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TERRO(M)NIA, un classico?

Vietri sul Mare, un altro riconoscimento per Magliacano

Perché leggere i classici? Un’analisi ‘scientifica’ intorno a tale interrogativo è stata condotta da Italo Calvino, il quale ci fornisce strumenti adeguati per riconoscerli, consegnandoci una sorta di vademecum per decifrarli. “I classici sono quei libri spiega lo scrittore italo-cubano – di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo…» e mai «Sto leggendo…»”. Pertanto, continua Calvino, “D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.” E ancora: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire.” A quattro anni dall’uscita di TERRO(M)NIA –  il libro dello scrittore salernitano Gerardo Magliacano, docente dell’ISISS “Ronca di Solofra (AV)  –  è quasi d’obbligo chiedersi se ci si trova davanti ad un classico. Un’opera, quella del prof. Magliacano, che ancora si legge e che già qualcuno inizia a rileggere. Che continua a presentarsi come un evento, un luogo di incontro e di discussione, un topos narrativo che affascina sempre nuovi lettori, oltre a spingere i vecchi a rivisitarlo, per scoprire nuove dimensione, per cogliere aspetti non contemplati  ad una prima lettura. Dopo il successo che il libro ha riscosso  il 9 Febbraio, alla Congrega Letteraria di Vietri sul Mare, non possiamo esimerci dal tessere un giudizio critico nei confronti di un’opera che si sta affermando, con garbo e umiltà, senza imporsi: in modo onesto e genuino ha lasciato che si iniziasse a parlare di sé, in piena coerenza con la terra – il Sud –  e il popolo – meridionale – di cui  l’opera vuole essere una sorta di doverosa apologia. Italo Calvino ci informava, inoltre, che “Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.”  TERRO(M)NIA è tutto questo: provoca le coscienze, stimola le riflessioni, attrae critiche, seduce con la sua genuina pluralità ed esige di essere riletto. A tal fine, Magliacano ha architettato una nuova struttura  letteraria: il ‘romaggio’, un saggio in forma di romanzo, che accompagna il lettore, con leggerezza, in un viaggio alla scoperta di dati e informazioni per sostenere tesi e ipotesi, teoremi e corollari, che si dipanano in tutto l’arco della narrazione. La giornalista Annamaria Parlato (critico d’arte ed enogastronomico), intervenuta alla presentazione, ha elogiato l’opera, definendola una sorta di “ricettacolo pluridisciplinare”, dove l’autore, di volta in volta, di capitolo in capitolo,  concerta in un unico canto corale le voci dell’economia, della storia, dell’antropologia, della statistica, della filosofia, dell’enogastronomia e altre, ovviamente tutte dirette dalla sensibilità dell’umanista. Un libro complesso, “spigoloso” – tale è stato definito dalla dott.ssa Parlato, in quanto ricorda i tratti tipici del cubismo – dalle molteplici forme, ma che confluisco tutte nella semplicità dell’immagine di copertina (‘A fàucia e ‘a zàppa) realizzata dalla prof.ssa Paola Quatrale.

     La serata del   9 febbraio, coordinata dal giornalista Aniello Palumbo, si è tenuta nell’ambito del “Tè letterario con il libro”, evento organizzato dalla Congrega Letteraria, con il contributo del Comune di Vietri sul Mare, nella sede dell’associazione culturale Fabrica. L’incontro è stato arricchito dalla presenza del Segretario Comunale, il dottor  Carmine Giovanni Imbimbo, cui è stato conferito un riconoscimento per il contributo dato alle iniziative della “Congrega”, e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Vietri Sul Mare, Giovanni De Simone, il quale ha omaggiato lo scrittore Magliacano Gerardo con un manufatto di ceramica vietrese, simbolo della città costiera, come ulteriore riconoscimento del peso socio-politico che TERRO(M)NIA rappresenta per il territorio campano: una Terra, sempre e ancora, Felix. 

    TERRO(M)NIA. Ritorno alla mia terra, un classico? A questo punto sembra doveroso sciogliere il quesito iniziale ed articolare una risposta, assumersi la responsabilità di pronunciare un giudizio netto e definitivo.  Ma, come Manzoni, forse è il caso di lasciare «ai posteri l’ardua sentenza». Anzi, lasciamo che siano i lettori, o meglio i “rilettori”  a sentenziare.

Alfonso D'Urso

 

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