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La cultura del rispetto

La campagna elettorale, che si è appena conclusa, non è stata certo una delle più belle, visto che molto spesso si è scaduti – da una parte e dall’altra – in insulti reciproci, che non conferiscono quarti di nobiltà a chi ne è stato artefice.
È ovvio che, una volta finita la campagna elettorale, il Paese può e deve tornare alla cultura del rispetto, che lo ha sempre segnato e caratterizzato.
Il rispetto, in primis, fra le opposte fazioni partitiche, visto che - peraltro - gli insulti non portano voti e consenso.
Il rispetto, inoltre, per la carica che moltissimi nuovi parlamentari andranno a ricoprire, ben sapendo che il Parlamento è il fulcro della nostra Costituzione e che tale organismo, essenziale per la democrazia rappresentativa, non deve essere svilito.
Il rispetto, infine, per i cittadini che hanno espresso un voto dirompente, segno di un disagio molto profondo, che non deve investire oltremodo le istituzioni.
D’altronde, il nostro Paese è abituato a vivere cicli politici, almeno, ventennali: in tal senso, era scontato che il risultato del voto della scorsa domenica non potesse essere diverso da quello che, poi, si è dimostrato.
Certo, ora bisogna ricostruire l’unità del Paese e delle forze che lo rappresentano a Montecitorio ed a Palazzo Madama, perché tutte insieme – nel rispetto delle diverse funzioni assegnate dalla democrazia rappresentativa – si deve lavorare per riportare il nostro Stato ai fulgori di un tempo.
Saranno capaci i nostri leader di mettere in atto una simile strategia, tesa a dare valore alla funzione per cui si sono candidati?
L’Italia ha dimostrato di saper uscire da momenti storici ben peggiori di quello che stiamo vivendo, per cui crediamo e speriamo che, anche questa volta, rinascerà il Paese, tornando ad essere un esempio per molti, come lo siamo stati in epoche precedenti.
Ma, una simile ripartenza deve avvenire in tempi brevi e con grande efficacia, perché il segnale dato dagli elettori, lo scorso 4 marzo, è forte ed inequivocabile e merita rispetto e grandissima comprensione.


Rosario Pesce

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