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Un appello accorato

È pienamente condivisibile l’appello accorato del Capo dello Stato, rivolto a tutte le forze politiche, affinché facciano presto a dare un Governo al Paese, che invero corre il rischio di andare a nuove elezioni ovvero di vedere la nascita del Dicastero non prima di qualche mese, un periodo di tempo fin troppo lungo per essere compatibile con le esigenze della nostra Repubblica.
In particolare, bisognerebbe persuadere la seconda forza politica, il PD, ad entrare con un ruolo importante nei giochi attuali per la composizione del Governo, perché non è affatto ammissibile che un partito, che ha un consenso poco al di sotto del 20%, sia fuori pregiudizialmente dal dibattito intorno ai futuri equilibri delle istituzioni.
Ma, correndo il rischio di ripeterci, se il PD non sarà in grado di fare chiarezza al suo interno, molto difficilmente potrà essere protagonista della fase, che stiamo vivendo, ed il rischio del suo dissolvimento non è peregrino.
È ovvio che non è cosa facile comporre una maggioranza parlamentare con chi è stato il tuo più fiero oppositore fino ad un mese fa, ma si sa bene che, in politica, le stagioni delle alleanze possono mutare fin troppo rapidamente.
D’altronde, il PD oggi sconta un evidente deficit di leadership, visto che, eliminato dal gioco Renzi, non emerge una personalità così forte, che sia in grado di dare unità ad una formazione, ormai, divisa in correnti e notabilati di vario genere.
I vari Martina, Orlando, Franceschini, Emiliano rappresentano pezzi del partito, ma per motivi vari non saranno mai i veri successori di Renzi, per cui è chiaro che bisogna gettare lo sguardo al di fuori dell’odierno Parlamento, per immaginare un possibile leader ed, in tale ottica, l’unico che ci appare in grado di assumere la guida della situazione è Veltroni, che rappresenta un giusto mix di esperienza e di vivacità intellettuale, visto che, peraltro, ha sempre saputo nascondere molto bene le sue origini comuniste.
Forse, bisogna tornare al recente passato per rilanciare la presenza di un partito, che altrimenti rischia di divenire marginale nell’agone della politica attuale?
O, forse, in attesa del nuovo Messia, è necessario che qualche organismo di partito abbia il coraggio di espellere Renzi e quanti sono un ostacolo sulla via di un accordo fra M5S ed il PD?
D’altronde, Berlusconi non consentirà mai a Salvini di sostenere Di Maio, per cui delle due l’una: o il PD è capace di entrare nel Governo e di non subire l’azione del M5S o la via verso nuove elezioni è, già, spianata con tutte le conseguenze del caso, visto che si andrebbe a votare, di nuovo, con una pessima legge elettorale, che non darebbe la maggioranza dei seggi a nessuna coalizione o formazione partitica.
La politica è sovente esercizio di pazienza, ma talora anche di coraggio.
Chi, in questa partita, dimostrerà coraggio, rinunciando nell’immediato finanche ad una fetta di proprio elettorato, vincerà la partita nel medio-lungo periodo, ma appunto è necessario il coraggio e ne vediamo poco, per davvero, in giro.


Rosario Pesce

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