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"Nomofobia", la malattia del futuro

Ormai la tecnologia è diventata parte integrante del nostro mondo, ma rende sempre più compulsivo il suo utilizzo. Ormai la dipendenza dagli smartphone è sempre più in aumento e non riguarda soltanto i giovani ma tutti gli individui senza distinzione di età o sesso.Ovunque, si usa il cellulare anche se non c’è un reale bisogno di farlo. L’ossessione per lo smartphone,  si chiama "Nomofobia", ed è il timore ossessivo di non essere raggiungibili al cellulare e di non essere in connessione con il mondo. Tra i rischi di chi soffre di nomofobia c’è quello di innescare un meccanismo di dipendenza patologica nella quale non si riesce più a fare a meno di una connessione internet e di un cellulare. La paura di essere disconnessi può portare ad esperire vissuti    
di ansia e anche la sola idea di essere senza smartphone genera malessere, irrequietezza ed aggressività.
 Gli adolescenti appaiono i soggetti prevalentemente a rischio ma non bisogna sottovalutare l’impatto che la tecnologia può avere sui bambini, i  cosiddetti nativi digitali.
Il pericolo non è tanto per l’utilizzo precoce di questi dispositivi, i quali possono essere anche utilizzati come un’arma per sviluppare le capacità cognitive del bambino, quanto piuttosto il prolungato utilizzo di smartphone e tablet che potrebbe portare ad un affaticamento eccessivo della vista e al rischio che il piccolo si isoli psicologicamente creandosi un mondo parallelo, popolato solo da personaggi non reali, perdendo così il contatto e l’interesse verso le cose che lo circondano. 
É come se fossimo entrati in una dimensione che ci estranea da quello che realmente ci circonda e questo è davvero allarmante nonché la triste realtà.
E se invece questa tecnologia  diventa lontananza, anziché vicinanza? 
 
Simona De Vita

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