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Maria Santissima, Madre di Dio

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia e la preghiera personale. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

I - Luca 2,16-21 Il Bambino, che è nato da Maria per opera dello Spirito Santo, viene descritto dall’Angelo ai pastori: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore (Lc 2,11), cioè Egli è il Messia e perciò nasce nella città di Davide, è Dio, che viene per salvare; e i doni, che tale Bambino porta al mondo, appaiono dal canto degli Angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli/ e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14), cioè Egli darà gloria al Padre e amore e pace agli uomini: tutto grazie a Gesù. Tutto quello che Gesù è e viene a fare è indicato dal nome che gli viene imposto alla circoncisione (21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo); essa era il segno dell'accettazione delle condizioni dell'Alleanza per appartenere al popolo di Dio e per restarvi. Di fronte al dono della salvezza, che ci viene da Dio per mezzo di Gesù, possiamo assumere atteggiamenti diversi: i pastori credono alla Parola di Dio attraverso l’Angelo, si muovono, vedono il Bambino con la madre e il padre putativo (16 Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia), e rinnovano la loro fede in lui, senza lasciarsi impressionare dall’assenza di gloria umana, con cui si presenta Gesù: bambino piccolo, alloggio improprio, povertà estrema e genitori modesti ecc.; ed essi annunziano ai presenti e ad altri la nascita di Gesù con lodi a Dio (17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro… 20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro)Maria (con Giuseppe) dà la sua risposta personale: crede, riflette per approfondire, conserva nel cuore e nella mente ciò che si dice di Gesù (Gabriele a lei, l’Angelo a Giuseppe, l’Angelo e gli Angeli ai Pastori, il silenzio del Bambino, ecc.) e collega quel che sta apprendendo con le profezie dell'Antico Testamento (19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore); i Magi si affidano alla stella e fanno centinaia o forse migliaia di chilometri, e credono alla Parola di Dio nella profezia di Michea e fanno altri 8 km per arrivare al Bambino; invece alcune persone presenti all’arrivo dei pastori si stupiscono (18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori), ma con una emozione passeggera, che non scende in profondità e pare che non ricordino più nulla di questi fatti passati; gli abitanti di Gerusalemme si commuovono, ma non si muovono (Mt 2); i sacerdoti e i rabbini istruiscono Erode e altri e i Magi, ma non vanno a Betlemme (Mt 2), che stava ad appena 8 km da Gerusalemme; Erode neanche prestò fede né ai Magi né alla Parola di Dio (Mt 2), perché non mandò i soldati a scortare i Magi, ottima scusa per controllarne i movimenti e per scoprire dove era il Messia, ma poi mandò troppo tardi i soldati per ammazzare Gesù. E noi a quale di queste categorie apparteniamo? Dobbiamo fare come Maria con Giuseppe e i pastori e i Magi: credere alla Parola di Dio e trattenerla nella memoria e nel cuore, meditarla in modo da approfondirla e comunicare agli altri quello che abbiamo ascoltato e meditato circa il Bambino, e chissà anche aggiungere quello che è frutto della nostra riflessione...

