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Solofra terra dei fuochi: cosa c’è sotto, sopra e soprattutto oltre la Corcosol?

L’industria conciaria solofrana è nata nei vani sottani delle abitazioni del centro storico trasformati in opifici artigianali, realizzando un cambio di destinazione d’uso ante litteram e sine titulo!

Si trattava, per lo più, di piccole lavorazioni fatte a ridosso dei valloni in cui veniva scaricato «il carnizzo» (residui carnosi delle pelli), «i curriuni» (ritagli di sola pelle) e tutti i reflui della concia, che non di rado invadevano anche le strade e si riversavano a valle. Produzioni “casalinghe”, col tempo, hanno assunto dimensioni industriali supportate da una marea di prodotti chimici, molti dei quali, poi, vietati per nocività!

La depurazione era ancora di là da venire: la L. n° 319/76, c.d. legge Merli, è entrata in vigore solo nel 1976.

È vero che mancavano anche le infrastrutture, ma, allora, nessuno si poneva il problema dell’inquinamento, e tutti beneficiavano dei vantaggi della produzione selvaggia. Nelle famiglie lavoravano quasi tutti, e quelli che restavano a casa (madri e anziani), lavoravano anch’essi, rifilando pelli a cottimo!
Un mix di lassismo istituzionale, ignoranza ambientale e voglia di emanciparsi dalla miseria, ha dato vita ad un abnorme compromesso sociale che ha trasformato un paese essenzialmente agricolo e dall’artigianato diffuso (fornaciai, fabbri, falegnami, etc), in una caotica realtà industriale in un contesto urbano.

A Solofra, trovare luoghi non contaminati è impresa quasi impossibile: persino la bellissima zona della Scorza è stata utilizzata come sversatoio comunale di rifiuti, e, ad oggi, nonostante la disponibilità di fondi regionali per 158,5 mln di euro (DGR n° 582 del 18.09.2018 - Burc n° 71/2018), non è stato presentato alcun progetto di caratterizzazione, di messa in sicurezza e/o di bonifica!

La natura, però, non perdona mai chi la offende: col tempo c’è sempre un prezzo da pagare…

A gennaio 2014, esplode il caso della contaminazione da TCE di 2 pozzi civili. La contaminazione, che interessa anche tanti pozzi industriali, è così forte, che risale fino alla fontana dei 4 leoni.

L’inchiesta TCE, però, non è giunta ad alcuna conclusione: i due pozzi potabili solofrani sono ancora sotto sequestro e senza interventi di bonifica, diversamente dai pozzi di Montoro che saranno bonificati con un finanziamento regionale di ben 800 mila euro. Il Sindaco Vignola, è troppo impegnato a “guardare verso il mare” e ad imputare i suoi palesi insuccessi «all’inadeguatezza della rappresentanza politica regionale del PD», …ma l’unico inadeguato, incapace di rappresentare altri se non se stesso, è proprio il sindaco di Solofra! È documentato che altri Sindaci irpini del PD (ad es. Bianchino), hanno ottenuto dalla Regione grande sostegno e anche consistenti supporti finanziari…

In questi giorni Solofra è oggetto di una grande inchiesta ambientale: viene giustamente paragonata alla terra dei fuochi (la cui bonifica, tra l’altro, è stata di recente finanziata dalla Regione con più di 56 mln di euro!), ma Vignola si è ricordato di questa vicenda solo dopo 20 giorni (come se la questione ambientale riguardasse un’altra città!), per profferire la solita retorica di chi si autoassolve da responsabilità, affidando tutto alla Magistratura, dimenticando, però, che a Solofra, oltre al sito Corcosol, ci sono altri 168 siti (Sir) potenzialmente inquinati, inseriti nel piano regionale di bonifica!

