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La colpa principale dei padri italiani è quella di non essere in grado di offrire un’alternativa all’emigrazione dei figli

Caro direttore, rispondendo ad un lettore a proposito delle eventuali colpe dei padri italiani nei confronti dei figli Michele Serra si è chiesto: “…abbiamo vissuto, nella media, al di sopra delle nostre possibilità? Abbiamo speso troppo? Abbiamo speso male? Abbiamo scaricato sulle spalle dello Stato, dunque della collettività, parecchi costi non dovuti, se non dei veri e propri lussi come il pensionamento precocissimo nel settore pubblico?...” (Cari figli, il futuro non ve lo abbiamo rubato noi; Il Venerdì di Repubblica, 1/2/2019). Secondo me bisogna che i padri italiani ammettano di avere effettivamente queste colpe (insieme al merito di avere un’Italia che è in una condizione socio-economica migliore rispetto al recente passato). Ma la colpa principale dei padri italiani è quella di non avere creato le condizioni affinché i loro figli non avessero bisogno di abbandonare la nazione per lavorare. E’ questo il problema principale che oggi ha l’Italia (non certo l’immigrazione).  Fra il 2007 e il 2017 in Italia il tasso di occupazione è diminuito. Se guardiamo al complesso dei paesi avanzati (appartenenti all'Oecd o all'Unione europea) su 41 paesi avanzati sono solo 9 quelli in cui il tasso di occupazione è diminuito, e sono ben 29 i paesi in cui è aumentato. E fra i 29 paesi che hanno aumentato l'occupazione ben 12 appartengono all'Eurozona. La realtà è che nella maggior parte dei Paesi avanzati si è riusciti, a dispetto del progresso tecnico e della lunga crisi del 2007-2013, a creare più posti di lavoro di quanti se ne perdevano. Se qualche Paese è rimasto indietro è solo a sé stesso che deve guardare.

Cordiali saluti

Franco Pelella – Pagani

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