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Avellino, se le idee camminano sulle gambe di questi uomini...

Muovendo dall’adagio del grande Pietro Nenni proviamo a capire in ragione di quali idealità, i principali azionisti della vergognosa armata messa su da De Mita e Mancino, hanno ritenuto di contribuire a tale mostruosità. Dal segretario Pd Di Guglielmo a Francesco Todisco, da Maurizio Petracca ad Umberto Del Basso de caro, da Enzo De Luca a Gianluca Festa e così via

Se “le idee camminano sulle gambe degli uomini” (Pietro Nenni), le bufale corrono sulle gambe di Giuseppe Di Guglielmo, segretario provinciale del “Grande Imbroglio Pd” fresco di conferma da parte del Nazareno.

 

Una bufala “diguglielmiana” per tutte: “Il Partito Democratico - ha detto sabato - si presenta compatto alle amministrative di Avellino”. E, infatti, è tanto compatto che nelle sue cinque liste a sostegno del candidato sindaco Nello Pizza (le altre due sono di De Mita) ha messo insieme tutto e il contrario di tutto: ch’è un po’ come fare il cemento armato con la farina (nessuna allusione a Pizza) e la saliva. Leggete i nomi presenti in quelle liste e vi renderete conto di cosa sia la “compattezza” nel vocabolario del segretario Pd trimezzato.

 

Anzi no, Signore e Signori: vi risparmiamo la fatica d’una lettura decisamente noiosa. Ci ha già pensato l’ineffabile consigliere regionale “per grazia ricevuta” Francesco Todisco a “fare sintesi” - come dicono i politici illuminati – dei profili di quelle liste. Venerdì scorso, in conferenza stampa, ha così spiegato le ragioni della grande ammucchiata e di ciò che c’è dentro: “Vogliamo mettere i cittadini in condizione di scegliere tra coloro che vengono identificati come il male e candidature di grande freschezza...”.

 

Capito cosa ha detto? Ha detto che il centrosinistra a guida Pd, nella cui aggregazione – parole sue - “ho impiegato tutte le mie forze” - ci sono le “candidature fresche” e quelle putride (“coloro che vengono identificati come il male”) per dare ai cittadini la possibilità di scegliere a proprio piacimento: una sorta di raccolta differenziata all’insegna della discrezione individuale. Bisogna convenire che le gambe di Todisco devono essere davvero molto gracili se non riescono a trasportare, non dico un’idea pesante, ma almeno un pensiero politico meno indecente. Il minimo sindacale di etica politica, infatti, imporrebbe ai partiti, specie a quelli che fanno della questione morale la loro bandiera, l’obbligo di separare a monte le candidature pulite e fresche da quelle sporche e per di più rancide.

 

Ma torniamo a Di Guglielmo e alla declamata compattezza del Pd. Egli ci sta raccontando che, come per miracolo, il partito si è finalmente riappacificato. Ovvero che le sue tante anime dannate sono salite dall’Inferno al Paradiso smentendo il “...Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate...” che pure fu scritto da un tal Dante notoriamente abile nell’arte di far camminare le idee sulle proprie gambe. Ci dica, “Maestro” Di Guglielmo: ci siamo persi qualche puntata della telenovela Pd? Avete firmato la pace, e quando, e con chi?

 

E se stamattina, lunedì 14 maggio, come largamente preannunciato, l’area De Caro – De Luca (“Enze”) - Famiglietti firma il ricorso alla magistratura ordinaria contro il Grande Imbroglio che sostiene voi abbiate fatto per vincere il congresso? In quel caso continuerete a prendere per i fondelli gli avellinesi narrando loro che il Pd, in caso di vittoria alle amministrative, garantisce una guida politica sicura e compatta al governo della città?

 

Perché, Signore e Signori di Avellino, stiamo attenti: la coalizione di centrosinistra di cui ciancia Todisco - e la cui improbabile marcia trionfale Di Guglielmo accompagna con trombette, tromboni, tamburi e violini - è per l’80 per cento nelle mani del Partito Democratico. Significa che se quella coalizione vince, è il Pd che vince. E se il Pd è di fatto sconquassato al suo interno come peggio non si potrebbe, il meno che può accadere è la replica dei cinque anni d’inferno che hanno tenuto prigioniera l’Amministrazione Foti: un nuovo, incalcolabile danno per il capoluogo.

