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Buona Pasqua

Fare gli auguri di buona Pasqua in un momento storico, come quello odierno, non è certo cosa facile, visto che nel nostro Paese, come in buona parte d’Europa, ci sono molte migliaia di famiglie che non possono vivere - in modo sereno - la festività della rinascita di Dio.
Peraltro, è evidente che, in particolare in Italia, al dato economico in sofferenza si aggiunge anche quello della precarietà politica, visto che sembra - ormai - fallito il matrimonio che portò, un anno fa, alla formazione del Governo Lega-M5S.
Sarà l’effetto della campagna elettorale in corso, ma è ovvio che l’aumento della fibrillazione all’interno della maggioranza di Governo non potrà che divenire esponenziale di qui fino al 26 maggio ed, in particolare, indurre ulteriori scossoni ad un contesto istituzionale di difficile interpretazione, dal momento che, in caso di caduta dell’Esecutivo, non si intravedono alternative al ricorso anticipato alle urne.
Non può, invero, sfuggire un fatto importante: nell’arco di dodici mesi, gli Italiani dovranno votare dapprima per le Europee e, poi, per il rinnovo dei Consigli Regionali, per cui un eventuale anticipo, anche, delle elezioni politiche segnerebbe una svolta ineluttabile e la fine di un ciclo istituzionale.
Ma, non può non preoccupare la deriva xenofoba che molti Paesi europei stanno assumendo.
Il tema dell’immigrazione è divenuto, da un paio di anni almeno, centrale per la pubblica opinione, per cui le politiche migratorie sono quelle che, maggiormente, spingono il consenso degli Italiani e degli Europei in una direzione piuttosto che in un’altra.
È evidente che una parte politica, in particolare, soffia sul venticello dell’odio razziale per conquistare facili consensi, parlando così al ventre e non alla ragione degli elettori, ed è altrettanto evidente che è necessario intraprendere la via della pacificazione, se si vuole evitare un conflitto permanente fra vecchi e nuovi cittadini europei, riconoscendo - in primis - il diritto alla cittadinanza a coloro che hanno scelto di vivere e di lavorare sul suolo continentale.
D’altronde, Cristo stesso era un migrante e, se in questi giorni pasquali si festeggia la sua rinascita dopo la morte avvenuta per mano dei conquistatori Romani, non si può che far proprio l’insegnamento, che ne derivò, ed evitare che i poveri odierni possano morire sui nuovi crocefissi che qualcuno vorrebbe allestire.


Rosario Pesce

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