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Zeffirelli ed il primato della bellezza

La notizia della morte di Zeffirelli colpisce tutti coloro che, pur non avendolo amato in maniera particolare, hanno comunque apprezzato lo sforzo di un uomo di cultura, che per l’intera esistenza ha inseguito il mito della bellezza in ogni sua forma possibile.
L’estetismo è stato, infatti, il trait d’union che tiene insieme molte scelte - artistiche e di vita - del regista toscano, rappresentante invero di un mondo che non c’è più da molto tempo.
La ricerca del Bello di platonica memoria ha segnato in modo evidente la sua ricerca: corpi efebici e miti pagani sono stati l’elemento forte della sua narrazione artistica, finanche quando ha messo in scena gli eroi supremi del Cristianesimo, lo stesso Cristo e San Francesco d’Assisi.
La sua omosessualità, peraltro manifesta e dichiarata al mondo intero, è stata il vincolo esistenziale dell’artista fiorentino con il mondo greco-romano: una scelta artistica, quindi, prima ancora che dettata da altri fattori psicologici ed ambientali.
Non da tutti è stato amato, in particolare quando il suo anelito all’estetismo è divenuto ridondante, a tal punto che la sua espressione, eccessiva e smodata, lo ha portato ad essere escluso da quel mondo con cui ha avuto - all’inizio della sua carriera - legami fortissimi.
Pasolini ed Antonioni, contrariamente infatti a Zeffirelli, hanno saputo tradurre in un linguaggio moderno quei miti classici, che invece il regista toscano ha messo in scena in forma integrale e filologica in modo particolare quando è stato chiamato alla regia teatrale, visto che – non a caso – egli rimarrà per sempre uno dei più grandi interpreti del melodramma e della tradizione del “recitar cantando”.
Questa dimensione lo ha portato ad essere uomo di teatro più che di cinema e, certo, è stata una condizione che non lo ha ridimensionato, visto che il gusto elitario del piacere non può che appartenere a chi è erede di una tradizione classicista del Bello e delle forme possibili della sua fruizione.
D’altronde, l’elitarismo è stato anche il tratto essenziale della nostra tradizione rinascimentale ed a questa Zeffirelli porta un tributo essenziale, visto che nel suo caso il Rinascimento si identifica a pieno con Firenze, per cui l’identità culturale diviene espressione di un più forte e radicale sentimento di appartenenza cittadina.
Forse, muore l’ultimo artista del ‘900?
Forse, si chiude una pagina della cultura italiana, per certi aspetti unica ed irripetibile?
Certo è che Zeffirelli, come i grandi maestri del Novecento, sembrano oggi degli alieni, in un contesto nel quale la cultura, sia quella più rivoluzionaria, sia quella più di maniera (come nel suo caso), sembra comunque essere divenuta un orpello che interessa, purtroppo, a pochi.



Rosario Pesce

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