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Tempo ordinario: domenica 5 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,francescospaduzzi@virgilio.it)

I - Luca 5,1-11 1. Gesù si trova sulla riva del Lago di Gennèsaret e sta in piedi con la folla che gli si stringe intorno per ascoltare la parola di Dio (1 Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret). Sulla riva ci sono due barche vuote, perché i pescatori stanno in acqua a lavare le reti (2 vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti). Gesù sale sulla barca di Pietro e lo prega di allontanarsi un po' dalla riva, per poter predicare meglio alla folla (3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra), che può ascoltare con più raccoglimento; siede sulla barca e insegna (3 Sedette e insegnava alle folle dalla barca). Gesù annuncia la Parola di Dio, ma la gente, per ascoltare veramente, deve credere alla Persona di Gesù e alla sua Parola; la Parola va conservata nel cuore e meditata come faceva Maria (Lc 2,19), e messa in pratica come Maria e Giuseppe (Mt 1,18-25; 12,46-49; Lc 8,19-21). Gesù mette la distanza fra sé e gli ascoltatori certamente per un motivo pratico, ma possiamo anche dare un significato spirituale: non sarà mai troppa l’intimità che potremo avere con Gesù perché è nostro fratello e nostro salvatore, amantissimo di noi e amabilissimo, ma occorre anche non dimenticare mai che Egli è Dio e la sua Parola è Parola di Dio, che solo Lui ha parole di vita eterna e che nessuno ha mai parlato come lui. Se per percepire questo, è necessario mettere un po’ di distanza da lui, facciamolo e ci farà bene.

2. Gesù vuole mostrare la sua gratitudine a Pietro e agli altri e preparare il terreno per una risposta generosa alla sua chiamata, ormai imminente; perciò alla fine della predicazione, Egli dice a Pietro di tornare sul lago e pescare (4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca»). Pietro gli fa notare che hanno lavorato invano tutta la notte (5 Simone rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla), ma afferma anche la sua fede nella Sua Parola e nella Sua potenza e decide di obbedire (5 ma sulla tua parola getterò le reti), nonostante - umanamente parlando - non ci sia speranza di risultati: in effetti la luce del giorno allontana i pesci dalla barca e dalle reti. Pietro e Andrea - anche se questi non viene nominato esplicitamente, ma è certo che c’era - obbediscono e prendono una quantità enorme di pesci (6 Fecero così e presero una quantità enorme di pesci), col rischio che le reti si rompano (6 e le loro reti quasi si rompevano) e le loro barche affondino (7 fino a farle quasi affondare). Pietro e Andrea dovettero chiamare Giacomo e Giovanni per farsi aiutare (7 Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche). E’ un miracolo strepitoso! Pietro sente l'infinita grandezza di Gesù e la propria piccolezza e condizione di peccatore e manifesta questi suoi sentimenti, inginocchiandosi davanti a Lui e dichiarandosi peccatore; anche per questo chiede a Gesù di allontanarsi da lui (8 Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore»). Stupore per il miracolo avvertono lui e gli altri (9-10 Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone). Gesù, invece di allontanarsi da lui e dagli altri, annuncia a Pietro – e agli altri - la sua futura missione di Pastore di anime (10 Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».), e i quattro, riportate le barche a riva, abbandonano tutto per stare definitivamente con Gesù (11 E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono). Notiamo la fede di Pietro nel credere alla Parola di Gesù, come a Cana credettero prima i servitori delle nozze, e poi i discepoli presenti (Gv 2,11). La reazione di fronte al miracolo è lo stupore e l’adorazione a Gesù: questa include la convinzione e - possibilmente - la sensazione dell’infinita grandezza di Dio e della nostra piccolezza e anche della nostra situazione di peccatori di fronte alla Santità infinita di Dio. Sono sentimenti che dobbiamo alimentare in noi con la meditazione della Parola di Dio e la contemplazione della Persona e delle azioni di Gesù. Se ci facciamo una grande idea di Gesù – mai abbastanza grande, giacché è Dio -, sentiremo più forte e intenso il rapporto con lui e il bisogno di intensificarlo e di seguire Gesù più da vicino e generosamente. Notiamo anche la generosità di questi semplici pescatori nel seguire subito Gesù, abbandonando tutto per Lui: persone care e beni e lavoro.

II - Isaia 6,1-2a.3-8 A Isaia appare Dio nella sua infinita grandezza: lo vede su un trono, che sta molto in alto (1 Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato) e già la sola estremità del Suo manto riempie il Tempio (1 i lembi del suo manto riempivano il tempio). Esseri straordinari con sei ali, simili al fuoco, Lo circondano (2 Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava) e ne proclamano la santità e la presenza operante nel mondo (3 Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria»). La loro voce provoca come un terremoto nel Tempio, che si riempie della nube di fumo (4 Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo), segno della presenza di Dio. Di fronte alla infinita grandezza e santità di Dio, Isaia si sente come perduto perché piccolissimo e peccatore e in mezzo a un popolo di peccatori (5 E dissi: Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito); eppure Dio gli si è mostrato e lui l'ha visto (5 eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti). Dio nella sua bontà misericordiosa manda uno dei serafini (6 Allora uno dei serafini volò verso di me), che ha in mano un carbone ardente, tolto dall'altare (6 teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare) e, toccandogli la bocca (7 Egli mi toccò la bocca), gli spiega che il suo peccato è stato espiato da Dio, che glielo perdona (7 e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato»). Ma Dio ha uno scopo ben preciso in quest’apparizione, come in qualsiasi altra: è venuto per affidare a qualcuno una missione di salvezza presso il popolo (8 Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?») e Isaia, sentendosi interpellato personalmente, con generosità si offre (8 E io risposi: «Eccomi, manda me!»). Nella vita spirituale è fondamentale la meditazione della Parola di Dio, perché fa fare esperienza di Dio, grazie a quanto Egli ha voluto che si scrivesse e si sapesse di Lui, della sua grandezza e santità e, in corrispondenza, anche della nostra piccolezza e della nostra miseria di peccatori. Solo Dio ci può aiutare a superare la nostra piccolezza e miseria col perdono dei peccati e la loro espiazione per i meriti di Gesù - e non per i nostri meriti - e solo Lui ci può affidare una missione; e solo Lui ci può sostenere per portarla a compimento. Pietro, dopo la pesca miracolosa, prova ed esprime gli stessi sentimenti di Isaia di fronte a Dio. Adoriamo la grandezza e santità infinite di Dio; sentiamoci piccoli e peccatori e affidiamoci alla sua misericordia per uscire dal peccato e alla sua potenza per portare avanti la nostra missione.

