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Tempo Ordinario: Domenica 32.ma dell’Anno A

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni


mons. Francesco Spaduzzi

 francescospaduzzi@virgilio.it  

Tempo Ordinario: Domenica 32.ma dell’Anno A

I - Matteo 25,1-13 - Gesù continua a parlare del Regno dei Cieli (= di Dio) e ne presenta altre caratteristiche. In questa parabola Gesù parla di dieci vergini, invitate da uno sposo a fare da damigelle alla sua sposa, in occasione delle nozze; esse presero le loro lampade e andarono incontro allo sposo (1 Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo). Il numero 10 indicava la totalità e la società perfetta. Di queste, 5 vengono presentate come stolte (2 Cinque di esse erano stolte), perché furono imprevidenti, in quanto non portarono con sé olio di riserva (3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio), anche se sapevano bene che lo sposo poteva tardare con la sposa fino al mattino; 5 appaiono come sagge perché previdenti (2 e cinque sagge) giacché portarono l'olio con sé (le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi). Come spesso capitava, lo sposo tardava e tutte le ragazze, stolte e sagge, si rilassarono e dormirono (5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono). A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!” (6). Le damigelle si svegliarono e misero in ordine le lampade (7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade); le stolte si trovarono a corto con l’olio e ne chiesero alle saggie (8 Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”); esse si rifiutarono, perché il poco che avevano bastava solo per le loro lampade; ma suggerirono loro di andare a comprarlo (9 Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”). Le 10 vergini rappresentano gli uomini e lo sposo è Cristo nella sua seconda venuta alla fine del mondo – o anche alla fine della vita, che è per ciascuno la fine del mondo. Come non tutte le damigelle si fecero trovare pronte per la venuta dello sposo, così tanti si fanno sorprendere impreparati dalla venuta di Cristo come giudice. Le ragazze dovevano farsi trovare preparate; i discepoli devono essere rivestiti di Cristo (Rm 13,14; Gal 3,27) e praticare le virtù teologali, fede e speranza e carità (1Cor 13); in sostanza devono stare in grazia di Dio o perché mai hanno peccato (cosa difficile!) o hanno avuto il perdono dei peccati commessi e ne stanno facendo penitenza. Siccome non sappiamo quando Gesù ci chiamerà all’incontro con lui per mezzo di sorella morte, dobbiamo stare sempre pronti, perché non sappiamo se avremo tempo per prepararci all’ultimo momento. Se non saremo pronti per nostra stoltezza e imprevidenza, comunque per colpa nostra, ci troveremo esclusi dalla salvezza. Le 5 imprevidenti sapevano che lo sposo poteva ritardare, videro che le altre erano venute con l'olio di riserva e comunque avevano avuto tutto il tempo per andare a prenderlo; hanno preferito chiacchierare e dormire invece di badare al da farsi. Dio dà il tempo e l’intelligenza e le energie (la grazia!) per vivere bene e per sistemare tutto prima di morire, ma, se l’uomo non vuole, Dio rispetta con dispiacere la sua libertà, usata male nel caso di scelte sbagliate.

 2. Arrivò lo sposo per la gioia di tutti ed entrarono alla festa e al banchetto di nozze le ragazze che erano pronte, solo cinque delle 10 convocate (10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa); poi arrivarono le altre che bussarono e pregarono di farle entrare (11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”), ma lo sposo non ne volle sapere, dicendo che non le conosceva (12 Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”), cioè non le riconosceva perché non si erano fatte trovare pronte. Gesù chiude la parabola con un ammonimento: Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora (13). Da notare che lo sposo nella parabola usa lo stesso linguaggio di Gesù (Lc 13,25) quando esclude dal paradiso coloro che avevano predicato il Vangelo, anche con successo, ma senza metterlo in pratica. È questo il motivo che ci può escludere dalla salvezza: o rifiutare la fede o aver avuto la fede ma che non opera per mezzo della carità (Gal 5,6), che si manifesta anche nella vigilanza per accogliere Gesù come giudice. L’ammonimento finale di Gesù rivela il significato della parabola: occorre tenersi sempre pronti perché non sappiamo l'ora della venuta di Gesù e del suo giudizio. Egli viene come sposo, che vuole portare la felicità, ma tutto dipende da qual è la nostra situazione spirituale nell’accoglierlo.