 

E’ qui, in questa drammatica e documentata rappresentazione della realtà, il guaio che ideatori ed esecutori della Grande Ammucchiata Pd hanno combinato sulla pelle della comunità avellinese: sempreché, ripetiamo, le urne restituiscano loro la vittoria.

 

E’ qui, in questo impasto di ingredienti incompatibili e rancidi, la “pizza” indigesta preparata per gli avellinesi da Nicola Mancino, De Luca l’irpino e Del Basso De Caro, con l’aiuto di De Luca il Governatore e i suoi servi locali; e con il redivivo Ciriaco De Mita, sotto le spoglie del fedelissimo Petracca, sempre pronto a mettere a disposizione il suo forno, per la destra o per la sinistra indifferentemente, quando si tratta di acchiappare un po’ di pagnotta politica, fossero anche soltanto le briciole.

 

Domanda più che legittima dell’osservatore attento: e se invece accade che il ricorso alla magistratura non viene presentato e che, dunque, Di Guglielmo resta segretario, la pace nel Pd da virtuale diventa reale, abbracci e baci lingue in bocca tra tutti i protagonisti della guerra interna che per otto mesi ha rotto i timpani, e non solo quelli, al popolo Pd d’Irpinia? Bene: vorrà dire che De Luca “Enze” si sarà prodotto in un nuovo, rocambolesco salto della quaglia in cambio d’un incarico in Regione e che la sua vita politica finisce qui; e che Del Basso De Caro ci avrà fatto la figura del bischero e che dovrà ritirarsi nella sua Benevento senza poter più mettere piede in Irpinia senza rischiare fischi, pernacchie e “cuppitielli” appesi al sederino: prospettiva che una simile personalità professionale e culturale non meriterebbe.

 

Ma la città di Avellino – seconda domanda dell’osservatore attento – con il Pd così eventualmente unito sarebbe almeno garantita sul piano della guida politica? La risposta è ancora No: perché la pace (d’interessi molto personali e non politici) tra i capi Pd non è la pace tra i luogotenenti, caporali di giornata e soldati semplici che quei capi hanno educato ad una guerra di religione che tale, in tutta evidenza non è mai stata. Insomma, oggi i primi a rivoltarsi contro i vertici sarebbero proprio i luogotenenti, i caporali di giornata e i soldati semplici. Perché – ecco il punto - il Pd così com’è, con le sue tessere false e con le sue ambiguità, non può aver pace: la sua rifondazione su basi valoriali, a cominciare dalla questione morale, non è un’opzione ma un obbligo, è la precondizione della sua stessa esistenza.

 

Poche idee, e parecchio confuse, o semplicemente volpine, inoltre, camminano sulle gambe degli ideatori delle due liste demitiane che integrano la coalizione di centrosinistra imperniata sul Pd: “Avellino è popolare” e “Avellino rinasce”. Zio e Nipote hanno fatto sforzi titanici per trasmettere il messaggio dell’ispirazione sturziana della loro proposta per il capoluogo. Manco due passi attraverso quelle due liste, però, e inciampi nei nomi di due consiglieri uscenti e campioni di preferenze.

 

Il primo è Alberto Bilotta, figliuolo di Gerardo, ovvero del factotum dello scandalo Aias giudiziariamente inguaiato fino al collo, compagno d’affari (sempre il papà) della Signora Annamaria Scarinzi De Mita, anch’ella indagata nell’ambito della stessa inchiesta.

 

Il secondo è Raffaele Pericolo detto Lino, fedelissimo storico di Ciriaco: tanto fedele che come ricompensa politica per i suoi servigi al Comune di Avellino gli fu conferita la carica (che tuttora ricopre) di presidente della “Solofra Service”, una Srl detenuta dall’Asi (presidenza demitiana in capo a Cenzino Sirignano) per il 98 per cento e dal Comune di Solofra per il 2 per cento.

