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Tempo Ordinario: Domenica 30.ma dell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica 30.ma dell'Anno B

I - Marco 10,46-52 – 1. (a) Gesù sta lasciando Gerico ed è accompagnato, come sempre, dal gruppo degli Apostoli e da quello delle donne (46 Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli), ma anche da molta folla (46 e a molta folla)). Sul ciglio della strada siede a mendicare un cieco di nome Bartimeo (46 il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare); Marco ne dà il nome, perché forse diventò discepolo di Gesù ed era noto alla comunità cristiana di Roma. Avendo notato un gran movimento di persone, ne chiede la ragione e viene a sapere che passa Gesù, detto il Nazareno (47 Sentendo che era Gesù Nazareno), dal luogo di provenienza; è evidente che ha saputo dei suoi miracoli e pensa che l'occasione è unica per ottenere la guarigione. Incomincia a gridare la sua invocazione, per fargli arrivare la sua voce, superando il vociare della folla. Crede in Lui come Messia e lo invoca come tale (47 cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!»); ne intuisce il cuore buono e gli rivolge la sua preghiera; si rivolge a Lui come il compassionevole, al quale chiede aiuto. Allo stesso modo la nostra preghiera deve esprimere la nostra fede in Dio Padre e Figlio e Spirito o in Gesù, oppure nel ruolo di intercessori di Maria e Giuseppe o degli Angeli e Santi; dobbiamo essere convinti che conoscono i nostri bisogni e sono potenti e buoni e perciò vale la pena chiedere il loro aiuto. E preghiamoli effettivamente. (b) Le suppliche del cielo a voce sempre più alta infastidiscono molti presenti, che lo rimproverano e premono perché stia zitto (48 Molti lo rimproveravano perché tacesse), ma egli grida ancora più forte per farsi sentire da Gesù, che sta a pochi metri da lui, e ripete la stessa invocazione (48 ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!»). La perseveranza nella preghiera è indispensabile in attesa che il Signore ci esaudisca, e a volte può essere necessaria anche per settimane e mesi e anni, come quelle di S. Monica per la conversione del marito Patrizio e del figlio Agostino. Anche l'intensità della preghiera mostra il nostro desiderio e interesse di essere esauditi. La preghiera vocale non deve essere intesa solo come un dovere ma come una vera supplica per ottenere grazie o per lodare Dio; impariamo mettere attenzione e intensità nelle preghiere della Messa e della Liturgia delle Ore, nelle preghiere di mattino e sera e in quelle vocali in genere.

 2. (a) Gesù sente gridare il suo bisogno di aiuto, si ferma e lo fa chiamare (49 Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!») e i più vicini al cieco lo chiamano e lo incoraggiano ad alzarsi e andare da Gesù (49 Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!»). Egli abbandona il mantello per essere più libero nei movimenti, ed è accompagnato alla presenza di Gesù (50 Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù). Chi prega sempre viene ascoltato da Dio; non sempre viene esaudito o non sempre subito, ma comunque ottiene grazie, perché la nostra preghiera non è mai inutile: se non riceviamo quello che chiediamo, il Signore ci fa grazie che Lui vede più necessarie per noi e più urgenti, anche se noi non lo sappiamo. Impariamo la perseveranza nella preghiera e siamo sordi ai cattivi suggerimenti di Satana e alle tentazioni di sfiducia, che sempre provengono dalle nostre tendenze cattive e da debolezza della nostra fede. (b) Gesù chiede al cieco che cosa desidera (51 Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?»), non perché non conosce il suo bisogno, ma per ottenere una più chiara professione di fede, inclusa nel rinnovo della richiesta (51 E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!»); Gesù opera subito il miracolo (52 E subito vide di nuovo), sottolineando che lo ha ricevuto per la sua fede, che gli porta anche la salvezza (52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato»). La prova del profondo mutamento interiore dell'uomo guarito è che si mette al seguito di Gesù (32 e lo seguiva lungo la strada), verso Gerusalemme, dove avverrà la crocifissione. La fede e la fiducia ottengono tutte le grazie, mentre l'amore porta alla perfezione l’unione con Gesù in tutte le fasi della sua vita, comprese quelle più dolorose, come quella della Passione e Morte. Anche noi, grati a Gesù per tante grazie che ci ha ottenute dal Padre e ci ha fatte, vogliamo seguirlo con fede, speranza e carità, dovunque egli ci vuole portare.

II - Geremia 31,7-9 - Il Profeta, a nome di Dio, invita a elevare canti di gioia per Israele, la prima delle nazioni agli occhi di Dio (7 Poiché dice il Signore: Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite), perché Dio è venuto a salvare il suo popolo (7“Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele”). Dio promette di venire di persona a raccogliere il suo popolo da tutti i luoghi dove era disperso (9 Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione e li raduno dalle estremità della terra): ci sono ciechi e zoppi e donne incinte, che ritorneranno in gran numero (8 fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno qui in gran folla); si erano allontanati nella sofferenza e ritorneranno nella gioia (9 Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni). La strada sarà comoda e senza ostacoli e non partiranno la sete (9 li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno), perché Dio è un padre per il suo popolo d'Israele, il suo primogenito (9 perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito). Dio promette la libertà e il ritorno in patria al suo popolo, riportandolo nella gioia e con ogni comodità dall'esilio in Babilonia, perché egli si sente padre del suo popolo, che considera il primogenito fra tutti i popoli. Fino agli ultimi decenni prima di Cristo gli Ebrei pensavano a Dio solo come padre del suo popolo, ma da quel periodo incominciarono a riflettere su una paternità di Dio nei confronti di ciascuna persona, specie dei giusti. Gesù è esplicito nell’insegnare che Dio è veramente padre di ogni uomo, in particolare dei giusti, ai quali comunica la sua vita divina per mezzo di Gesù Redentore e dello Spirito Santificatore. Dio esercita la sua paternità nei confronti anche di tutti i popoli, ma in particolare della Chiesa e di coloro che hanno la fede nella sua Parola, che ci illumina, e la carità, che spinge a osservare i suoi  comandi.

