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In ricordo di Antonio Iuliani, uomo di valore e grande imprenditore

Abbiamo intervistato Francesco “Franchino” Gentilucci, ex operaio e sindacalista della Map di “Don Antonio”

Come ha conosciuto Antonio Iuliani e qual era il vostro rapporto?

Ho iniziato a lavorare con “Don Antonio” nel 1969, e nel 1973 è iniziata la mia fase da lavoratore/sindacalista; questo mi ha permesso di stare molto a contatto con lui. Durante la fase di crescita dell’industria solofrana ci siamo incontrati e scontrati sotto il profilo ideale, ma senza dimenticare il rispetto che avevamo l’uno dell’altro. Abbiamo iniziato con 30/40 operai per arrivare a circa 250. La grande forza di Don Antonio era il profondo rispetto che aveva per i suoi operai, capiva che aveva bisogno di noi, sapeva renderti protagonista, stimolarti e farti sentire a casa tua.

 

Un imprenditore da nome illustre e ben voluto a Solofra, ma chi era veramente Antonio Iuliani sotto il profilo umano?

Spesso quando rientravo a casa dopo una lunga giornata di lavoro facevo un resoconto di quello che succedeva in fabbrica, ma avevo sempre un dubbio “…ma alla fine il comunista ero io, oppure Don Antonio?”, io chiedevo diritti per gli operai, ma lui concedeva sempre quando poteva.

Ricordo 2 episodi significativi in questi vent’anni di lavoro svolti insieme a Don Antonio: alla fine degli anni ‘70 una ragazza di Sant’Angelo fu investita da una macchina e perse la vita. In quella giornata, dedicata alla ragazza devolvemmo a lei 8 ore di lavoro, 4 da parte degli operai e 4 da parte di Don Antonio.

In un altro episodio un operaio rimase incastrato con la mano nei rulli del “palisone”.                              In quell’occasione per la prima volta ho visto piangere Don Antonio, piangeva per i suoi operai e per il dispiacere di quanto successo.

 

Da un punto di vista imprenditoriale ed economico come ha impattato la figura di Antonio Iuliani nell’industria solofrana?

Don Antonio dava valore a tutto quello che si faceva, cercava di affermarsi insieme a tutti. Lui non era quello che chiamiamo “padrone”, ma un vero leader. Un'altra sua particolarità era la sua incredibile capacità “tecnica”, un uomo che amava il suo lavoro e ed era sempre pronto ad innovarsi. E’ stato proprio lui a Solofra l’inventore dello “scamosciato”, dando quel tocco alla pelle e rendendola un prodotto di lusso. Riusciva a dare un impronta personale e unica al lavoro, motivando e spingendo i suoi collaboratori.

 

 

 

 

Da ex sindacalista e operaio di uno dei più grandi opifici di Solofra, cosa crede che sia cambiato nell’epoca moderna?

L’errore del comprensorio è stato quello di credere che la conceria potesse essere al pari di una multinazionale. L’industria ha declassato il lavoro manuale, rendendo tutto meccanizzato ma con poca anima e poco confronto con gli operai, quel confronto che Don Antonio riteneva importantissimo per la crescita condivisa.

 

 

Carmine Russo

 

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