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Tempo ordinario: domenica 33.ma dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni


mons. Francesco Spaduzzi

 francescospaduzzi@virgilio.it


I - Matteo 25,14-30 – 1. (a) Con la parabola Gesù fa notare che nel Regno di Dio certe situazioni si sviluppano in un modo analogo a quelle del mondo.  Un uomo ricco, prima di un viaggio, chiama i suoi servi e, secondo le abitudini del tempo, affida loro i suoi beni (14 Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni); dà cinque talenti al primo, due al secondo, uno al terzo, tenendo conto delle loro capacità (14 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno); e parte (15 poi partì). I servi dovevano impegnarsi seriamente non solo a non fare danni - altrimenti sarebbero stati puniti col carcere o venduti insieme con le loro famiglie se non potevano riparare – ma anche ad accrescere il danaro. Un talento comprendeva 34 kg d'argento o d'oro, quindi una somma considerevole: se d’oro, corrispondeva allo stipendio di un operaio per 200 anni; cioè a 2 milioni e 400 mila euro, calcolando 1000 euro al mese. Così a noi Dio dà il corpo e l'anima con la sua intelligenza e volontà, ci inserisce in una famiglia e in una parentela, e inoltre in amicizie, scuola, società, lavoro e nazione. La famiglia e parentela, amicizie e società servono a sviluppare la nostra affettività e relazioni, la palestra il nostro fisico, la scuola la nostra intelligenza: tutto in un clima di libertà e di buon senso. Se il corpo non è sviluppato bene dalla nascita, crescerà malaticcio e deforme; se l'intelligenza non si sviluppa bene, rimarrà in una situazione di inferiorità rispetto agli altri; se l'affettività non è regolata bene, si diventa disadattati o delinquenti o aggressivi. I doni, che riceviamo da Dio, hanno bisogno di un buon terreno e di accompagnatori preparati per svilupparsi. Impegniamoci a sviluppare i doni che Dio ci ha fatti. (b) Due di questi servi raddoppiano con il loro impegno quello che hanno ricevuto dal padrone (15-17 Subito 16 colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due); il terzo nasconde il talento sotto terra per non farselo rubare (18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone), uno stratagemma, frequente a quel tempo, di chi aveva denaro e oggetti preziosi, per evitarne il furto. Sembrerebbe una trovata intelligente e prudente, ma è contro gli interessi del padrone, è colpa e reato; lo stesso giudizio bisogna dare di chi non sviluppa le proprie qualità e potenzialità fisiche, psicologiche e spirituali. E’ indispensabile farlo per il nostro benessere e per la nostra felicità in questo mondo, per essere graditi a Dio e per andare in modo adeguato incontro ai bisogni del prossimo.

2. Torna il padrone e vuole fare i conti coi servi (19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro). (a)  I primi due, che hanno raddoppiato quello che hanno ricevuto dal padrone (20 Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri  cinque”; 22 Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”), ricevono la stessa lode per la loro fedeltà e capacità (21.23 Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone) e la promessa di una grande ricompensa (21.23 sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto) e l'invito a godere l'intimità e la familiarità col padrone (21.23 prendi parte alla gioia del tuo padrone). Anche noi ci presenteremo a Gesù per il giudizio. Se abbiamo messo a frutto i doni di Dio per la sua gloria e per il vantaggio nostro e per il servizio dei fratelli, saremo ammessi in intimità con Dio Padre, Figlio e Spirito, e staremo nella gioia perfetta. E, se anche non fossimo stati fedeli e impegnati al 100%, almeno ci saremo pentiti – possibilmente per tempo - prima di morire e avremo cercato di riparare il male fatto, confidiamo ora e confideremo allora di essere salvati per la misericordia di Dio. (b) Il terzo servo, che non ha messo a frutto il talento, rimprovera il padrone, rinfacciandogli una presunta durezza (24 Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro) e un presunto sfruttamento del lavoro altrui (24 che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso); gli rivela i propri sentimenti di paura e gli restituisce il talento affidatogli (25 Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo). Il padrone gli rimprovera la sua pigrizia e malvagità e la sua concezione sbagliata su di lui (26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso), gli dice quello che avrebbe dovuto e potuto fare per salvare in parte gli interessi del padrone (27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse), gli fa togliere il talento e lo fa dare al primo servo (28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti) con la giustificazione che lo toglie all'indolente per darlo a chi lavora (29 Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha); infine lo fa cacciare nel luogo dell'oscurità e della sofferenza atroce (30 E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti). Stupido questo servo che offende il padrone e si limita a restituire quel che aveva ricevuto. Meglio avrebbe fatto  a riconoscere i propri limiti ed errori e chiederne perdono. Forse avrebbe trovato comprensione e compassione presso il padrone. Stiamo sempre attenti a tenere questo atteggiamento di pentimento nei confronti di Dio, perché purtroppo noi non facciamo il bene, che dovremmo fare, facciamo male il bene e operiamo il male. Guardiamoci nella coscienza con attenzione ed riconosciamo con umiltà il male che ci portiamo dentro; e affidiamoci alla misericordia di Dio.