L’inchiesta parte a 365 gradi e investe tante problematiche ambientali (TCE nei pozzi, Centro di raccolta di via Misericordia, condotte idriche dismesse, vecchie lavanderie, etc), poi, però,  tralascia tutto il resto e si incentra sulla Corcosol e su vicende molto tecniche (…troppo tecniche?), legate alla bonifica del sito, a conferenze di servizi, a piani di caratterizzazione, ad analisi di rischio e a tante domande e dubbi sull’operato dei numerosi Enti coinvolti, …ad eccezione  –  sorprendentemente!  –  del solo Comune di Solofra, definito come (http://www.orticalab.it/Impossibile-non-vedere-la-montagna): … «L’unico Ente a non esser rimasto invischiato nel pantano Cor.Co.Sol., da un certo punto in poi, è stato il Comune di Solofra (nella gestione post-Guarino, attuale Sindaco Vignola) che ha almeno cercato di accompagnare le procedure volte a disinnescare la bomba interrata in Via della Consolazione». Ma, nel “pantano Corcosol”, il Comune è invischiato eccome: …c’entrava prima di Guarino, con Guarino e soprattutto, dopo, con Vignola, che, oltre ad essere sindaco dal 2012, è stato anche vice sindaco di Guarino dal 2007 al 2009!

Il 4 giugno 2013, nella Conferenza dei servizi per approvare il piano di caratterizzazione Corcosol ex art. 242 T.U.A., la Regione chiede al Comune di Solofra (assente!), di conoscere gli esiti del precedente piano di caratterizzazione ex D.M. n°471/99 approvato nel 2004. Ad agosto 2014, riguardo alle attività di cui al D.M. 471/99, la stessa Corcosol contesta al Comune ”di non aver ottemperato agli impegni formalmente assunti”. A dicembre 2016, la Regione comunica ai NOE che l’iter procedurale per la bonifica del piazzale Corcosol è attivo presso il Comune di Solofra, competente ragione temporis dal 2004 ex D.M. 471/99.

In pratica, le carte “dormivano” presso l’Ente da anni e il Comune non ha affatto “accompagnato” le procedure ambientali relative alla Corcosol, …tant’è che bonifica del sito non è stata ancora realizzata!

E se, fino al 7 maggio 2012, “il sonno” poteva essere imputato anche alla gestione del Sindaco Guarino e agli uffici comunali, dall’8 maggio 2012 ad oggi, “il sonno”, riguarda esclusivamente il sindaco Vignola e gli stessi uffici comunali, gestiti dai medesimi dirigenti della gestione Guarino: …dal 1997, a seguito della legge Bassanini bis (L. 15.05.97 n°127), i provvedimenti amministrativi competono esclusivamente ai dirigenti!

E allora, perché essere così intransigenti e “assolvere” il solo Vignola?

Perché dimenticare che ad ottobre 2016 (https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/05/campania-carabinieri-indagano-sui-veleni-nelle-acque-e-il-sindaco-del-pd-cerca-di-far-rimuovere-il-comandante/3075475/), Vignola tramava al telefono per vedere se era possibile rimuovere il comandante della Stazione dei Carabinieri di Solofra, che indagava sui presunti responsabili dell’inquinamento?

Secondo la Procura le indagini danno fastidio al sindaco Vignola, che «più che preoccuparsi della contaminazione della falda idropotabile è preso dal problema di non scontentare il potente ceto dei conciatori solofrani, costituente il suo bacino elettorale». A novembre 2016, poi, intercettato telefonicamente, un assessore solofrano, in presenza di un dirigente del PD e del sindaco Vignola, racconta di aver condotto, presso un suo conoscente, indagini sulla vita privata dello stesso rappresentante dell’Arma, alla ricerca di un punto debole: “Ma un punto debole mi devi dire che io lo devo ricattare, ...ma le femmine gli piacciono?”.

Su queste cose non sono state accertate responsabilità penali: ma è politicamente accettabile che un sindaco trami per far trasferire un solerte funzionario dello Stato e/o si occupi della sua vita privata? …

Allora nessuno ha scritto che non era eticamente possibile che Vignola continuasse a fare il sindaco!

Che interessi – per carità, anche legittimi – ci sono, allora, dietro “la partigiana difesa” di Vignola?

Escludere le responsabilità del solo Vignola, pare sia addirittura più importante della bonifica ambientale!

MA TORNIAMO ALLA CORCOSOL, …ANZI, A PRIMA DELLA CORCOSOL.

Sul finire degli anni ’60, prima della Corcosol, un’altra azienda solofrana, la «Soc. Coop. a r.l. Industriali e Artigiani Conciari», trattava residui di pelle, rasatura, croste e simili, per ricavarne concimi organici.

