enciclopedico, per una generazione che si è formata su tomi “porta a porta”, l’Italia nacque dalle acque ioniche e, come una Venere, rivolse il suo sorriso ai Bruzi, per poi estendersi alla Lucania e quindi alla Campania. Solo successivamente designò l’intera penisola. Ma ormai le case degli Italiani più non dispongono di enciclopedie né di vocabolari: le superfici sono sempre più limitate, si vive in case sempre più anguste, e solo le bibbie 'bussano' ancora alle porte degli italiani. Il sapere ha traslocato in internet, dove lo spazio sembra illimitato. Allora, è il caso di affidarsi all’enciclopedia più usata dagli Italiani, Wikipedia, la quale ci informa che «Si è ipotizzato che il nome derivi dal vocabolo Italói, termine con il quale i greci designavano i Vituli (o Viteli), una popolazione che abitava nella punta estrema della Penisola italica, la regione a sud dell’odierna Catanzaro, i quali adoravano il simulacro di un vitello (vitulus, in latino). Il nome significherebbe quindi “abitanti della terra dei vitelli”. Quel che infatti è solitamente giudicato come certo è che il nome inizialmente indicasse solo la parte posta nell'estremo meridione della Penisola, la Calabria.» Mentre, la più amata dagli italiani, la TRECCANI, ci ricorda che «Il nome designava dapprima (Ecateo) l’estremità meridionale della Calabria; più tardi (Erodoto) si estese fino a Metaponto e Taranto; poi, nel 3° sec. a.C., alla Campania; poco dopo, a tutta la penisola a sud dei fiumi Arno ed Esino e infine alla catena alpina (Polibio e Catone).» Pertanto, è giocoforza sostenere che l’Italia nasce in Calabria: lo start, il primo vagito, all’origine, fu nella terra dei Bruzi per poi risalire lo stivale fino alla “catena alpina”. Oggi, 11 maggio 2019, l’Italia parte da Bologna per arrivare a Verona, il 2 giugno, e festeggiare una Repubblica parziale, di parte, di una parte. L’unica tappa che lambirà l’altra parte dello Stivale sarà la Cassino-San Giovanni Rotondo, confini estremi della Penisola, la quale ormai non è più bagnata dal Mediterraneo, ma da ‘acqua santa’. In un Paese saggio e di buona memoria, il Giro dovrebbe partire, ogni anno, dalla Calabria, ma questo sarebbe pretendere troppo da un popolo che più non tiene in casa enciclopedie. Ma il fatto che neanche una tappa sia prevista per omaggiare l’origine del nome, sa tanto di dileggio: una presa in giro… dell’Italia stessa. Ma non è il caso di infierire su un destino segnato sul nascere. Già Ugo Foscolo aveva presagito una tale sorte per l’amata Italia, consapevole che “Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto”, disonorata dalla sua gente, dal suo stesso popolo, e «noi, purtroppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'italiani». Non ci rimane che parafrase i versi del poeta e far vibrare l’accento mesto e svilito delle italiche coscienze: «Tu non altro che il canto avrai del figlio, / o materna mia terra; a noi prescrisse il fato»… un’ennesima presa in Giro.


Gerardo Magliacano

 

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