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Solofra. Sant’Andrea: il taglio dei tigli di 20 anni fa ha cambiato la nostra vita?

«For’ Sant’Andrea»
Una mattina mi trovavo a passeggiar e vidi due tigli tagliar…
La morte era già giunta. Non c’era quasi nessuno e anonimo fu il funeral …
Da allora, “quann’ pass’ for’ Sant’Andrea”, vedo “o’ cumpar’ Daniele” e i nostri antenati imprecar…
Mi scuso per il maldestro tentativo di approccio poetico, ma i tigli mi emozionano, perché sono parte della nostra vita. Sono scolpiti nel dna di ogni cap’ciaccato: ne conosciamo morte (purtroppo!) e miracoli!
Il tiglio di sinistra (ma la politica non c’entra!) era sempre il primo a fiorire, i suoi rami erano così estesi che poggiavano sui balconi e quasi entravano nelle finestre della casa abitata da Michele o’ micione e da Angelantonio. A cappella, altri rami si estendevano sulla casa di Pascal’ o’ furiere e su quella di mast’ Rafele.
I rami del tiglio di centro (e anche qui la politica non c’entra!), invece, quasi lambivano il muro del campo sportivo, estendendosi fin sopra la canonica della Chiesa.
I tigli fornivano enorme frescura alla piazza: le panchine sottostanti ospitavano infinite e variegate chiacchere di paese condite dal cinguettio delle famose “cavulinelle” (piccoli uccelli simili ai passeri). Storie vere, finte o inventate di sana pianta, ma comunque storie che accendevano la fantasia degli ascoltatori.
Non mancavano complotti sportivi, ammiccanti trame amorose, segreti compromessi politici e terrificanti racconti di fantasmi e streghe che vagavano per il paese, sulla Madonnella o nelle Casate.
E poi, anche se lo stesso racconto veniva ripetuto mille altre volte, quando vi assistevi, la cosa era sempre così nuova e coinvolgente che era difficile lasciare la comitiva, ...persino per andare a mangiare: se raccontare era un’arte, …saper ascoltare era magico!
Sono passati circa vent’anni (credo?) dal loro taglio: quella mattina avevo casualmente la macchina fotografica a pellicola (quelle digitali allora non erano così diffuse e i telefonini scarseggiavano), ed ho immortalato il taglio: c’ero solo io e gli operai forestali.
Mi hanno detto che i tigli, ormai, erano morti e rappresentavano un serio pericolo per la pubblica e privata incolumità. È stato uno choc! …Per noi i tigli sono intoccabili, i nostri anziani li hanno sempre difesi contro ogni “scientifica” potatura: …e qualcuno l’ha fatto addirittura imbracciando la doppietta!
Le foto della vignetta risalgono a circa 20 anni: da allora le ho guardate solo due o tre e mi è sempre venuto il groppo in gola: perciò, ogni volta che passo “for’ Sant’Andrea”, penso a quei tigli che hanno scandito la vita dei nostri progenitori e parte della nostra. Da allora purtroppo, non hanno potuto scandirne altre.
Il testimone è da tempo passato a nuovi tigli.
Ormai sono cresciuti anche abbastanza, ma non accendono più la nostra fantasia. La colpa, però, non è dei tigli nuovi. Forse siamo cresciuti troppo (in tutti i sensi) e abbiamo perso il nostro minimo comun denominatore: la semplicità, il rispetto (per le persone e per la natura), la fantasia e la voglia di ascoltare, che solidalmente ci avvolgeva rendendo infinite e gradevoli le nostre giornate.
Queste righe sono dedicate a chi non c’è più: ai vecchi tigli, a coloro che li hanno difesi e ai fantastici oratori di quella immensa frescura…

 

mariomartucci

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