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I “sepolcri “ ovvero gli altari di reposizione.

Egregio Direttore, dopo tanti anni, sono ritornato al mio paese nativo, per partecipare al triduo pasquale. Infatti, nelle chiese del Comune conciario, vige, da decenni, la tradizione di allestire, nel giorno dell’istituzione dell’eucarestia, i “sepolcri” ovvero gli altari di reposizione.

Ai miei tempi, c’era una partecipazione fattiva non solo di idee, ma anche costruttiva, nel concretizzarle. Era una gioia nello stare insieme, in quanto sui gradini delle nostre chiese si gustava la Parola di Dio, tanto da immedesimarla e viverla nella nostra quotidianità.

Dalla base al vertice della società civile e di quella ecclesiale, si viveva in sintonia. Invece, oggi, le sirene mi riferiscono che la nostra Comunità sta vivendo un momento di crisi economica, ma  anche  e, soprattutto, una disgregazione sociale e religiosa: il Sindaco è   avulso dai cittadini, mentre i parroci, dall’alto della loro monarchia, camminano senza ascoltare il popolo, creando incomprensioni e dispute, che minano la pace nella Comunità e, quindi, nelle famiglie.

 Altro che “Città della pace”, sarebbe meglio intitolarla Città della discordia!

Ma, ritornando al nostro tema, vorrei  aggiungere come le persone a contato con i parroci  abbiano sottolineato la fermezza di sperare e vivere Cristo. Così, nelle nostre parrocchie, i fedeli, insieme ai loro parroci, hanno preparato gli altari di reposizione, con dedizione ed impegno, nel giorno dell’istituzione dell’eucarestia, che è il memoriale della Passione. Difatti, quello che abbiamo ascoltato nel racconto della Passione sarà presente nella persona di Gesù, che sarà qui con noi sotto il segno del pane e del vino consacrati e ci vuole unire a sé nella comunione eucaristica, per portarci in Paradiso, se seguiremo il suo esempio di obbedienza ed  abbandono al Padre.

Come ho, già, detto, nel nostro Comune conciario c’è una predisposizione, ma, soprattutto, una devozione e, ancor di più, un’intimità nell’adorare Gesù sacramentato.

Quindi, ci si sente onorati nel preparare gli altari al Signore, al fine di vivere la parola di Dio e di vedere nel fratello sofferente il Signore.

Quest’anno, le varie tematiche sono state, sempre, saldate all’eucarestia.

Facendo una comparazione sinottica, vorrei ricordare che la compianta Alfonsina Ricciardelli vedova Florio iniziava, due mesi prima, ad organizzare e realizzare l’altare in quel di S. Domenico.

Ora,senza  voler nulla togliere a chi si impegna, si nota  un abisso di aggregazione e partecipazione, come  si rileva sia dalle idee, sia dai fiori e dal grano.

Difatti, negli anni post -terremoto, i fedeli partecipavano a centinaia e centinaia, sempre  con l’apporto della speranza giovanile.

Forse, oggi, visto che viviamo nel mondo digitale, si realizza il detto “solchi storti e sacchi diritti”

Comunque, debbo riconoscere  che ho trovati tutti belli gli altari di reposizione, partendo da quello dell’”Ospizio Guarino” a quello delle frazioni e, dulcis in fundo, a quelli della frazione capoluogo, dal momento che gli stessi “sepolcri”, allestiti nelle nostre chiese, riflettono i cuori dei fedeli, innestati in Cristo.

Solo per dovere di cronaca, giova sottolineare la straordinaria accoglienza in quel di S. Giuliano, sia per l’ambiente scenografico ,creato e partecipato dai “Frattaioli”, sia per la porzione di pane donata ai convenuti, che ha fatto vivere la misericordia,  ricordandoci il nostro dovere di accogliere i fratelli che soffrono e scappano dal loro territorio o i nostri conterranei dalle loro case.

 

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