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Solofra. Palazzo Orsini, la cultura e lo “Scrigno della memoria”: “Legàmi / Légami alle origini”

Se Napoli canta per raccontare la sua storia (“canta Napoli!”), Solofra, si racconta scrivendo. Un libro svela i “legàmi” che ci “legano” alle nostre origini.  Lo “Scrigno della memoria”, manifestazione promossa dall’Associazione “AmpliaMenti”, tenutasi ieri 7 maggio a Palazzo Orsini, in collaborazione con la Biblioteca comunale Renato Serra, nell’ambito de “Il maggio dei libri”, è stata l’occasione per ritrovare le nostre tradizioni. Sette giovani solofrani vanno alla ricerca di legàmi, attizzando la memoria di sette anziani, custodi del nostro comune sentire. Intervistandoli hanno solleticato emozioni, tirato fuori ricordi e rinvigorito le nostre radici: un futuro rigoglioso non può prescindere dalla conoscenza e dalla cura delle radici.

È ciò che ha fatto l’opera editoriale “Legàmi / Légami alle origini” delle coautrici Tiziana De Maio, Gabriella Squitieri, Cinzia De Maio e da Eugenia Scarino, direttore editoriale de “Il Calamaio”, che hanno rielaborato, in forma romanzata, i contenuti delle interviste dei ragazzi.

Il termine “legami” ha una duplice valenza. Con diverso accento, sono indicati rapporti o vincoli morali, affettivi e sentimentali, frutto di comune identità e di reciproca fedeltà (le/gà/mi - sostantivo), oppure restrizioni, contenimenti o limitazioni della libertà di agire o di disporre di sé (lé/ga/mi - imperativo).

La cultura può ben essere rappresentata anche da sottili variazioni di accento e di significato su una parola uguale solo all’apparenza: l’imperativo “lègami” essendo una richiesta o un comando non necessariamente crea un “legàme” (sostantivo), un collegamento positivo di valori tra le persone, mentre il sostantivo “legàmi”, essendo un collegamento tra persone, non tollera ordini, perché i legàmi (i collegamenti), si possono avere solo con persone (o luoghi) che non si “possiedono”, ma si amano.

Una comunità è fatta di legàmi, di cose che si creano, che permangono, che resistono e che, magicamente, si trasmettono: primo poi, ovunque noi siamo, sentiamo il bisogno di far vivere nel tempo i nostri legàmi.

Molto graditi sono i sunti delle interviste curate da Michele Maffei regista e Francesco Maffei fotografo. 

Voce narrante della manifestazione è stato Alfonso Grassi, che non conoscevo in questo ruolo, ma che è stato molto, molto bravo!

I profili educativi e culturali del progetto sono emersi con tutta evidenza ed il folto pubblico ha gradito, ma non parlerò del romanzo perché non l’ho ancora letto.

La manifestazione è stata introdotta dal brano “L’espresso delle 21” di Gerardo Carmine Gargiulo del 1981,

cantata Caterina Guacci, accompagnata dalla chitarra acustica di Giovanni Masi, che ha strappato anche qualche lacrimuccia, perché anche oggi, come allora, per realizzare i propri sogni, si parte verso il Nord: …e va, corri, corri treno in fondo alla città …con le unghie e con i denti lotterò! …e mia madre che scrive torna, ma ho giurato non tornerò, corri, corri treno fino al Nord!

È toccato ad Eliana Visone, delegata all’Istruzione del Comune di Solofra, rompere il ghiaccio col giusto piglio ed introdurre il tema della serata. “La nostra terra, le nostre origini, le tradizioni i ricordi. Il treno è il percorso della vita: la tristezza per la partenza dei nostri cari e la gioia per il loro ritorno. …Solofra omaggia la sua storia anche nelle cose più tristi: la guerra, l’emigrazione, il terremoto, ma sempre emerge la voglia di ricostruire, in cui tutti danno il meglio con grande solidarietà!” …E chiude con una frase di Indro Montanelli: «Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente».

Interviene, poi, a Tiziana De Maio, Presidente Associazione Ampliamenti: la memoria è la cosa più preziosa che abbiamo e va custodita in uno scrigno. Ringrazio tutti, …è stato un percorso lungo più di due anni in cui abbiamo coinvolto tante persone e “costretto” tanti amici a raccontarsi! …Persone normali che hanno dato un senso vero, semplice e tangibile alla nostra storia, intervistate da giovani per parlare alle future generazioni: le radici non si spezzano e ci fanno sentire fratelli.

E mentre Eugenia Scarino, Direttore editoriale de “Il Calamaio”, sottolinea che “gli autori hanno realizzato un libro di emozioni, da custodire e da  acquistare”, per Cinzia De Maio, è il senso di appartenenza al territorio il presupposto per lo sviluppo, perché le radici affondano sì nella terrà, ma ti consentono di arrivare in cielo!
Il sindaco, Michele Vignola  e la Responsabile della Biblioteca, Lucia Petrone, hanno religiosamente assistito alla proiezione delle interviste. Un caleidoscopio di emozioni. I sogni, il viaggio e la gioia del ritorno. La speranza di un domani, nonostante la guerra, l’emigrazione, il terremoto. E poi, la lealtà, il rispetto e la solidarietà delle nostre donne e delle nostre genti. L’orgoglio dei lavoratori e di una comunità che ha sempre lavorato e che ha dato a tutti opportunità di realizzarsi: per tantissimi anni siamo stati una “piccola Svizzera”, un miracolo nel mezzogiorno d’Italia, ma il sogno solofrano del lavoro, meglio se in proprio, non è stato e non è solo un miraggio.

È stata una bellissima serata, in cui si sono create le giuste alchimie culturali: volente o nolente, ieri è andato in scena l’orgoglio solofrano!

Complimenti a tutti. E consentitemi di dirlo: …I love Solofra!

mariomartucci

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