Operava di fronte all’attuale piazzale Corcosol, direzione Montoro. Un manufatto di circa 200 mq, ospitava il c.d. «bruciatore» (forno crematorio officine Saranno), su un’area di circa 2000 mq.

I fumi si dissolvevano in atmosfera, i residui e le ceneri non si sa bene dove finivano…

Per arginare il fenomeno dell’abbandono dei residui conciari, su iniziativa di Enrico Juliani e Angelo Maffei, nel 1975, nasce la Corcosol: l’azienda trasformava ritagli, altri residui di pelli e pelli avariate, in concime organico, utilizzando un brevetto della ditta Benfatto (che in cambio non volle soldi, ma il 40% delle azioni). Negli anni della piena attività, trattava mediamente 18mila tonnellate annue di rifiuti.

Oggi la Cor.Co.Sol. spa, ha sede a Milano, è una società in liquidazione (controllata da altra società, i cui soci, sono in lotta tra loro, impegnati in diversi procedimenti giudiziari), gravata da debiti per circa tre milioni di euro (in gran parte verso una sola società, legittimamente acquisiti dai fornitori per cessione pro soluto, assistiti anche da ipoteca volontaria con interesse annuo del 4%). La società è sottoposta a procedure ambientali dal 2004: il Piano di Caratterizzazione ex DM 471/99 è stato approvato il 12.11.2004.

Gli Enti preposti, però, non hanno ancora definito la specifica natura dei singoli elementi contaminanti.

Pare, poi, che gli esiti di prove eseguite da un Ente, non siano mai stati comunicati al proprietario del sito.

La domanda è: …Perché un Ente Pubblico avrebbe dovuto occultare gli esiti di un’indagine istituzionale?

In questi anni nessuno ha mai negato la presenza dei rifiuti. Va da sé che la natura dei singoli inquinanti indicherà anche la provenienza (indigena o allogena) degli stessi, ma, finora, sono state prodotte solo ipotesi.  Si ipotizza l’interramento di 45mila mc di rifiuti tra il 1986 e il 1996. Qualcuno, ne ipotizza anche 60mila!

Riguardo al sito Corcosol, poi, l’onere di realizzare “le attività ancora da eseguire relative al Piano della Caratterizzazione ex DM 471/99 approvato il 12.11.2004”, è stato posto a carico di altra società, con “contratto di fitto di ramo d'azienda sospensivamente condizionato e messa a disposizione di sito industriale” del 24.02.2017. Il nuovo gestore mette a disposizione risorse finanziarie (non meno di € 250 mila), si accolla progettazione, spese e lavori per ottenere l'autorizzazione per smaltire e recuperare rifiuti (ex art. 208 TUA), e solleva il c. di a. della Corcosol (ma anche il futuro organo di liquidazione), dall'obbligo di adempiere al detto piano e dalle conseguenze di rilievo penale, connesse alla «omessa bonifica».

Ma se il nuovo gestore non dovesse adempiere, che succede?  …La manleva, riguarderebbe solo gli aspetti patrimoniali o varrebbe anche per l’eventuale reato di omessa bonifica?

E poi, gli Enti territorialmente competenti (Comune e poi Regione), interverrebbero finalmente d’ufficio (ex artt. 244 comma 4 e 250, D. Lgs. 152/06), qualora il gestore o il proprietario del sito non dovessero provvedere alla bonifica delle aree inquinate?

La complessa vicenda Corcosol è stata giustamente paragonata ad un giallo, ma, finora, sono noti solo alcuni degli elementi di questo genere letterario: c’è il delitto (l’illecito ambientale), la vittima (la salute pubblica) e il corpo del reato (i rifiuti). Manca il movente, l’assassino, i complici e l’eventuale mandante…

Da cittadino auspico che si proceda tempestivamente all’accertamento delle responsabilità e alla bonifica di tutti i 169 siti solofrani potenzialmente inquinati (Sir). Riguardo al singolo sito Corcosol, poi, poco importa quale proprietà o quale Ente debba fare la bonifica, …l’importante è che, finalmente, si faccia!

Occorre, però, far presto: il reato di disastro ambientale si prescrive al massimo in anni 15 anni (12 + ?14)…

mariomartucci

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