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Per non dimenticare…

È evidente che i crimini della storia non possono essere dimenticati.
In particolare, l’Olocausto rappresenta, non solo nella storia del XX secolo, un discrimine importante fra due momenti differenti: il prima ed il dopo di una catastrofe, di cui un po’ tutti possono essere considerati colpevoli, perché, se vi erano Tedeschi, Italiani, cittadini europei che in modo sistematico hanno nociuto al proprio simile, è altrettanto vero che ci sono state molte altre migliaia di individui che, per paura o per idiozia, hanno voltato lo sguardo altrove ed hanno finto di non vedere ciò che di drammatico si è consumato nell’Europa negli anni Trenta e nei primi anni Quaranta.
Diviene, dunque, difficile oggi poter condannare solamente i gerarchi nazi-fascisti che sono stati gli esecutori di una volontà politica tanto assurda, quanto bieca e disumana: l’Europa fu colpevole di complicità e di debolezza rispetto ad un mostro che, in pochissimi anni, stava annichilendo un popolo intero, reo solo di predicare una fede diversa.
Ma cosa fare per evitare che un simile dramma possa ripetersi?
È ovvio che conservare la memoria è il primo strumento con cui evitare che l’oblio cada sulle nuove generazioni, ma la memoria di quei fatti drammatici deve essere proattiva ed intelligente.
Oggi, in forme diverse, l’Europa sta vivendo un nuovo momento drammatico: l’incapacità di rispondere all’esigenza di centinaia di migliaia di persone, che partono dall’Africa per conquistare una fetta di felicità sul nostro territorio.
A queste persone ed al loro bisogno primario di vita non sempre viene data una risposta soddisfacente, per cui molte di loro muoiono sui lidi africani o in mare vittime di delinquenti senza scrupoli ovvero, se hanno la fortuna di approdare vive in Europa, sono sovente in preda ad organizzazioni criminali che le avviano ad uno sfruttamento, che ricorda quello della schiavitù nelle terre americane.
Fra qualche anno, i numeri delle persone morte saranno impressionanti: il mare sarà la tomba per milioni di Africani, se l’Europa non sarà in grado di essere forte ed autorevole rispetto al bisogno che questi cittadini esprimono in maniera evidente.
Forse, sarà un nuovo Olocausto?
Certo è che, se per quello degli Ebrei del XX secolo, la nazione responsabile fu essenzialmente la Germania, nel caso dei flussi migratori e della loro mancata gestione ne è responsabile un intero continente e le dimensioni del fenomeno saranno, in termini quantitativi, ben maggiori di quelle della Shoah


Rosario Pesce

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