III - 1Corinzi 15,1-11 (a) Paolo insiste che il Vangelo è uno solo ed egli continua a proclamare sempre lo stesso Vangelo, che aveva annunziato nel passato e che i Corinzi avevano ascoltato e nel quale perseverano fedelmente (1 Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi); esso li salverà se lo conserveranno inalterato (2 e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato); altrimenti avrebbero creduto invano (2 A meno che non abbiate creduto invano!). In effetti gli Apostoli e Paolo annunziano lo stesso messaggio e i Corinzi lo hanno ricevuto e creduto (11 Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto). Il Vangelo di Dio è uno solo giacché viene da Dio Trinità, che non muta, e da Dio fatto uomo, che è lo stesso ieri, oggi e sempre (Eb 13,8; Gv 1,1) ed è la verità (Gv 14,6); dal Vangelo dipende la salvezza dell'umanità: non è mai cambiato e mai cambierà; cambiano le lingue, il modo di esprimersi, i riti, ma non il contenuto del Vangelo. Rinnoviamo la nostra fede nell’Unico Vangelo, che abbiamo ricevuto dagli Apostoli attraverso la Chiesa, senza alterazioni. (b)Paolo ha trasmesso ai Corinzi la fede che ha ricevuto (3 A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto) e che ha: Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture (3 cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture; cfr Isaia 53,8-9) e fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture (4-5che 5 fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture; cfr Sal 16,10 e At 2,24-32). Perché gli Apostoli fossero bene a conoscenza di quanto era avvenuto e ne dessero la giusta interpretazione, Gesù risorto apparve a Pietro e ai Dodici (5 e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici), che allora erano 11 per la morte di Giuda. Per confermarli nella fede nella sua resurrezione e per facilitare la fede di quelli che avrebbero creduto in seguito, Gesù apparve anche a più di 500 persone insieme (6 In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta), dei quali la maggioranza viveva ancora al tempo, in cui Paolo scriveva, mentre alcuni erano morti (6  la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti), apparizione che forse avvenne in occasione dell'Ascensione di Gesù. Egli apparve anche a Giacomo e gli altri Apostoli (7 Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli); e poi, a distanza di alcuni anni, alla fine apparve anche a Paolo (At 9,3ss), benché fra gli Apostoli egli è come un aborto ((8 Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto; cfr 1Cor 9,19.36). La nostra fede si fonda sulla trasmissione fedele di quello che gli Apostoli hanno visto e udito, quando stavano con Gesù e dopo che Gesù è morto e risuscitato. Per dare la loro testimonianza a Gesù, gli Apostoli hanno subito persecuzioni e martirio, ma niente ha fatto loro cambiare idea. La nostra fede si fonda su basi solidissime. (c) Paolo si ritiene il più piccolo e l'ultimo degli apostoli e non si sente degno neanche di essere qualificato come Apostolo perché ha perseguitato la Chiesa di Dio (9 Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio) e quindi è stato grande peccatore. Però la grazia di Dio lo ha reso Apostolo e tale grazia di Dio ha operato efficacemente in lui, perché l’ha trasformato da peccatore in Apostolo e lo ha sostenuto pienamente nel suo apostolato, perché ha lavorato più di tutti per il Vangelo (10 Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro); ma Paolo insiste che tutto ciò è avvenuto per la grazia di Dio, che ha operato in lui (10 non io però, ma la grazia di Dio che è con me). La grazia vuole operare anche in ciascuno di noi, vuole fare di noi un convertito e apostolo, un salvato e salvatore: quando accogliamo la grazia di Dio, avviene in noi una mutazione profonda. E’ importante che conserviamo e alimentiamo la coscienza che ogni attività sul piano soprannaturale, sia nella vita personale che in quella di apostolato, dipende dalla grazia di Dio.

EUCARESTIA. Essa rende presente Gesù che insegna e continua a chiamare i fedeli a essere suoi collaboratori o con una vocazione speciale, come può essere quella dei preti e consacrati, o con quella ordinaria di testimone e operatore pastorale. Unendoci al sacrificio di Gesù con la Comunione eucaristica, riceviamo Gesù, sorgente di ogni grazia, e quindi anche della grazia di vivere bene la nostra vita cristiana e il nostro apostolato. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe,  i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia aprire il nostro cuore all’azione di Gesù in noi. (mons. Francesco Spaduzzi)


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