III - Ebrei 5,1-6 - (a) la Lettera agli Ebrei parla del sommo sacerdote del culto ebraico e lo indica come uomo, che è fatto sacerdote per scelta di Dio per occuparsi di ciò che riguarda Dio (1 Ogni sommo sacerdote, infatti, è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio), in particolare di offrirGli doni e sacrifici per espiare i peccati (1 per offrire doni e sacrifici per i peccati); essi consistono nei primi frutti della terra, cibi cotti e animali, alcuni offerti in suo onore, per riconoscere la sua infinita grandezza, e altri per ottenere il perdono dei peccati. In effetti il sacrificio, che Dio voleva e vuole, consiste nell'offerta di se stessi a Dio per fare la sua volontà e nel compimento effettivo della sua volontà (Sal 39,7-9; Eb 10,5-10). Le offerte di cibo a Dio, che non ha bisogno di mangiare, devono essere solo un segno che l'offerente si impegna a fare la volontà di Dio; la sua preghiera potrebbe essere: “Dio mio, ti offro questo cibo come segno del mio impegno di fare la tua volontà; concedimi di farla”. Il sacrificio di Gesù è consistito esattamente in questo: ha offerto se stesso al Padre sin dall'inizio della sua esistenza umana per fare la volontà del Padre (Eb 10,5), ed effettivamente l’ha compiuta con la massima fedeltà durante tutta la sua vita. Nel corso di essa ha presentato le offerte dell'AT per significare il suo sacrificio; nell'ultima cena invece ha offerto solo pane e vino come segno del suo sacrificio, li ha trasformati nel suo Corpo e Sangue, per rendere presente se stesso e il suo sacrificio nel pane e vino consacrati, e ha ordinato ai suoi discepoli di fare altrettanto. Il sacrificio di Gesù dà gloria a Dio e serve anche per espiare non i suoi peccati, che non aveva, ma i nostri (Eb 10,11-18). Anche noi ascoltiamo la Parola di Dio e ci impegniamo a metterla in pratica e offriamo il pane e vino come segno di questa nostra volontà; lo Spirito li trasforma nel Corpo e Sangue di Cristo, che riceviamo nella comunione e ci rende capaci di fare la volontà di Dio, come Lui.  (b) Il sommo sacerdote ebreo, essendo uomo come gli altri, è anche lui debole e peccatore come tutti gli uomini (2 essendo anche lui rivestito di debolezza) e capace di ignoranza (cfr. 2) e perciò può provare compassione per loro (2 Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore). Per questo deve offrire sacrifici per espiare i peccati suoi e del popolo (3 A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo). Gesù è uomo come noi e prova compassione per noi e le nostre miserie, anche se non ha commesso nessun peccato; la sua compassione e il suo amore lo spinge a dare la vita per noi. (c) Il sommo sacerdote era scelto da Dio, come avvenne per Aronne (4 Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne) e i suoi discendenti. Anche Gesù come Sommo Sacerdote venne scelto da Dio (5 Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote); Dio Padre, che lo genera come Figlio da tutta l'eternità (5 ma colui che gli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato), lo fa sommo sacerdote quando gli dice che lo è secondo l’ordine di Melchisedek (5 gliela conferì 6 come è detto in un altro passo: Tu sei sacerdote per sempre,/ secondo l’ordine di Melchisedek), ma non secondo l’ordine di Aronne: il culto dell'AT con l'alleanza sinaitica e con la Legge era destinato a scomparire ed essere sostituito dalla Nuova Alleanza e Nuovo Culto con nuovo sacerdozio e Nuova Legge, quella dell'amore a Dio e agli uomini. Il NT dà a Gesù il titolo di Sommo Sacerdote del Culto celeste, ma gli uomini da lui scelti come continuatori della sua missione sono indicati come vescovi, presbiteri e diaconi, servitori del nuovo Popolo di Dio, e non come “sacerdoti”, proprio per distinguerli da quelli dell’AT e del paganesimo.

EUCARISTIA. Gesù è il sommo sacerdote, che rende presente se stesso e il suo sacrificio nel pane e vino consacrati. Accostandoci e unendoci a lui per la fede e la carità, possiamo essere guariti da tutti i mali fisici e spirituali e possiamo avere ogni bene spirituale, di cui abbiamo bisogno. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, di ottenerci la fede e carità necessarie per unirci perfettamente a Gesù. (mons. Francesco Spaduzzi)

 

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