II - Sapienza 6,12-16 – La Sapienza viene presentata come uno splendore, una luce che non si offusca, un fiore che non appassisce (12 La sapienza è splendida e non sfiorisce); essa si rende ben visibile (12 facilmente si lascia vedere) e si lascia trovare subito (12 si lascia trovare) da coloro che la desiderano (12), da quelli che l’amano e perciò la cercano (12 da coloro che la amano… e da quelli che la cercano); anzi essa anticipa coloro che vanno alla sua ricerca (13 Nel farsi conoscere previene; 16 poiché lei stessa va in cerca) per farsi conoscere. In effetti, se qualcuno la ricerca di mattino presto, la trova già davanti alla propria porta ad aspettarlo (14 Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta). Si diventa degni di lei, grazie al dono che lei fa di se stessa agli uomini (16 di quelli che sono degni di lei), mostrandosi benevola verso di loro e accompagnandoli e sostenendoli in ogni loro progetto (16 appare loro benevola per le strade e in ogni progetto va loro incontro). Meditare su di lei porta a formarsi un intelligenza perfetta (15 Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta) e chi dedica il tempo a lei partecipa della pace di chi si affida a Dio (15 chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni). Dio è potenza, sapienza e bontà infinita e in tutte le creature lascia un'impronta di questi suoi attributi: anzi è presente lui stesso come continua sorgente di questa impronta. La Sapienza di Dio si manifesta agli uomini per mezzo della sua Parola, che ci rivela Dio e ce lo fa conoscere nei suoi attributi, nel suo modo di pensare e nelle sue azioni, come guida la storia. La Legge di Dio, conosciuta e messa in pratica dal fedele, diventa la Sapienza divina partecipata ai singoli uomini, perché grazie a essa essi sono guidati a pensare e amare come Dio e ad agire di conseguenza. Chiediamo il dono dello Spirito, che Dio ci vuole dare subito (Lc 11,13): è lo Spirito ci dà la Sapienza (Is 11,1ss); S. Giacomo afferma che Dio è dispostissimo a concederla a chi la chiede con fede e insistenza (Gc 1,5-6); possiamo anche usare la preghiera attribuita a Salomone (Sap 9,1ss).

III - 1Tessalonicesi 4,13-18 - Gesù è morto, risorto e salito al cielo (14 Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto) e verrà una seconda volta alla fine del mondo, che si realizzerà in data sconosciuta. Allora Gesù prenderà i morti del passato e i vivi del tempo finale e li porterà in paradiso. I credenti di oggi vivono e muoiono e vengono sepolti; la loro anima, separata dal corpo al momento della morte, si presenta al giudizio di Cristo e secondo le sue azioni viene ammessa in paradiso o mandata in purgatorio, per completare la purificazione, oppure inviata all’inferno, a seconda di come ha praticato la fede e la carità, di come ha rispettato i comandamenti. I Tessalonicesi hanno sentito che quelli che saranno vivi al momento della seconda venuta di Cristo parteciperanno al trionfo di Cristo; ma si chiedono: che succederà dei morti prima della seconda venuta di Cristo? non parteciperanno al trionfo di Cristo? Paolo spiega che Gesù verrà dal Cielo sulla terra per ordine del Padre, che si rivelerà nella parola di un Angelo, accompagnata dal suono di tromba (16 Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo); subito risorgeranno i credenti in Cristo, già morti (16 E prima risorgeranno i morti in Cristo); poi, i morti risuscitati e i viventi del tempo, ormai trasformati, saranno portati verso il Cielo per andare incontro a Gesù e per stare per sempre con Lui a condividere l’eternità beata (17 quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore). Come si vede, Dio radunerà tutti, vivi e morti, per mezzo di Gesù e con Lui (14 così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti) e perciò i vivi al momento alla fine del mondo non avranno nessun vantaggio su quelli che saranno già morti (15 infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti). Queste sono verità insegnate da Gesù stesso: Sulla parola del Signore (15). I Tessalonicesi, che o non sapevano o non avevano capito bene questi insegnamenti, stavano nella tristezza circa la sorte di quelli che morivano prima della venuta di Cristo (13 Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi); questo sentimento si spiega per i pagani, che sono senza fede e speranza (13 come gli altri che non hanno speranza), ma chi crede in Cristo deve trovare consolazione nella Sua Parola (18 Confortatevi dunque a vicenda con queste parole). Anche noi cerchiamo luce e conforto nella Parola di Dio circa la nostra sorte eterna e quella dei nostri cari, e sempre se siamo nella sofferenza; le nostre preghiere sono più utili delle nostre lacrime.

EUCARESTIA. All’incontro con Cristo nell’Eucarestia dobbiamo andare ben preparati, rinnovando la nostra fede e il nostro amore a lui e ai fratelli. L’ascolto della Parola di Dio ci dà l’ultimo tocco di preparazione. Tanto più dobbiamo tenerci sempre preparati all’incontro con Cristo alla fine della nostra vita. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di pregare sempre per noi adesso e nell’ora della nostra morte, perché possiamo ricevere tutta l’assistenza necessaria per il grande passaggio, la nostra pasqua 


mons. Francesco Spaduzzi

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