II - Proverbi 31,10-13.19-20.30-31 – E’ un estratto di un inno alla donna, cosa insolita per quei tempi. Fortunato chi trova una donna di carattere, perché vale più di un tesoro (10 Una donna forte chi potrà trovarla?); essa è attiva e lavora lino e lana con le sue mani (13 Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani) e si avvale di ogni strumento di lavoro per vestire i componenti della famiglia (19 Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso). Riscuote la fiducia del marito, perché non gli fa mancare niente (11 In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto), ed è sorgente di felicità per lui (12 Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita). Viene anche in soccorso del bisognoso (20 Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero). Così tutti hanno motivo di esserle riconoscenti e di lodarla in pubblico e in privato (31 Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città). Essa rappresenta la conferma che non vale la pena rincorrere nella donna i fugacissimi fascino e bellezza, mentre conta molto cercare in lei il timore di Dio (30 Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare); la ricchezza è secondaria rispetto a questo tipo di donna: Ben superiore alle perle è il suo valore (10). Una donna, che è piena di amore a Dio e ne rispetta le leggi, certamente ama il prossimo, a iniziare dalle persone più vicine a lei. Essa è un modello di vita per uomini e donne: dà a Dio l'amore rispettoso e al prossimo l’amore alla pari e si prende attivamente cura di tutti quelli che entrano nel suo raggio di azione.

III – 1Tessalonicesi 5,1-6 – (a) Paolo accenna ai Tessalonicesi la seconda venuta di Cristo e dice che non c'è bisogno che gliene scriva (1 Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva), perché essi sanno che la data del giorno del ritorno del Signore è sconosciuta: Gesù si presenterà all'improvviso. L’Apostolo usa due immagini per descrivere questo carattere inaspettato: il ladro di notte (2 infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; 4 cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro), e le doglie del parto (3 come le doglie una donna incinta); per questi due avvenimenti non si possono fare previsioni. Al giudizio universale, che ci sarà al ritorno di Gesù, nessuno potrà sfuggire, tanto meno i malvagi, per i quali esso sarà una rovina  (3 E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà… e non potranno sfuggire). Rinnoviamo la nostra fede che certamente il Signore verrà alla fine del mondo per la resurrezione di tutti gli uomini e per il giudizio universale, anche se non ne conosciamo la data. Questa ignoranza della data vale anche per l'incontro col Signore alla fine della nostra vita. Egli viene all'improvviso e possiamo assumere due atteggiamenti opposti: possiamo agire come i pagani (6 come gli altri), che stanno nelle tenebre (cfr. 4), appartengono alla notte e alle tenebre (cfr. 5), che dormono spiritualmente, oppure comportarci come i Tessalonicesi, che, sull’esempio di S. Paolo, rifiutano ogni malvagità (4 Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre; 6 Non dormiamo dunque come gli altri) e si lasciano guidare nel pensare dalla fede e nell’agire dalla carità (5 Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno), e perciò si astengono dalle bevande inebrianti, che inducono alla sonnolenza fisica e spirituale, e stanno ben svegli (6 ma vigiliamo e siamo sobri) ad aspettare l’incontro col Signore. In sostanza quelli che sono guidati dalla fede, che dà luce all'intelligenza, dalla carità, che riscalda la volontà, e dalla speranza, che fa desiderare i beni eterni, e quindi agiscono secondo i comandamenti, costoro sono veramente ben preparati a incontrare il Signore e a stare con Lui nella felicità perfetta per sempre.

EUCARESTIA. La Parola di Dio alimenta la nostra fede, speranza e carità, e ci prepara a offrire Gesù al Padre nella Messa e a offrirci insieme con Lui e a unirci a Lui nella comunione eucaristica. Essa ci fa incontrare Gesù nella fede ora e ci prepara all’incontro con Lui, giudice misericordioso, alla fine della nostra vita. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, che ci ottengano di essere partecipi adesso dei loro sentimenti, quando incontravano Gesù sotto i segni sacramentali, e di quelli che li animarono nell’incontro finale con Lui. 

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