 

Cosa c’è di niente sturziano e di tutto politico – clientelare in queste due candidature emblematiche del sistema di potere demitiano? C’è che il giovane Alberto Bilotta ha percepito un lauto stipendio all’Aias amministrata da papà Gerardo (proprio vero: “I figli s’ piezze ‘e core”) fino a quando la struttura non è stata chiusa, alla faccia di quel 59,8 per cento di giovani disoccupati irpini che tirano la cinghia o sono costretti a campare sulle spalle dei genitori e dei nonni.

 

E c’è che Lino Pericolo, oltre alla meritata pensione di ex lavoratore della sanità, si cala circa 25mila euro all’anno per la presidenza della “Solofra Service”: un carrozzone che fattura poco meno di un milione di euro all’anno (a proposito, Ingegner Sirignano: l’Asi ne ha approvato il bilancio? E’ tutto Ok? Possibile averne copia con schema dettagliato e motivato delle singole voci?) e nel quale le funzioni direttive sono affidate ad un altro pensionato, l’assessore Gaeta del comune di Solofra, anch’egli demitiano di ferro, con un contratto di consulenza che si aggira sui 60mila euro l’anno.

 

Per completezza d’informazione va aggiunto che nella Solofra Service il direttore Gaeta è coadiuvato da due signore, manco a dirlo anch’esse di simpatie politiche sturziane, decisamente ben pagate – rispetto alla media dei compensi di categoria - per il lavoro che svolgono. Ancora per completare l’informazione, va detto che le rare visite di controllo presso la Solofra Service, da parte della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, non hanno mai fatto registrare irregolarità di sorta: nemmeno una penna o un foglio di carta fuori posto, circostanza più unica che rara in una società a capitale interamente pubblico. Tinto Brass ne ricaverebbe motivo per un soggetto cinematografico finalmente a sfondo non sessuale.

 

Ancora per stare all’aforisma di Pietro Nenni, cresce sempre più la curiosità di conoscere quali idee cammineranno sulle gambe del candidato sindaco del centrosinistra, Nello Pizza, lungo un percorso molto accidentato – sul piano politico ed etico – qual è quello appena soltanto accennato. Forse sarebbe cosa buona e giusta che l’aspirante primo cittadino illustrasse in campagna elettorale le sue idee anche in merito alle questioni descritte: da quelle squisitamente politiche (il Pd a pezzi checché ne dica il “cieco” ottimismo della volontà di Di Guglielmo) a quelle più volgarmente politico-clientelari: una questione tra le altre, come si regolerà – nel caso diventi sindaco - con la vicenda Aias - “Noi con Loro” dopo la decisione del suo predecessore, saggia e utile per le casse del municipio, di vietare alla Onlus della Signora De Mita di trarre enormi vantaggi economici dall’uso di una struttura di proprietà comunale.

 

Allo stesso modo, sarà interessante conoscere prima, non dopo l’esito elettorale, quale sia l’orientamento del candidato sindaco Pizza in merito agli eventuali conflitti d’interesse, anche soltanto di natura etica, che potrebbero riguardare ispiratori di altre liste della sua coalizione. Ed ancora, secondo quali criteri, se non il Cencelli, visto che ha già declamato la sua piena autonomia da tutto e da tutti, sceglierà gli assessori in caso di vittoria. E ciò, naturalmente, dando per scontato che abbia un suo articolato programma per la città.

 

E per finire, almeno per oggi, c’è in giro anche molta curiosità di conoscere le idee che camminano sulle gambe del Grande Sconfitto di questa indigesta ammucchiata di centrosinistra: Gianluca Festa.

 

Costretto a ritirarsi nella cuccia con la coda tra le gambe, cosa promette di fare nel dopo elezioni? Il suo compito sarà estremamente semplice se il candidato Pizza resterà vittima di una non improbabile rivolta dei cittadini avellinesi, non contro di lui, ma nei confronti del volgare tentativo di restaurazione di chi ha rovinato Avellino e, non pago, vuole continuare a far danni. Ma se Pizza dovesse farcela, cosa farà Festa? Il Masaniello 2.0 oppure il “Signorsì, Signor Governatore: servo vostro”?

 

Arrivederci alla prossima puntata.

 

di Franco Genzale

 

http://www.orticalab.it/Avellino-se-le-idee-camminano

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