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Tempo Pasquale: Domenica IV dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

mons. Francesco Spaduzzi

 francescospaduzzi@gmail.com    

Tempo Pasquale: Domenica IV dell'Anno C

I - Giovanni 10,27-30 – 1. Gesù afferma che egli è una sola cosa col Padre (30 Io e il Padre siamo una cosa sola) e condivide col Padre e con lo Spirito Santo l'unica natura divina, pur essendo tre Persone distinte: Padre e Figlio e Spirito Santo. Così egli afferma la verità fondamentale del cristianesimo che è l'Unità della natura divina e la Trinità delle Persone Divine, il mistero principale della nostra fede. Ma i suoi ascoltatori vedono bene che Gesù, che parla, è un uomo; e quindi egli rivela anche che in lui ci sono due nature - l'umana e la divina - e una sola Persona - quella divina -, che ha assunto la natura umana. E questo è il secondo mistero principale della nostra fede. Così noi crediamo nell'Unità e Trinità di Dio - un Dio in tre persone - e nell'Incarnazione, Passione e Morte, e Resurrezione e Ascensione di Gesù Cristo, la seconda Persona della SS. Trinità. Queste verità, le professiamo nel Credo, sia in quello più breve, detto Simbolo Apostolico, che contiene le principali verità e i misteri più importanti, rivelati da Dio per mezzo di Gesù e degli Apostoli e insegnati dalla Chiesa, sia in quello più particolareggiato, detto niceno - costantinopolitano, composto nel Concilio di Nicea del 325 e completato in quello di Costantinopoli nel 381 per la parte che riguarda lo Spirito Santo; in quest’ultimo si riafferma la fede cristiana contro i grandi errori teologici dei primi quattro secoli del cristianesimo. Il Simbolo degli Apostoli è più antico, ma non abbiamo un'idea precisa a che data possa risalire; il titolo fa pensare ai primi tempi del cristianesimo.

2. Gli uomini sono tutti di Dio Padre, perché creati da Lui, e costituiscono il “gregge”, di cui il Padre è voluto essere padre e pastore, pur essendone in realtà il padrone. Egli è il più grande di tutto e di tutti (29 Il Padre mio…, è più grande di tutti); è più grande delle creature, appunto perché le ha fatte Lui e Lui ne è il padrone assoluto; è più grande anche di Gesù in quanto questi è anche uomo, perché la sua natura umana, il suo corpo e la sua anima, sono creati come ogni altra creatura, pur essendo stati assunti dalla Persona divina del Figlio; il Padre, in quanto Dio, è uguale al Figlio e allo Spirito Santo, ma è anche all’origine del Figlio – il Padre genera il Figlio - e col Figlio è all’origine dello Spirito Santo – lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Il Padre ha dato le sue pecore, gli uomini, al Figlio (29 Il Padre mio, che me le ha date), gliele ha affidate perché le riportasse all'ovile, da dove si erano allontanate per il peccato di Adamo e per i peccati personali. Gesù vive e muore appunto per riportarle al Padre e dare loro la vita eterna (28 Io do loro la vita eterna): sono del Padre e sue (27 Le mie pecore), pure per il motivo della redenzione. Il Padre gliele dà, sono sue, le conosce (27 e io le conosco), viene per dare loro la vita eterna, e soprattutto non andranno perdute in eterno (28 e non andranno perdute in eterno) perché nessuno è in condizioni di strapparle dalla sua mano onnipotente (28 e nessuno le strapperà dalla mia mano) come nessuno le può strappare dalle mani del Padre onnipotente (29 e nessuno può strapparle dalla mano del Padre); dalle pecore si richiede che ascoltino la voce di Cristo  (27 Le mie pecore ascoltano la mia voce), cioè conoscano la sua persona e la sua dottrina, credano a ciò che egli propone e mettano in pratica ciò che comanda (27 ed esse mi seguono) come Gesù ha messo in pratica ciò che il Padre gli ha comandato; in pratica devono seguirLo in tutto, come Maestro e Modello, come Messia e Salvatore. Crediamo in Gesù, nostro Dio e Salvatore e vero uomo. Egli ci conosce e ci ama davvero: perciò è venuto a salvarci e ha dato la vita per noi in modo da poterci comunicare la vita eterna. AdoriamoLo nella Trinità perché è Dio, ma sentiamolo anche come nostro fratello perché è uomo come noi; seguiamolo per essere buoni figli del Padre e buoni fratelli suoi. Non ci sfugga la promessa ripetuta di Gesù, cioè che noi siamo nelle Sue mani e nelle mani del Padre: ci vuol dire che sempre, anche nelle situazioni più critiche e in mezzo alle insidie del diavolo, siamo difesi e protetti dall’onnipotenza e dalla sapienza e dall’amore infiniti del Padre e del Figlio – senza escludere lo Spirito Santo. Queste affermazioni di Gesù ci aiutano molto ad alimentare la nostra fiducia e il nostro abbandono nelle mani e nel cuore della Trinità. Chi si può sentire più al sicuro di noi, se ci impegniamo secondo le  nostre forze e sostenuti dalla grazia di Dio ad aderire alla Parola di Gesù e a metterla in pratica?

