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Il Mondiale che ci manca

Nei prossimi giorni, inizierà il Mondiale di calcio in Russia, il primo al quale noi Italiani non parteciperemo, visto che, nello scorso mese di dicembre, la Nazionale venne eliminata dalla Svezia.
È chiaro che il danno di immagine e quello economico per il calcio del nostro Paese non è da poco, visto che sono andati in fumo diversi milioni di euro, derivanti da mancanti introiti pubblicitari e televisivi.
Ma, in particolare, il principale danno è per le serate estive, che, in assenza della nostra Nazionale, non potranno che essere meno liete di quelle delle scorse estati, quando tutti insieme si rimaneva in strada per tifare per i colori azzurri della nostra formazione nazionale amata.
Viene meno, dunque, un rito sociale importante, che ogni quattro anni accompagna gli Italiani a cavallo dei mesi di giugno e luglio.
Certamente, il calcio italiano saprà riprendersi da questi crisi congiunturale, che invero dura da qualche anno, visto che è ineluttabile che, nel giro del prossimo quadriennio, possano emergere quei talenti che dovranno riportare il principale sport del Paese ai livelli di importanza di un tempo.
Ma, frattanto dovremo tifare per campioni di diversa nazionalità: chi per il Brasile, chi per l’Argentina, chi per qualche Nazionale europea, tutti noi comunque dovremo adottare una squadra e tifare per il suo successo finale.
Sarà, ovviamente, una sensazione strana ed, in verità, anomala.
Ed è evidente che il calcio, per questo evento eccezionale prodottosi nell’estate del 2018, sarà un po’ la cartina di tornasole per il Paese intero, visto che non solo lo sport, ma anche altri ambiti vitali della società e dell’economia devono ripartire per segnare un nuovo successo.
Ne saremo capaci?
Certo che sì, ma è ineluttabile che qualche anno sarà necessario per tal via.
Poi, forse saremo, di nuovo, vincenti nel calcio come lo siamo stati nel 1982 e nel 2006?
Ed in economia, come lo siamo già stati a cavallo degli anni Ottanta e Novanta?


Rosario Pesce

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