II -  Numeri 6,22-27 Si tratta della benedizione che il sommo sacerdote o qualsiasi sacerdote poteva forse dare in varie occasioni e che doveva dare mattina e sera dopo il sacrificio nel Tempio. Il testo della benedizione viene direttamente da Dio ai sacerdoti attraverso Mosè (22-23 IlSignore parlò a Mosè e disse: 23 «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: Così benedirete gli Israeliti: direte loro). L'unica parola italiana “benedizione” ha due significati,  per i quali in altre lingue si usano due parole diverse. (a) Quando Dio benedice l'uomo, lo arricchisce dei suoi beni, gli dona i suoi benefici; (b) quando l'uomo benedice Dio, lo loda, lo ringrazia, lo esalta per i benefici, che Egli concede all'uomo, oppure lo loda per i suoi attributi: onnipotenza, onniscienza, bontà infinita ecc.; (c) possiamo rendere esplicito un altro significato: quando un uomo benedice un altro uomo a nome di Dio, invoca da Dio che conceda a quell'uomo o alla comunità i suoi benefici; questa benedizione è ritenuta particolarmente efficace quando è data a nome di Dio, per sua volontà, specie da un sacerdote o altra persona qualificata. Qui ci troviamo di fronte a una benedizione, che è indicata da Dio e viene data da un rappresentante qualificato di Dio, i sacerdoti da lui stabiliti per gli Ebrei. Riflettiamo sul contenuto di questa benedizione: Ti benedica il Signore (24), cioè ti arricchisca dei suoi beni, quelli che ti vorrà dare, perché, nella sua bontà e sapienza e potenza infinita, ti darà tutto quello che sa che ti è necessario; e ti custodisca (24), come il padrone custodisce i suoi beni, o il pastore le pecore (Gv 10,28-29; Sal 23), o il padre e la madre il figlio (Is 49,15), e ognuno di noi la pupilla dei suoi occhi (Dt 32,10; Sal 17,8); Il Signore faccia risplendere per te il suo volto (25), come il volto di un uomo è detto “splendente” quando sorride, mentre è indicato come “scuro” quando è arrabbiato, così il sacerdote invoca che Dio si rivolga il volto con un sorriso di benevolenza al fedele o al popolo; E ti faccia grazia (25), cioè dimostri con i suoi benefici  la sua benevolenza; Il Signore rivolga a te il suo volto (26), non le spalle perché questo indicherebbe che Dio rifiuta la persona o il popolo; E ti dia pace (26), che era per gli ebrei non la semplice assenza della guerra ma anche l'assenza di ogni male e la presenza di ogni bene: era il massimo che poteva desiderare un ebreo. Di qui anche il saluto Shalom, che era un augurio di pace e di benessere, e il pace e bene di San Francesco, che è un una benedizione, che sintetizza questa benedizione. E’ Dio stesso poi che assicura l’efficacia di quanto ha detto, ricordando che con questa benedizione si invoca la presenza di Dio sul popolo ed essa produrrà sempre i suoi effetti buoni (27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò). E’ questione di fede e fiducia in Dio. In sostanza la benedizione prevede e invoca il volto di Dio propizio verso il fedele (25-26), la benedizione di Dio (24) che può comprendere ogni bene (25), in particolare la grazia e la benevolenza di Dio (25), la pace (26), la protezione (24). Come sempre la ricchezza dei doni di Dio viene a noi non per i nostri meriti ma per la sua misericordia, che è generosissima verso chi ha fiducia in Lui, e per i meriti di Gesù Cristo: quanto più grande è la fiducia tanto più abbondanti sono i doni. Ricordiamo le parole della Madonna a S. Caterina Labouré a proposito della medaglia miracolosa: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia. Utilizziamo questa benedizione su di noi e sulla nostra famiglia e sul prossimo all’inizio e fine della giornata e durante il giorno per ottenere la protezione di Dio su tutto quello che facciamo; certamente ne sperimenteremo l’efficacia.

III - Galati 4,4-7 gli Ebrei erano sotto il peso della schiavitù dei peccati personali e anche della Legge ebraica. Dio Padre mandò in questo mondo suo Figlio nella pienezza dei tempi, facendolo nascere da una donna come ogni essere umano, per liberare ogni uomo dalla schiavitù del peccato (4 Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna), ma lo mandò anche come suddito della Legge ebraica (4 nato sotto la Legge), per liberare gli ebrei, che erano schiavi della Legge e farli diventare suoi figli adottivi (5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli). La prova che siamo figli di Dio sta nel fatto che il Padre manda nei nostri cuori lo Spirito Santo, lo Spirito del suo Figlio (6 E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio); ora lo Spirito grida (6) nei nostri cuori, rivolgendosi al Padre: “Abba! Padre!” (6), per mezzo dello Spirito noi gridiamo al Padre (Rm 8,15 avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!»). Per gli Ebrei e i Pagani, che credono in Cristo, proprio grazie a Cristo è finita la schiavitù del peccato e della Legge; siamo diventati figli ed eredi di Dio, che perdona in modo misericordioso e generoso (7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio), e oltre che eredi di Dio anche coeredi di Cristo (Rm 8,17 E se siamo figli, siamo anche

eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo). Siamo figli di Dio Padre, fratelli di Cristo e membra del suo Corpo, dimora e sposa dello Spirito Santo: apparteniamo della famiglia della Trinità (Fil 2,19 siete concittadini dei santi e familiari di Dio). Condividiamo l'eredità di Gesù: tutto di buono dobbiamo aspettarci della misericordia infinita di Dio.

EUCARESTIA. Alla fine di ogni Messa c’è la benedizione, con la quale il sacerdote chiede sui fedeli la presenza di Dio e la sua benedizione. La ricchezza dei doni di Dio vengono sintetizzati nella presenza di Gesù sotto le specie consacrate; per mezzo di lui presente e operante vengono a noi tutti i doni di Dio. Per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e di Santi Patroni, chiediamo di aprire il nostro Cuore ai doni di Dio, quelli che Egli nella sua bontà e sapienza e potenza infinte vuole farci perché sa che ne abbiamo bisogno. (Mons. Francesco Spaduzzi)

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