II - Atti degli Apostoli 13,14.43-52 - Paolo e Barnaba da Perge arrivarono ad Antiochia di Pisidia e il sabato predicarono nella sinagoga (14). Esortarono i proseliti e credenti a perseverare nella grazia di Dio (43 Sciolta l’assemblea, molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio), cioè a corrispondere con l’amore all’amore che Dio aveva mostrato loro col dono della salvezza. Il sabato seguente tantissime persone si riunirono presso la sinagoga per ascoltare la parola del Signore (44) per bocca di Paolo e Barnaba. Questo fatto provocò la gelosia dei Giudei, che si misero a contraddire e a offendere Paolo (44). I due Apostoli con chiarezza li avvertirono che essi predicavano sempre prima ai Giudei, perché costituivano il popolo di Dio dell'AT, ma poiché rifiutavano la Parola di Dio e la vita eterna, ad essa collegata, si sarebbero rivolti ai pagani (46 Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani); questo lo aveva ordinato Dio stesso, quando disse in Isaia (49,6) che il Messia doveva essere luce di tutti i popoli, in modo da salvare tutto il mondo (47 Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti,/ perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra). La Parola di Dio è offerta a tutti ma non tutti l’accettano, perché ognuno è libero di aderire o no; ma gli effetti sono splendidi per chi crede per la vita eterna, che riceve, e sono terribili per l’autoesclusione dalla salvezza per chi la rifiuta; purtroppo i Giudei della Palestina rifiutarono la Parola di Gesù e così poi anche i Giudei della diaspora rifiutarono la Parola dei missionari di Gesù, che annunciavano la stessa salvezza. (b) I pagani accettarono la Parola di Dio ed ebbero la vita eterna con grandissima loro gioia (48 Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero); ed essa si diffondeva nell'Asia Minore (49 La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione); i Giudei però riuscirono a provocare una persecuzione contro i due missionari, che furono cacciati via (50 Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li cacciarono dal loro territorio); essi scossero la polvere dai loro piedi nel partire (51 Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Iconio) per significare la rottura completa con loro, mentre i credenti erano pieni di Spirito Santo, che dava loro tanta gioia (52 I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo). L'adesione a Gesù con la fede e il battesimo è sorgente del dono dello Spirito Santo e della gioia, perché dà la certezza di avere la vita eterna e la salvezza; invece chi rifiuta sta nel disagio interiore. Aderiamo alla Parola di Dio; la docilità a essa dà gioia; il rifiuto dà tristezza, come nel caso del giovane ricco in Marco (10,22), che per amore delle ricchezze rinunciò a seguire il Signore.

III - Apocalisse 7,9.14-17 - Giovanni vede (9 Dopo queste cose vidi) una moltitudine incalcolabile di persone di tutte le nazioni (9 ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua), che sono i salvati: essi - secondo l'indicazione di uno dei 24 anziani (14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui) - provengono dalla Terra, dove si soffre per tanti motivi (14 Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione) e sono stati salvati da Dio, perché hanno lavato le loro vesti e le hanno rese candide nel Sangue dell'Agnello, cioè di Gesù, l'Agnello immolato (14 e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello). In pratica, perché hanno creduto in Cristo, il battesimo li ha liberati dalla schiavitù di Satana, ottenendo loro la purificazione completa e profonda da tutti i peccati, originale e personali, - quindi le vesti bianche che ne sono il simbolo (9 avvolti in vesti candide); ma ha dato loro altri beni meravigliosi da Dio: hanno le palme in mano (9 e tenevano rami di palma nelle loro mani), per indicare la vittoria sul Maligno; sono alla presenza di Dio (9 Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello; 15 Per questo stanno davanti al trono di Dio), e gli rendono culto notte e giorno nel Tempio Celeste (15 e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio); Dio stende la sua tenda su di loro (15 e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro; cfr. Zac 2,14; Ez 37,27) per proteggerli; non avranno sofferenze fisiche e morali (16 Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna); l'Agnello stesso si farà loro pastore e li guiderà ai pascoli della vita eterna (17 perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita); infine E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi (12), perché sarà loro conforto. In realtà alcune di queste gioie del Paradiso si sperimentano già in qualche misura sulla terra, ma solo in un clima di fede, che alleggeriscono comunque il peso della croce quotidiana. E anche già qui rendiamo culto a Dio, che è partecipazione alla liturgia del Cielo, e possiamo vivere in intimità con Dio; sperimentiamo la sua protezione e la sua consolazione. Chiediamo molta fede per vivere con intensità già da ora sotto i simboli quel che vivremo e contempleremo faccia a faccia nell’eternità.

EUCARESTIA. Specie in essa Gesù continua a essere nostro pastore: ci nutre con la sua Parola e del suo Corpo e Sangue; non c’è nutrimento più efficace e sostanzioso mentre stiamo sulla Terra; sotto segni eucaristici (Assemblea, Ministro, Parola, Pane e Vino consacrati) incontriamo Gesù e ci apriamo al dono della salvezza. Affidiamoci alla Madonna e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, perché ci ottengano la fede e la carità necessarie per trarne tutto il frutto possibile.  

 

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